Con gli incendi artici la calotta polare vede uno scioglimento record

Con gli incendi artici la calotta polare vede uno scioglimento record

E 197 miliardi di tonnellate di acqua salina si sarebbero riversate nell’oceano Atlantico nel passato mese di luglio per lo scioglimento dei ghiacciai

Sono i colori che proprio non tornano anche ad un occhio non esperto, quasi come se fosse sbarcato in Groenlandia un artista alla Michel Gueranger che negli anni Settanta pitturava di rosa shocking i ghiacciai del Monte Bianco. Le immagini riprese in questi giorni dal documentarista Caspar Haarløv tra i ghiacci di Kangerlussuaq oltre il Circolo polare artico mostrano al posto di paesaggio dominato dal bianco, impetuosi torrenti turchesi e ghiacciai grigi a perdita d’occhio, oppure cascate di acque marroni ancorate a rive di un marrone più cupo, terroso. Il suo video Into the Ice è la documentazione di ciò che sta tragicamente avvenendo nella Groenlandia occidentale: uno scioglimento epocale della banchisa polare con il caldo torrido di questa estate.

Il 31 luglio scorso – le immagini di Caspar Haarløv sono del giorno successivo – l’Istituto metereologico Danese ha registrato un enorme massa di acqua che si è riversata nell’oceano, pari a 10 miliardi di tonnellate, in un solo giorno. In tutto il mese di luglio, con temperature che in alcuni punti della Groenlandia hanno superato i 22 gradi centigradi, segnando il record del luglio più caldo dal 2012, si sarebbero riversate nell’Atlantico 197 miliardi di tonnellate di acqua. C’è da dire che proprio il 1° agosto, nel quarantesimo compleanno del primo modello di misurazione meteorologica globale dell’Ecmwf (l’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts, ente di ricerca che raggruppa scienziati di 34 Paesi tra cui quelli dell’Istituto danese) è stato lanciato il nuovo modello di misurazioni a medio raggio, cioè stagionali, molto più accurate e integrate e che si avvalgono anche di strumenti di Intelligenza artificiale e algoritmi previsionali.

«Abbiamo fatto grossi passi in avanti ma ci sono ancora molti dati da decifrare meglio, in modo integrato», afferma Roberto Buizza, fisico dell’atmosfera e climatologo che dall’Ecmwf di Londra è approdato alla Scuola Normale Superiore Sant’Anna di Pisa e da lì ha recentemente inviato una lettera aperta al presidente della Repubblica Mattarella firmata da oltre 300 scienziatiperché anche in Italia si attui una politica seria per contrastare il riscaldamento climatico. «Ciò che è certo – continua Buizza – è che i cambiamenti climatici sono più rapidi nell’Artico rispetto a qualsiasi altra regione sul pianeta Terra e le temperature medie annuali stanno aumentando lì di oltre il doppio rispetto alla media globale. Di conseguenza la copertura del ghiaccio marino sta diminuendo, il ghiaccio si sta assottigliando in modo molto più rapido rispetto a quello che avevamo previsto». Ci sono diverse ipotesi, ancora, sul perché di questa inattesa vertiginosa accelerazione che viene definita «amplificazione artica» e che gli scienziati tendono ad attribuire al coefficiente chiamato «effetto albedo», che dipende dalla rifrazione della luce sulla superficie bianca del ghiaccio ma anche dalle nuvole basse che lo sovrastano e sono in grado di aumentare o diminuire, a seconda, l’irradiazione di onde corte in onde lunghe, più capaci di raffreddare l’aria. Lo sbilanciamento dell’albedo sarebbe dunque un moltiplicatore del riscaldamento dell’Artico, fondamentale centrale climatica del Pianeta.

Tornando ai colori stravaganti, il turchese intenso dei fiumi e degli stagni immortalati in Groenlandi sono tipici della fusione fresca di ghiaccio di banchisa. A tingere di nero i ghiacciai perenni potrebbero aver contribuito le ceneri sospese dei grandi incendi che stanno divampando non soltanto in Siberia e Yakuzia, ma anche in Groenlandia, Alaska e Canada: il satellite Sentinel ne ha censiti oltre cento, di vaste prporzioni, in tutto il circolo polare artico.

Questa fuliggine chiamata «black carbon» depositandosi sulla banchisa potrebbe interferire a sua volta sull’albedo. Nell’ultimo bollettino stagionale dell’Ecmwf , che si riferisce all’estate dell’anno scorso – il quarto anno più caldo sulla terra dall’inizio delle misurazioni storiche nel 1880 – è riportata una ricerca che si è avvalsa delle rilevazioni della spedizione interdisciplinare a bordo del rompighiaccio svedese Oden. Già nell’agosto 2018 a largo delle isole Svalbard l’Oden aveva dato l’allarme sulla quantità di stagni turchesi al posto dei ghiacciai. Ma i colori erano ancora bianco e blu.

* Fonte: Rachele Gonnelli, IL MANIFESTO



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