Decreto sicurezza, Mattarella firma anche il bis ma chiede modifiche

Mattarella firma, ma chiede al parlamento di intervenire per modificare alcuni aspetti della legge che ha appena promulgato

Carlo Lania * • 9/8/2019 • Immigrati & Rifugiati, Politica & Istituzioni, Welfare & Politiche sociali • 183 Viste

Firma, ma chiede al parlamento di intervenire per modificare alcuni aspetti della legge che ha appena promulgato e che non lo convincono. Nel giorno in cui deve prendere atto che il Paese non ha più un governo, Sergio Mattarella dà il via libera definitivo al decreto sicurezza bis mettendo così il sigillo sull’ultimo successo che il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha voluto incassare prima di aprire la crisi che porterà al voto. Ma con una procedura inedita fino a oggi, il presidente della Repubblica scrive anche ai presidenti di Camera e Senato chiedendo «un nuovo intervento normativo» su quelle stesse norme.

Dietro la scelta del Colle ci sono quelle che lo stesso Mattarella definisce «rilevanti perplessità». Due, in particolare. La prima riguarda uno degli aspetti più contestati del decreto anti-ong come le sanzioni previste per il comandante di una nave che non rispetta il divieto di ingresso nelle nostre acque territoriali. Nella prima versione del decreto la multa variava tra i 10 mila e i 50 mila euro, ma è stata modificata notevolmente con un emendamento presentato dal Carroccio. Il risultato finale è che la sanzione – scrive il presidente – «è stata aumentata di 15 volte nel minimo e di 20 volte nel massimo determinato in un milione di euro, mentre la sanzione amministrativa della confisca obbligatoria della nave non risulta più subordinata alla reiterazione del reato». Proprio per questo Mattarella ricorda una sentenza con cui la Corte costituzionale ha sancito come una sanzione così alta sia paragonabile a una sanzione penale. Quindi c’è un problema di mancato rispetto della «necessaria proporzionalità tra sanzioni e comportamenti».

Ma il presidente va oltre e ricorda come resti un obbligo per chi va per mare salvare dei naufraghi. «Il comandante di una nave – si ricorda nella lettera ai presidenti delle Camere – è tenuto ad osservare la normativa internazionale. E in particolare la convenzione di Montego Bay, la convenzione Onu sul diritto del mare richiamata anche nell’articolo 1 del decreto, prescrive che «ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio e i passeggeri, presto soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo».

La seconda «rilevante perplessità» riguarda invece i reati contro i pubblici ufficiali. Nella lettera si fa presente come per pubblico ufficiale si intendano non solo gli appartenenti alle forze dell’ordine, bensì anche «un ampio numero di funzionari pubblici statali, regionali e comunali nonché soggetti privati che svolgono pubbliche funzioni». Come, ad esempio, i vigili urbani gli addetti alla viabilità, i dipendenti dell’Agenzia delle entrate, gli impiegati degli uffici provinciali del lavoro addetti alle graduatorie del collocamento obbligatorio, gli ufficiali giudiziari, i controllori del biglietti di Trenitalia e numerose altre figure professionali come i direttori degli uffici postali e gli insegnanti delle scuole. Proprio considerando la vastità dei soggetti che potrebbero essere interessati, così come è scritta la norma «impedisce al giudice di valutare la concreta offensività delle condotte» e nel caso di oltraggio «solleva dubbi sulla conformità al nostro ordinamento e sulla ragionevolezza di perseguire in termini così rigorosi condotte di scarsa rilevanza». Insomma, per fare un esempio, un cittadino che litiga con il direttore di un ufficio postale arrivando a insultarlo rischia un’accusa di oltraggio e quindi una condanna a un minimo di sei mesi.

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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