Diecimila in pensione anticipata senza rimpiazzi, la Pubblica amministrazione è bloccata

I disastri lasciati in eredità dal governo Lega-Cinque stelle. Sorrentino (Cgil): «Le politiche della ex ministra Bongiorno, un colpo mortale»

Mario Pierro * • 22/8/2019 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Politiche sanitarie • 181 Viste

Uno dei pasticci lasciati in eredità dal governo Conte è quello su «Quota 100» nella pubblica amministrazione. I concorsi necessari per rimpiazzare chi ha fatto richiesta di andare in pensione anticipata. Secondo l’Inps ammontano in generale a 10.336, più della metà – il 55% – delle domande di pensionamento è arrivata dagli enti locali (Comuni, Regioni, Province). Segue la sanità – paramedici, amministrativi e tecnici – con 2.023 richieste, che si sommano alle 321 di medici e veterinari. Dai ministeri e agenzie fiscali sono arrivate 1.612 richieste, dalla scuola solo 240 domande. Ma il vero banco di prova sarà a settembre, quando sono attese migliaia di richieste con l’inizio dell’anno scolastico 2019-2020 (si veda l’articolo a fianco).

L’ex ministra leghista della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno ha prima annunciato lo sblocco del turnover, per poi bloccarlo di fatto fino al 2020 nella legge di bilancio, e non ha cancellato le norme che impediscono di assumere in sanità. Dunque le persone che andranno in pensione, in maggioranza dai servizi erogati direttamente ai cittadini, non saranno contestualmente sostituite. Lo saranno successivamente, tenendo in conto che per l’indizione di concorsi, senza contare lo scorrimento delle graduatorie, servono tempi biblici. La fine del governo pentaleghista ritarderà ancora di più questa tempistica, o la sospenderà del tutto, rischiando di peggiorare situazioni che hanno superato già il limite, mentre la «quota 100» continuerà ad operare. Un disastro.

«La P.a. è già sotto organico di 253 mila persone e ci sono altri 400 mila dipendenti pronti ad andare in pensione, un’ emorragia accelerata, come già verificato solo ad agosto, dalle uscite anticipate con lo scivolo consentito da quota 100 – sostiene Michelangelo Librandi, Segretario Generale della Uil Fpl – serve, con urgenza, un piano straordinario di assunzioni perché lo sblocco del turn-over non è sufficiente: ospedali e uffici pubblici sono già in ginocchio».

«Ci vuole la proroga delle graduatorie degli idonei, la stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni – sostiene Serena Sorrentino, segretaria generale della Fp Cgil – Il ministro della Pa Bongiorno aveva totalmente sbagliato linea, altro che qualificazione e innovazione della P.a. La Pubblica amministrazione ha subito dalle politiche della Bongiorno un colpo mortale. L’anno che abbiamo perso si dovrà adesso recuperare con misure straordinarie per l’occupazione e, soprattutto, per la prossima finestra d’uscita andrebbe data certezza ai lavoratori su trattamento di fine servizio per il quale, a dispetto dei proclami passati, mancano ancora decreti attuativi».

Per il sindacato medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed grande è l’emergenza nella sanità. Tra il 2019 e il 2021 utilizzando «quota 100» possono andare in pensione tutti i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale nati tra il 1954 e il 1959: sei classi che corrispondono a 38 mila camici bianchi su 105 mila. Per il segretario nazionale Carlo Palermo tra il 2019 e il 2021 andranno effettivamente in pensione 24 mila medici, 8 mila all’anno. Il freno sta nelle penalizzazioni del sistema «quota 100»: a partire dalle limitazioni sulla libera professione, al divieto di cumuli, al taglio calibrato sul livello di contribuzione. La mancata sostituzione degli 8 mila professionisti che andranno in pensione ogni anno e per tre anni – sostiene Palermo – creerebbe ulteriori vuoti nelle unita’ operative che si ripercuoterebbero sulla qualità e sulla quantità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini».

Tra gli infermieri, secondo i calcoli del Centro studi della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), i potenziali aventi diritto ad andare in pensione da subito con quota 100 sono 75 mila, potrebbero uscire 22 mila persone su un totale di 280 mila infermieri. «A questi 22 mila – sostiene il portavoce Fnopi Tonino Aceti – vanno aggiunti 11.500 che escono per normale pensionamento, quindi si arriva a 33.500 infermieri in meno sul campo». Le regioni maggiormente in sofferenza sono quelle del Sud in piano di rientro. Con un minor numero di infermieri sul campo, aumenterà il rischio per la salute dei malati.

* Fonte: Mario Pierro, IL MANIFESTO

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