Dopo i migranti, i Rom. Circolare di Salvini per censire i campi

200 gli sgomberi effettuati nel 2018. Una circolare del Viminale chiede ai prefetti di censire gli insediamenti abusivi

Carlo Lania * • 3/8/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati, Osservatorio razzismo & discriminazioni, Welfare & Politiche sociali • 52 Viste

Ormai è solo questione di tempo, quello necessario per mettere a punto gli ultimi particolari, ma Matteo Salvini ha già pronta una nuova campagna per l’autunno e questa volta insieme ai migranti – sempre buoni per far crescere i consensi – nel mirino del ministro ci sono i Rom.
Il responsabile del Viminale ha inviato ai prefetti di tutta Italia una circolare avente per oggetto «Insediamenti di comunità Rom, Sinti e Caminanti» con la quale si chiede un censimento dei campi abusivi e non solo in modo da poter poi procedere con gli sgomberi e gli allontanamenti. «Come da programma» ha spiegato nei giorni scorsi Salvini annunciando l’iniziativa. Ecco così che la frase pronunciata due giorni fa al Papeete Beach di Milano Marittima, quel «zingaraccia, preparati che arriva la ruspa» non è più, o non solo, lo sfogo di un ministro che sembra ormai non avere più freni, ma diventa l’annuncio di quanto potrebbe accadere una volta che l’estate sarà finita.

Nella circolare – datata 15 luglio – si chiede ai prefetti un monitoraggio del territorio dal momento che accanto agli insediamenti autorizzati – «per i quali andrebbe comunque verificata l’ottemperanza alle regole e alle prescrizioni» – «sono sorti nel tempo – sine titulo – veri agglomerati “spontanei”, talvolta temporanei, che configurano comunque fattispecie di occupazione abusiva di terreni demaniali o privati, lasciati incustoditi oppure inutilizzati». Campi nei quali, prosegue il Viminale, «si ritrovano spesso baracche in lamiera, talvolta di amianto, ovvero roulotte, carovane o camper, anche situati in pubblica via, solitamente in parcheggi pubblici».

Non si tratta di un censimento di quanti alloggiano nei campi ma solo degli insediamenti, e si chiede ai prefetti anche di verificare le condizioni di vita dei minori, ma lo scopo dell’indagine è dichiarato ed è quello di procedere allo «sgombero degli insediamenti “illegali”».

Preoccupazione per le possibili conseguenze della circolare vengono espresse dalle comunità Rom e Sinti che parlano di «censimento etnico» visto che il monitoraggio riguarda solo Rom, Sinti e Caminanti e non tutti gli insediamenti abusivi, a prescindere dalle origini di chi li popola. «La minoranza Rom e Sinta non gode in Italia di alcuno statuto giuridico specifico che ne consenta l’identificazione, in base a quali criteri i prefetti possono quindi distinguere un accampamento abitato da Rom e Sinti da un altro dove, per esempio, vivono delle persone immigrate?» si chiede Dijana Pavlovic, attrice di origine Rom e attivista per i diritti umani.
Preoccupazioni analoghe a quelle espresse dall’Associazione 21 Luglio per la quale la circolare aprirebbe la strada a una nuova «emergenza nomadi» finalizzata a creare «allarme sociale» in modo da poter procedere con gli sgomberi.

Secondo l’Associazione, che sulla situazione dei campi ha dedicato il suo ultimo rapporto intitolato «I margini del margine», negli insediamenti abusivi trovano un rifugio circa 25mila persone «che vivono in una condizione di segregazione abitativa con la quale prende forma una discriminazione di Stato fondata sul mantenimento dei ghetti etnici denominati “campi nomadi” e su azioni di sgomberi forzati». Il 60% di loro, pari a circa 15mila persone, vive in 127 insediamenti presenti in 74 comuni mentre tutti gli altri, stimati tra le 8.600 e le 10.600 unità, vivono invece «in insediamenti informali che, polverizzati da perpetue azioni di sgombero, finiscono con il diventare micro insediamenti abitati da 2-3 famiglie».

Anche se nella circolare viene chiesto ai prefetti di collaborare con le amministrazioni regionali e locali per garantire il ricollocamento delle persone sgomberate e di garantire «l’accesso ai servizi di carattere sociale, sanitario, assistenziale e scolastico di chi ne ha diritto», i precedenti legittimano più di un dubbio sul fatto che le ruspe entreranno in azione solo dopo che saranno state trovate sistemazioni alternative. Dei quasi 200 insediamenti informali abitati da Rom di origine rumena eseguiti nel 2018 in tutta Italia – denuncia infatti la 21 Luglio – «non è stata offerta nessuna alternativa se non al massimo, «lo scorporo del nucleo familiare con una divisione tra madre-figli minori (in centri di accoglienza) e padri-figli maggiorenni ( nessuna soluzione offerta)».

I primi dati da parte delle amministrazioni stanno già arrivando. Il Campidoglio, che ha varato un piano per il superamento dei campi, ha consegnato in prefettura i risultati di un censimento effettuato nel 2017 stando al quale a Roma si contano 4.500 Rom e Sinti distribuiti in nove campi, numero che sale a 6.000 se si considerano anche gli insediamenti abusivi.

* Fonte: Carlo Lania, IL MANIFESTO

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