Finanziaria con la Crisi. I leghisti vorrebbero scrivere la manovra

Il dilemma istituzionale: aspettare le elezioni e il nuovo governo o bilancio da dimissionari? Evitare l’esercizio provvisorio è la priorità del Colle. E per ritardare serve il via libera dell’invisa Ue

Massimo Franchi * • 9/8/2019 • Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 131 Viste

«Visti i numeri e l’assetto dei sondaggi si andrà verso una legge di bilancio senza dover negoziare con tante parti». Il sottosegretario al Mise (di Di Maio) Michele Geraci è un professore appena tornato dopo 10 anni in Cina e non ha la dote della diplomazia. La sua sortita dà però l’idea di quello che pensano i leghisti per il futuro stretto.
Non è un caso se la prima dimostrazione di voler dominare il governo e rompere la maggioranza sia stata due giorni fa l’illustrazione a 46 parti sociali della manovra in salsa leghista con Flat tax, schock fiscale e volontà di abbattere il tetto del deficit al 2 per cento. Il tutto appena il giorno dopo l’incontro convocato da Conte, Di Maio e Tria che invece avevano parlato di «legge ancora da scrivere» senza fissare alcun paletto con sindacati e Confindustria. Forse la crisi è nata proprio lì.
Ma fra il dire e il fare c’è di mezzo il calendario, il presidente Mattarella e soprattutto il rischio di esercizio provvisorio.
Con la crisi infatti c’è prima di tutto la legge di bilancio in pericolo. Entro il 15 ottobre il testo va inviato a Bruxelles. E per quella data nemmeno le elezioni con procedura più veloce possibile potrebbero essersi tenute.
E allora bisognerà chiedere all’invisa Europa – a proposito: il commissario italiano sarà indicato da Conte? Sarà un leghista? – la concessione di una deroga per il ritardo.
Sempre che l’esito delle elezioni sia quello sperato da Salvini.
Di sicuro il Quirinale non sarà d’accordo perché Mattarella non vorrà mai essere il primo presidente a dover certificare l’esercizio provvisorio dal 1988: ultimo uso della norma per il governo Goria. La Costituzione (articolo 81) prevede due condizioni. Primo: che la misura sia autorizzata formalmente da una legge. Secondo: l’esercizio provvisorio può durare al massimo quattro mesi. È prevista una sola proroga che può avvenire solo all’interno di questo intervallo di tempo.
Le spese dello Stato vengono gestite in dodicesimi a partire dal primo gennaio. Ma ciò comporterebbe per la Lega il blocco della partenza della nuova flat tax e dell’Autonomia differenziata, bandiere di Salvini.
Prima del 15 ottobre comunque c’è una scadenza più vicina. Entro il 27 settembre il governo dovrebbe presentare alle Camere la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef). Entro il 30 settembre, il ministro dell’Economia dovrà presentare alle Camere la Relazione sul conto consolidato di cassa riferito alle amministrazioni pubbliche (I semestre). Mentre sempre il 15 ottobre oltre alla scadenza con l’Europa, il governo dovrebbe trasmettere alle Camere il progetto di documento programmatico di bilancio (Dpb) per l’anno successivo e il 20 partirebbe la sessione di bilancio per l’approvazione – entro fine anno – della ex finanziaria.
Un calendario fitto che di fatto potrebbe avere un peso anche nella gestione della crisi di governo. Va infine ricordato che un governo senza fiducia o dimissionario comunque potrebbe utilizzare i decreti legge purché vengano convertiti in legge da una maggioranza in Parlamento.
Non va quindi dimenticata la possibilità che sia il governo Conte dimissionario a varare la manovra, approvandola in Parlamento come ultimo atto della diciottesima legislatura. A quel punto si andrebbe al voto nel 2020.
Ma non ditelo a Geraci e a Salvini.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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