Fridays For Future, una 5 giorni a Dortmund contro il Global Warming

Clima. Nella città tedesca migliaia di giovani da tutta Europa. Cinque giorni di «congresso» per spronare la politica a voltare pagina

Sebastiano Canetta * • 3/8/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Movimenti • 161 Viste

Il primo «congresso» di Fridays For Future: cinque giorni al Revierpark di Dortmund «per rispondere alla stagnazione della politica sulla crisi climatica».

DA MERCOLEDÌ SCORSO oltre 1.500 attivisti provenienti da tutta Europa provano a unire le maglie della rete contro il Global Warming nata con la protesta di Greta Thunberg. Senza immaginare contenitori o cappelli politici sul movimento che rimane orizzontale ma con la necessità di «scambiare le idee e pianificare insieme le prossime azioni comuni». Riassunto in uno slogan: «Riprendiamoci in mano il nostro futuro» come scandisce uno dei portavoce del «Sommerkongress» che si conclude domani. In programma dibattiti, workshop e seminari incardinati sulle cause dell’emergenza ambientale, ma anche incontri per strutturare la multiformità del Fridays For Future che solo in Germania poggia su 500 anime diverse.

«FINORA MOLTI GRUPPI di lavoro si sono parlati solo via chat o attraverso le conference-call. Il congresso rappresenta la piattaforma che finalmente permette loro di conoscersi di persona e di organizzare al meglio le iniziative future» spiegano gli organizzatori del maxi-summit.

A Dortmund due giorni fa si è aperto con la domanda retorica del primo panel in agenda: «Protezione del clima: tutto compito della politica o anche i consumatori devono cambiare le abitudini?», cui hanno risposto Pia Jorks di «Climate Change» e Anne Klein-Hitpass del progetto «Urban Mobility». Poi il congresso è proseguito con l’imperativo categorico: «Abbiamo parlato, ora agisci», prima di squadernare la scivolosa questione della giustizia climatica. «Siamo davvero tutti sulla stessa barca?» è la domanda al centro del confronto fra l’ex direttrice di 350.org Payal Parekh, la giornalista di Zett Seyda Kurt, il consulente di politica energetica dell’Istituto ambientale di Monaco Phillip Bedall e Dorothee Häussermann, attivista di lunga data del movimento europeo per la giustizia climatica.

MA AL «SOMMERKONGRESS» in Nordreno-Vestfalia oggi si discuterà anche del provvedimento governativo più atteso dagli ambientalisti tedeschi: la tassa sulla CO2 sulla cui ipotesi al Bundestag sono divisi i partiti della maggioranza quanto dell’opposizione.

Prima di tentare di capire «come possono aver successo i movimenti sociali?» con il penultimo seminario che apre la questione strettamente politica, cui il portavoce di Fridays For Future risponde: «Osservando ciò che fanno gli altri movimenti». Parola d’ordine: commistione. Per questo la lista degli ospiti del congresso spazia da Tadzio Müller della Fondazione Rosa-Luxemburg allo spin-doctor dei partiti politici Mai Ruf; da Simon Teune che studia la natura dei movimenti all’Università di Berlino, alla scienziata Christa Liedtke presidente dell’influente Commissione risorse dell’Agenzia federale dell’Ambiente.

DOMANI VERRÀ AFFRONTATA la questione della «crescita verde» ovvero la piaga del consumo ormai non più solo del suolo. «Abbiamo compreso perfettamente che la nostra attuale economia è inseparabile dalle cause e dalle conseguenze della crisi climatica» è la constatazione da Dortmund.

DI QUI, IL TENTATIVO del migliaio e mezzo di delegati di Fridays For Future di «immaginare l’economia del futuro» insieme a Ulrich Brand, presidente della rete «Ökonomik», e a Otto Scharmer, professore al Massachusetts Institute of Technology di Boston.

«NONOSTANTE CI TROVIAMO nel pieno della crisi climatica i governi europei non fanno nulla per migliorare la condizione dell’ambiente. Per questo abbiamo deciso che era urgente organizzare un incontro europeo con tutte le realtà del nostro movimento. Per renderlo più forte, grande, e soprattutto influente. Ci sono molti buoni motivi per passare cinque giorni a parlare del Clima» sottolineano i promotori del congresso.

* Fonte: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

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