G7 senza Putin, che punta su un asse franco-tedesco

G7 senza Putin, che punta su un asse franco-tedesco

MOSCA. Dal consueto meeting dei grandi della terra che si apre oggi in Francia, Vladimir Putin è stato estromesso nel 2014 in seguito all’annessione della Crimea. Ma mai come in questo week-end sarà il convitato di pietra attorno cui ruoteranno molte delle discussioni. Lo “zar” il suo assaggio di G7 lo ha già consumato a inizio settimana quando ha incontrato Emmanuel Macron che ospita l’edizione di quest’anno.

Il meeting tra i due big è stato tutto zucchero e miele, o quasi. Il presidente russo ha ringraziato per il sostegno francese in occasione del voto per il rientro della Federazione nel Consiglio d’Europa e Macron ha enfatizzato le radici europee della Russia. Persino sulle proteste a Mosca di queste settimane il capo dell’Eliseo ha fatto delle concessioni al suo ospite, quando ha concordato con Putin che «il diritto a manifestare non deve essere di disturbo agli altri cittadini».
Ma soprattutto ha gettato un amo al capo del Cremlino facendo baluginare l’ipotesi – formulata anche da Trump – di un suo rientro nel club delle potenze più industrializzate per il prossimo anno. Putin ha incassato l’apertura con sobrietà sostenendo di preferire la cornice del G20, un ambito che gli consente di giocar di sponda con la Cina e con le rivendicazioni di riforma dell’Onu di India e Brasile. Al contempo Putin dopo l’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea vorrebbe sganciarsi definitivamente dai settori più estremi del sovranismo europeo raggruppati intorno a Salvini e ricostruire un solido dialogo con l’asse franco-tedesco e il partito popolare europeo in particolare.

La proposta di Macron ha trovato il pieno sostegno di Trump e una più cauta apertura di Merkel, la quale non vuole dare troppo spazio al protagonismo neogollista dell’inquilino dell’Eliseo. Il riavvicinamento di Putin all’Europa è strettamente legato alla soluzione del conflitto nel Donbass che non è sembrata mai così vicina quanto ora. Proprio durante la conferenza stampa tra i due capi di Stato, Putin ha voluto sottolineare che nei suoi «recenti contatti con il neoeletto presidente dell’Ucraina, ci sono alcune cose che possono essere discusse e ispirano un cauto ottimismo». Di che si tratta? In queste due settimane le diplomazie russe e ucraine hanno lavorato alacremente lontane dai riflettori mediatici. Kommersant ha però rivelato quanto sta bollendo in pentola: «Le autorità della Federazione Russa e dell’Ucraina hanno intensificato i contatti per giungere allo scambio di prigionieri. Entro la fine del mese più di 60 russi e ucraini che si trovano nelle prigioni dei rispettivi Stati potranno tornare in patria, compresi i marinai ucraini coinvolti nell’incidente di Kerch dello scorso novembre».

Anzi secondo l’avvocato Valentyn Rybin, difensore di alcuni dei detenuti, degli scambi sarebbero già in corso sotto l’egida della Croce Rossa. Un primo passo che preparerebbe a breve una riunione del Formato Normandia per implementare finalmente gli accordi di Minsk sul Donbass. Che la pace possa scoppiare nel mondo slavo ne è convinto anche una nostra fonte che preferisce restare anonima: «Macron ha chiesto a Putin di rilasciare i marinai come precondizione per accelerare la pace in Ucraina e Putin ha subito eseguito. Non mi stupirei se si arrivasse a una sistemazione definitiva per il Donbass già nel 2019».

Non tutto però volge al sereno. Il barometro dei rapporti russo-americani per quanto riguarda il riarmo atomico, volge a tempesta. Il segretario alla difesa americano Mark Esper in una intervista a Fox News ha sostenuto che l’incidente nucleare nella provincia di Archangelsk sarebbe la prova dell’espansione in atto dell’arsenale strategico della Federazione. Secondo il capo del Pentagono «la Russia potrebbe avere missili da crociera con testate nucleari rivolti verso l’Europa». Un nuovo accordo quindi sarà possibile secondo gli Stati uniti solo quando si potranno identificare tutti i sistemi d’arma russa.

Putin nella sua visita a Helsinki di mercoledì ha sfoderato gli artigli sostenendo che sarebbero all’opposto gli Usa con i test del 18 agosto a preparare l’installazione di missili contro il suo paese prima in Romania e poi in Polonia. E proprio ieri ha preannunciato una propria prossima war-game nucleare. Come si legge in un comunicato diffuso dal Cremlino «Putin ha incaricato il ministero della difesa, il ministero degli esteri e altri dipartimenti ad adottare misure globali per preparare una risposta simmetrica alle azioni degli Usa».

* Fonte: Yurii Colombo, IL MANIFESTO



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