I precari della scuola travolti dal collasso pentaleghista

Il caso. E in un futuribile esecutivo M5S-Pd possibile il ritorno del conflitto sulla «Buona Scuola»

Roberto Ciccarelli * • 22/8/2019 • Istruzione & Saperi, Lavoro, economia & finanza • 136 Viste

In prospettiva di un futuribile esecutivo a maggioranza Pd e Cinque Stelle potrebbero di attualità anche gli scontri sulla «Buona scuola» di Renzi, e ciò che ne rimane. Pur tra mille incertezze, i pentaleghisti del governo precedente avevano continuato il depotenziamento della contestatissima riforma. In attesa di comprendere gli attuali orientamenti del Pd di Zingaretti, e considerato il notevole peso politico che i renziani rivendicheranno sul nuovo esecutivo, è probabile lo scontro con i Cinque Stelle che hanno calvalcato le ragioni del movimento anti-buona scuola, senza però metterla seriamente in discussione, diversamente da quanto avevano promesso nella campagna elettorale. Avere affidato Viale Trastevere a un leghista come Marco Bussetti fu la prova dell’abbandono di quelle promesse.

La fine clamorosa del governo Conte ha lasciato in mezzo al guado la cancellazione della chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, uno dei pilastri della riforma. Il Ddl voluto dal precedente governo non ha concluso il percorso legislativo.

Enormi problemi li creeranno anche le pensioni «quota 100». Il provvedimento ha accelerato la carenza dei docenti. Le richieste dei pensionamenti arrivate sono state 17.807 che si sono aggiunte ai 15.371 pensionamenti ordinari. I posti liberati dai pensionati Quota 100 non saranno coperti dal personale di ruolo: le domande dovevano arrivare all’Inps entro febbraio e i numeri non sono stati elaborati nei tempi utili.

Questa situazione si è abbattuta su un’altra emergenza strutturale della scuola italiana: le cattedre vacanti. I supplenti necessari per occuparle oscillano oggi tra i 120 mila secondo la Flc Cgil e i 180 mila calcolati dalla Uil, fino ai 200 mila per l’Anief. In totale i docenti nella scuola italiana sono 800 mila. Dunque la scuola funziona grazie a un supplente su cinque assunti in cattedra. Questa è la proporzione, utile per dare un’idea dei numeri dell’emergenza. A queste persone si dovrà fare ricorso per permettere l’apertura delle scuola il primo settembre, con l’aggravante che le graduatorie, sia per le supplenze che per i ruoli sono, in alcuni casi, esaurite e si dovrà fare riferimento alle cosiddette «messe a disposizione», cioè a docenti che si mettono a disposizione pur non essendo della classe di concorso. «Se il prossimo anno Quota 100 sarà confermata, questo trend continuerà a salire – sostiene Manuela Pascarella, sindacalista della Flc Cgil – anche perché l’età media dei docenti è alta».

Il crollo del governo nazional-populista ha lasciato sul tavolo un altro disastro: i concorsi per i precari annunciati dall’ex ministro Bussetti sono a rischio. «È sbagliato far pagare a loro questa crisi – sostiene Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil – La caduta del governo Conte rischia di travolgere definitivamente il decreto per la stabilizzazione dei precari della scuola approvato il 6 agosto scorso, ma questo è inaccettabile». I sindacati maggiori della scuola si erano impegnati in una trattativa con Conte e Bussetti anche su questo capitolo, rinunciando a convocare uno sciopero generale. Il totale dei posti disponibili per i docenti è di 58.627 mentre la richiesta di insegnanti autorizzata da Bussetti è pari a 53.637 unità. Sono molti i posti da docente che non verranno coperti con nomine in ruolo per mancanza di aspiranti in graduatoria: per la Cisl Scuola, sono 23 mila.

A inizio agosto il decreto era stato approvato dal Consiglio dei Ministri con la formula «salvo intese», cioè con la clausola che il provvedimento venisse successivamente sottoscritto da tutti i Ministri. I Cinque Stelle erano contrari. Per loro è una «sanatoria». Favorevole era invece la Lega. Risultato: non se ne farà niente fino alla composizione del prossimo governo. Sempre che ce ne sia uno. Per il momento: nessun concorso riservato, né i Pas, fino a nuovo ordine. Ci saranno enormi problemi anche sul fronte del sostegno. Quasi tutte le circa 14 mila cattedre destinate al ruolo andranno in supplenza a precari non specializzati. A questi numeri, sostiene Marcello Pacifico dell’Anief, si aggiungono anche i contratti per le supplenze brevi e saltuarie. Per coprire queste esigenze il Miur ha speso circa 900 milioni. Per quanto riguarda gli Ata, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, infine, la disponibilità di posti è di 17 mila posti ma le nomine sono solo 7.646.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO

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