Il senatore Pd Tommaso Cerno: «Il governo è caduto grazie ai NoTAV»

Intervista.  «La Torino-Lione non si farà mai. Era il futuro nel 1980, ai tempi di Andreotti»

Maurizio Pagliassotti * • 10/8/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Movimenti, Politica & Istituzioni • 462 Viste

La riunione con i sindaci della valle per parlare di compensazioni è una liturgia della val Susa. Quella convocata dal presidente della regione, Alberto Cirio, ha avuto l’esito di sempre: rimandata perché quasi tutti i sindaci hanno rifiutato. C’è stato invece il pellegrinaggio al cantiere: dopo la rituale foto di gruppo, accompagnati dal deus ex machina di Telt Mario Virano, sono tornati a Torino annunciando un incontro chiarificatore con i sindaci. A Chiomonte, invitato da alcuni storici No Tav, c’era il dem Tommaso Cerno, che in Senato ha votato con il M5s contro il Tav.

Senatore Cerno, la val Susa è pericolosa per i parlamentari.
Per quelli di destra sicuramente, ovvero Lega, Fi, Pd e FdI. Per loro è pericoloso culturalmente, potrebbero trovarsi in un mondo talmente avanzato da non riconoscerlo.

Lei è stato invitato?
Sono stato accolto come un amico che torna. Sentivo l’esigenza di parlare con i protagonisti di questa battaglia, abbiamo sentito di tutto in tv, perfino cosa pensano i No Tav senza i No Tav.

Cosa le hanno detto?
Che per l’ennesima volta la politica ha strumentalizzato la loro battaglia avallando un’opera inutile per cui si è disposti a spendere 9 miliardi di soldi pubblici. Ma la loro battaglia è così radicata che sono riusciti a far cadere il governo su una mozione, quella delle destre, priva di senso politico.

I 5S sono un corpaccione di voti in fuga?
Sono cambiati nella sostanza con quel voto sul Tav, perché per la prima volta hanno votato qualcosa in cui credono davvero, perfino più che nel reddito di cittadinanza, che è stato un arpeggio, la trasformazione di un’idea in un prodotto che non è riuscito ad arrivare all’idea. Sul Tav hanno ritrovato la loro anima e si sono emozionati, giungendo perfino ad applaudire me.

Se i 5S la applaudono il suo partito cosa fa?
Il Pd era in grande imbarazzo, litigavano tra i banchi del Senato. C’era la manifestazione di un dissenso silenzioso che ci ha fatto capire che il Pd è diventato di destra. Quando mi sono alzato per parlare erano tutti zitti: per la prima volta hanno preso coscienza che esiste la libertà di parola e il dissenso.

Perché il suo partito è così fedele all’ideologia pro Tav?
Non sanno cos’è. Gli interventi che hanno fatto i partiti di destra sopracitati sono pari a quello che può fare un ragazzo di 15 anni a cui danno un articolo di giornale e deve fare un riassunto. Erano convinti di essere nel giusto, perché lavoravano per il «fare»: spendere 9 miliardi per fare niente. Il Pd, che sa sempre tutto, per la prima volta era ignorante, mentre i 5S, tacciati di ignoranza, sapevano tutto. Si è rovesciato il mondo.

La Torino-Lione ha fatto cadere il governo?
Il No Tav è il partito più antico d’Italia, hanno trent’anni di storia, e ha fatto cadere il governo ad alta velocità. La val Susa è diventata, all’insaputa della politica, il luogo di democrazia più avanzato d’Italia. Ha riscoperto la parola abitare al posto di risiedere. La battaglia No Tav è un battaglia dell’abitare in un luogo di cui ci si prende cura.

Virano di Telt cambierà idea?
Ho conosciuto Virano e lui sa che i No Tav hanno ragione. Non lo può dire perché è amministratore delegato di una società che fa un mestiere preciso. Se potesse sarebbe vicino ai No Tav.

Il Tav si farà?
No. Il rischio è che il prossimo parlamento sia peggiore. Il Pd per fare un favore al segretario materiale, Renzi, contro quello formale, Zingarreti, ha sposato una battaglia che era il futuro nel 1980, il futuro di Giulio Andreotti.

Un governo M5s -Pd è ipotizzabile?
E perché no?

* Fonte: Maurizio Pagliassotti, IL MANIFESTO

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