La strage silenziosa, Inail: «Da gennaio a luglio, 599 decessi da lavoro»

La strage silenziosa, Inail: «Da gennaio a luglio, 599 decessi da lavoro»

599 persone morte di lavoro in 181 giorni. I numeri sono quelli di una strage continua e silenziosa. Li ha presentati ieri l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail), comparandoli con quelli dello stesso intervallo di tempo del 2018. Le statistiche registrano un aumento del 2% nel periodo che va dal primo gennaio al 31 luglio di quest’anno.

I DECESSI crescono al centro (da 110 a 120), al sud (da 119 a 134) e sulle isole (da 46 a 58). Diminuiscono leggermente nel nord-ovest (da 155 a 153) e più significativamente nel nord-est (da 157 a 134). Le differenze più rilevanti a livello regionale riguardano la Puglia (+ 16 morti) e il Veneto (- 17 casi letali).

Rispetto alle fasce di età, aumentano le morti di persone tra i 45 e i 54 anni (+ 43 casi) e tra i 20 e i 34 (+ 19). Muoiono più uomini (da 527 a 548) e meno donne (da 60 a 51). Più lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71) e meno italiani (da 494 a 488).

SEMPRE IERI, l’Inail ha diffuso anche i dati che riguardano gli infortuni e quelli delle malattie professionali. Entro l’ultimo giorno di luglio sono state presentate 378.671 denunce di infortunio, dato praticamente uguale a quello dell’anno precedente (con una flessione di appena 62 casi, – 0,02%). Sono dimuinite le persone che si fanno male sul luogo dell’attività professionale (flessione dello 0,9%) e aumentate quelle che subiscono un incidente in itinere, cioè sul tragitto tra casa e luogo di lavoro (+5,4%).

Le denunce di malattie professionali registrate dall’Inail nei primi sette mesi del 2019 sono 38.501, mille casi in più rispetto all’anno precedente (+2,7%). Crescono le patologie sviluppate nel settore di industria e servizi (30.648, +4,3%), diminuiscono quelle relative all’agricoltura (7.453, -2,8%). Le malattie professionali colpiscono principalmente il sistema osteo-muscolare e connettivo (22.794 casi) e poi quello nervoso (3.972 casi) e uditivo (2.956 casi).

MA LE NOTIZIE DRAMMATICHE non arrivano soltanto attraverso i report statistici. La cronaca degli ultimi due giorni registra ben cinque decessi ravvicinati. Donato Telesca, di 53 anni, e Luca Nolè, di 54, hanno perso la vita l’altro ieri. Stavano eseguendo lavori di manutenzione in un pozzo ad Aliano ( Matera). Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il primo operaio si è sentito male a causa dell’anidride carbonica. Il secondo è sceso nel pozzo per tentare di soccorrerlo ma è stato stroncato dalle stesse esalazioni. I corpi sono stati trovati uno addosso all’altro a una profondità di 10 metri.

Ieri, invece, è morto a Gorla Minore (Varese), Davide Midsto, 39 anni. Il lavoratore è rimasto incastrato tra due rulli di un macchinario che gli hanno causato lo schiacciamento del torace. Marzio Borsato, 47 anni, ha perso la vita a Istrana (Treviso) travolto da una massa di materiale nell’azienda di stampaggi dove lavorava. A Ripi (Frosinone), un operaio di 57 anni è rimasto sepolto da diversi metri di terra in un cantiere.

NEGLI ULTIMI ANNI si è diffuso l’utilizzo della definizione di «morti bianche» per i decessi da lavoro. Il colore della purezza utilizzato come aggettivo serve a trasmettere l’idea che non esistano responsabili diretti di queste vite infrante. I numeri della strage, invece, ne mostrano il suo carattere sistemico e segnalano l’urgenza di interventi per garantire una sicurezza sempre più necessaria. Quella sul lavoro.

* Fonte: IL MANIFESTO



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