La Tav è costosa, superata e devastante. Eppure il Pd la vuole

Il traffico merci sulla linea Torino-Lione esistente è sceso a circa 3 milioni di tonnellate/anno. Siamo sicuri che un buco in una montagna pronto nel 2035 cambierà il sistema della logistica e dei trasporti del Paese

Rossella Muroni * • 2/8/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 195 Viste

In queste settimane in cui la Tav Torino-Lione è tornata agli onori delle cronache per l’orientamento del premier Conte e per la mozione contro l’opera e contro la linea del governo annunciata dai Cinque Stelle in Senato, molto si è scritto e molto si è letto su questa infrastruttura concepita trent’anni fa.

Ad esempio Paolo Griseri ha scritto (su Repubblica) un commento titolato ‘E la realtà spazza via l’ambientalismo delle origini’. Direi invece che la Torino-Lione è l’ennesimo caso in cui la realtà sconfessa la propaganda a Cinque Stelle, più che l’ambientalismo.

Il movimento ha evidentemente un problema a tradurre la protesta in proposta.

Passando al merito della questione, la Tav Torino-Lione è un’opera ad alto impatto ambientale, costosa e superata, visto lo spostamento delle direttrici di scambio sull’asse sud-nord. Le priorità per garantire gli spostamenti nel Paese sono altre: dotare le nostre città di una mobilità urbana moderna e sostenibile, rafforzare quella per i pendolari, estendere la rete delle metropolitane e investire in quella destinata alle merci.

Sarebbe stato più utile riorientare così le risorse della Torino-Lione.

Secondo la Commissione costi benefici presieduta da Ponti – che considera le valutazioni del governo sull’opera prettamente politiche – in base agli attuali flussi di traffico, si può realisticamente stimare che solo nel 2059 si arriverà a 25 milioni di tonnellate annue di merci trasportate sull’opera. Per questo il bilancio della Tav è negativo. Nonostante i costi legati allo stop ai cantieri e i benefici che si avrebbero dalla riduzione delle emissioni una volta conclusa la lunga fase dei lavori.

Andrebbe poi finalmente compreso che non è l’infrastruttura in sé a generare il passaggio delle merci dalla gomma al ferro, ma sono le politiche che spingono su questo cambiamento a rendere necessaria l’infrastruttura.

In Italia non abbiamo fatto nulla per andare in questa direzione. E così il traffico merci sulla linea Torino-Lione esistente è sceso a circa 3 milioni di tonnellate/anno. Siamo sicuri che un buco in una montagna pronto nel 2035 cambierà il sistema della logistica e dei trasporti del Paese?

Per completezza ricordo che noi di Legambiente abbiamo manifestato anche contro la seconda canna del Frejus, mentre oggi vedo molti invocare la Tav con l’alibi della riduzione delle emissioni e plaudire contemporaneamente anche al raddoppio della galleria autostradale.

Sull’ambiente serve coerenza, non si può improvvisare. A proposito: fa impressione il Pd che per spaccare (!) il Governo presenta in Senato una mozione per fare la Tav in Val di Susa…se proprio volete dire si alla Tav per favore non fatelo in nome dell’ambiente!

Proprio perché credo in un ambientalismo pragmatico e attento alle questioni ambientali, economiche e sociali come quello europeo, vorrei che anche in Italia programmassimo i trasporti e la logistica, che disegnassimo la mobilità del futuro per inquinare meno e creare lavoro. E a sinistra dovremmo farci portatori di una nuova visione, articolata in proposte coerenti.

Perché l’ambientalismo deve proporre soluzioni utili, praticabili e desiderabili. Come ci ha insegnato Alex Langer.

*Ecologista e deputata di LeU

Fonte: Rossella Muroni, IL MANIFESTO

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