Le politiche di Trump sui bambini migranti ispirate dal suprematista Miller

Il presidente annuncia: via lo ius soli e permanenza senza limite nei centri di detenzione, i minori trattati come adulti. Ma le norme sulla cittadinanza avrebbero bisogno di una improbabile riforma della Costituzione

Marina Catucci * • 22/8/2019 • Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 165 Viste

NEW YORK. Parlando con i giornalisti Donald Trump ha dichiarato di star seriamente valutando di eliminare lo ius soli, in quanto «ridicolo». Il diritto noto come birthright citizenship è sancito dal Quattordicesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti dal 1868, ma a Trump non è mai piaciuto e lo ha ribadito alla stampa: «Stiamo esaminando la questione in maniera approfondita. Entri nel nostro paese, fai nascere un bambino: congratulazioni. Il bambino è un cittadino statunitense. È assurdo».

Nelle intenzioni di Trump cambiare questa ridicola norma è del tutto fattibile, nella realtà cambiare la legge americana sullo ius soli è una strada difficilmente percorribile in quanto implica modificare la Costituzione, mossa per cui è richiesta una maggioranza di due terzi in entrambe le Camere del Congresso e i numeri non ci sono, ma questa affermazione è un altro pezzo della retorica anti immigrati di questa amministrazione.
Poche ore prima il vice segretario alla sicurezza nazionale Usa, Kevin McAleenan, ha annunciato il nuovo regolamento che permetterà la detenzione oltre il limite di 20 giorni delle famiglie di migranti entrate illegalmente negli Stati Uniti, bambini inclusi.

I funzionari dell’amministrazione Trump sostengono che la mossa è volta ad impedire alle famiglie di migranti di sfruttare la presenza di minori come scappatoia o «passaporto», in quanto consapevoli che arrivando negli Stati Uniti con dei bambini, si viene rilasciati prima. Con la nuova regola la presenza dei bambini non cambierà il trattamento in quanto verranno trattati come adulti. La decisione sostituirà il cosiddetto accordo Flores del 1997, che delinea anche gli standard minimi di assistenza per gli immigrati nei centri di detenzione. Proprio affrontando il tema di questi standard minimi, la protezione doganale e delle frontiere degli Stati Uniti ha confermato che smetterà di vaccinare i migranti contro l’influenza, nonostante già tre bambini che erano in custodia siano morti per aver contratto il virus influenzale.

Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore tra 60 giorni ma richiedono l’approvazione di un giudice federale e, anche in caso di approvazione, si profilerebbe comunque una battaglia legale in tribunale.
In base alla nuova norma voluta da Trump, l’amministrazione sarebbe libera di inviare le famiglie arrestate mentre cercano di attraversare illegalmente la frontiera in centri di detenzione e di trattenerle per tutto il tempo «necessario», dai 3 mesi in poi. Il limite attuale fissato per 20 giorni è in vigore dal 2015, ed è una conseguenza legale basata sull’accordo Flores, a seguito di una causa federale che riguardava proprio i danni fisici ed emotivi riscontrati nei bambini immigrati detenuti per lunghi periodi di tempo. La revoca del decreto è un obiettivo personale di Stephen Miller, attivista politico di estrema destra che funge da consulente senior di Trump, l’architetto della politica di immigrazione del tycoon newyorchese.

Miller si sta distinguendo come uno dei membri più rigidi e inumani di questa amministrazione, i ritardi nella conclusione del nuovo regolamento l’avevano spinto a scagliarsi contro quegli alti funzionari della sicurezza nazionale ritenuti da lui troppo morbidi e per questa ragione ha chiesto il loro allontanamento dal dipartimento. Durante i discorsi e le manifestazioni di Trump, spesso si può trovare Stephen Miller nel backstage, a controllare il «gobbo» mentre gli altri impiegati della Casa Bianca chiacchierano o guardano i loro telefoni. Tutte le parti più muscolari dei discorsi di Trump sono opera del 33enne suprematista e dopo due anni e mezzo il suo potere alla Casa Bianca è al suo apice, la sua influenza nell’ala ovest è paragonata solo a quella di Jared Kushner, genero di Trump.

Uno dei tratti che in questo ultimo periodo sono venuti più alla luce nella strategia di Miller per affrontare la situazione migratoria, è il fare leva proprio sulla parte più debole, i bambini, nei confronti dei quali non opera alcuna deviazione dal percorso di cieca tolleranza zero, come se, in quanto bambini migranti, siano una cosa diversa rispetto i bambini americani, e per loro non valgano le stesse leggi applicate ai minori statunitensi, sentimento condiviso da Trump con il quale è in perfetta sintonia.

* Fonte: Marina Catucci, IL MANIFESTO

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