Legge di bilancio, la vetta da raggiungere è di 30-35 miliardi

Legge di bilancio, la vetta da raggiungere è di 30-35 miliardi

La vetta da raggiungere per la legge di bilancio è 30-35 miliardi di euro, partendo dai 27,6 miliardi già dati per certo dall’Ufficio parlamentare di bilancio, necessari per sterilizzare le clausole Iva da 23,1 miliardi più una cifra oscillante tra i 5 e gli 8 miliardi ritenuti necessari per coprire le «spese indifferibili», già programmate, più altri fondi per finanziare investimenti per il greenwashing e spiccioli per il Sud.

Allo stato attuale il futuribile governo può contare su un tesoretto da 8-10 miliardi, effetto della manovra straordinaria di luglio richiesta dalla commissione Ue pari a 7,6 miliardi, prodotto delle minori spese derivanti da «quota 100» e dal cosiddetto «reddito di cittadinanza» – ovvero, i calcoli sbagliati sulla platea potenziale dei beneficiari delle misure bandiera di Lega e Cinque Stelle. In totale tra 1 e 2 miliardi, che si aggiungerebbero a 1,5 miliardi complessivi, già annunciati nelle settimane scorse. Raschiato il fondo del barile, la vetta resta lontana: mancano tra i 20 e i 25 miliardi.

Andiamo oltre le chiacchiere sulla rimodulazione delle agevolazioni fiscali (tax expenditures); quelle sul gioco contabile sugli ottanta euro (non se ne dovrebbe parlare con i renziani nel nuovo governo); quelle su una spending review. Mettiamo anche da parte, per il momento, prospettive apocalittiche di tagli e privatizzazioni da 18 miliardi in un anno, prospettiva effettivamente ventilata dal governo nazional-populista Lega-Cinque Stelle. Ciò che resta sul tavolo per finanziare anche un contributo al taglio del cuneo fiscale e un accordo sul salario minimo è una possibile, nuova e significativa quota di «flessibilità» che il governo giallo-tricolore (dai colori delle squadre in campo: Cinque Stelle e Pd, altro che «giallorosso») potrebbe chiedere alla nuova Commissione Ue guidata da Ursula Von Der Leyen.

Va ricordato che i partiti che potrebbero comporre la nuova maggioranza a Roma hanno votato insieme la delfina di Angela Merkel a Bruxelles. Si tratta di un atout che non passerà inosservato nella capitale europea, attenta parte attiva di questa operazione politica condotta per ristabilire in Italia il perimetro di un centrismo social-liberale e tecnocratico. Una volta formato un nuovo esecutivo, e ripuliti i Cinque Stelle ora considerati parte organica di una maggioranza presentabile filo-europea, quella non «populista» e con l’abito buono «non sovranista», allora potrebbe arrivare anche il momento di chiedere almeno dieci miliardi di «flessibilità». Una cifra che potrebbe essere necessaria per arrivare in vetta. Poi tra una tantum e giochi contabili la manovra-mostro dovrebbe arrivare in porto, la stessa usata in queste ore per spingere alla composizione del nuovo governo. La politica europea è più presente che mai in queste ore confuse.

Un’ipotesi impensabile prima del 20 agosto scorso quando il governo precedente poteva presentare davanti al tribunale di Bruxelles solo la pochette di Giuseppe Conte e l’aria dimessa del ministro dell’economia Giovanni Tria. Entrambi candidati alla riconferma, dalla prossima settimana potrebbero esibire le nuove credenziali. E passare all’incasso. Una volta ristabilito il perimetro della legittimità, o almeno quello che le forze politiche dominanti riconoscono come tale, tutto potrebbe seguire. In questa ottica va letto l’invito di Tria: «Nessun dramma» ha detto. A suo avviso ci sarebbe «una stabilità finanziaria raggiunta nuovamente», anche perché c’è una «fiducia dei mercati». Merito del governo dimissionario, ovvio. Un modo, probabilmente, per avanzare una ricandidatura nelle ore più calde, quando gli «spin» fioccavano insieme ai toto-ministri più pazzi. Forse inutilmente. In realtà ci sono altri segnali positivi. Ieri sono arrivati dall’Ocse. Il segretario Angel Gurria, al G7 di Biarritz, ha inviato messaggi di miele, confermando la sua fiducia nel presidente della Repubblica Mattarella che «prenderà la decisione giusta sul nuovo governo». Con lo spread calante, l’Italia avrebbe «spazio di manovra per adottare stimoli fiscali, in maniera controllata». Altro segnale per una «manovra espansiva», da leggere insieme alle indiscrezioni del Financial Times (smentite dalla portavoce della Commissione Ue Mina Andreeva) su un possibile cambio delle regole di bilancio dell’Eurozona.

Per il nuovo governo sarebbe un aiuto non da poco, che potrebbe essere facilitato da un cambio di atteggiamento in Germania dove si parla di stimoli da «50 miliardi». Anche perché ieri l’Ocse ha confermato che la crescita nel secondo trimestre è stata zero. L’Italia è in stagnazione

* Fonte: Roberto Ciccarelli, IL MANIFESTO



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