Migranti. Diritti violati, sotto accusa il «sistema Frontex»

Un’inchiesta della tv tedesca Ard, insieme al Guardian e al centro di ricerca Correctiv, svela la complicità negli abusi dell’agenzia per la protezione delle frontiere dell’Unione europea in Bulgaria, Ungheria e Grecia

Sebastiano Canetta * • 6/8/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 122 Viste

Caccia con i cani, spray urticanti, manganellate, ed espulsioni fuori legge.

È l’inquietante «sistema Frontex» – l’agenzia per la protezione delle frontiere dell’Unione europea – scoperchiato dall’inchiesta della tv pubblica tedesca Ardin onda questa sera.

Sotto i riflettori accesi insieme al Guardian e al centro di ricerca Correctiv, le gravi violazioni dei diritti umani dei funzionari della polizia di confine di Bulgaria, Ungheria e Grecia. Dimostrate non attraverso le testimonianze dei profughi o video “clandestini” ma con i documenti ufficiali dell’agenzia. Secondo cui i funzionari di Frontex sono perfettamente a conoscenza delle violenze sui migranti e le coprono sistematicamente. Così almeno risulta dall’inchiesta basata sull’analisi dettagliata di centinaia di rapporti a uso riservato.

Un’indagine scioccante per la Commissione di Bruxelles attualmente presieduta da Ursula von Der Leyen, il suo portavoce ieri ha fatto ufficialmente sapere che «qualunque forma di violenza o abuso nei confronti di migranti o rifugiati è inaccettabile»; prima di precisare, però, che le accuse verranno esaminate «con Frontex che dovrà assumere adeguati provvedimenti». Difficile, se come fa notare l’inchiesta «l’autorità stessa viola ripetutamente le norme sui diritti umani nei voli di espulsione».

Eppure «dentro Frontex esiste un meccanismo speciale: i funzionari possono segnalare episodi del genere. Poi la nostra agenzia contatta lo Stato interessato e discute della situazione. Possiamo anche interrompere le operazioni se necessario» spiega il portavoce Krzysztof Borowski.

Peccato che nessuno abbia mai fatto scattare il protocollo. Anzi, per Frontex, nel ruolo di coordinatore dei confini esterni dell’Ue, si profila la collaborazione nel senso peggiore del termine. Ne sono consapevoli per primi i suoi funzionari. «L’agenzia deve stare ben attenta a non diventare complice delle violazioni dei diritti umani. Se il coinvolgimento di Frontex porta a ciò oppure non fa niente per eliminarle si deve ritirare. Questo deve essere il comportamento di un’agenzia dell’Unione europea» conferma Stefan Kessler che a Frontex fornisce la consulenza sui diritti umani.

Soprattutto di fronte a un’inchiesta spaventosa sotto tutti i profili, come ben riassume il quotidiano Tageszeitung: «Il lavoro della libera informazione è riuscito a riprodurre almeno parzialmente il quadro esistente di arbitrarietà e disprezzo per l’umanità che oggi caratterizza la sicurezza delle frontiere europee. Ed è basata sui rapporti e relazioni interne della stessa Frontex».

Nella fotografia della gestione dei confini comunitari spicca l’informativa riservata dello scorso marzo che «fornisce approfondimenti su ciò che sta accadendo a bordo dei voli di espulsione, che l’agenzia sta effettuando sempre più; ovvero che i funzionari di Frontex violano sistematicamente le leggi sui diritti umani» dettaglia l’anticipazione del report di ArdGuardian e Correctiv. Mentre l’ombudsmann greco Andreas Potakis, impegnato nelle trattative tra Atene e Bruxelles proprio su Frontex, fa notare che «un’agenzia dell’Unione europea che utilizza o permette standard di diritto decisamente inferiori rispetto a ciò che richiede agli Stati membri perde la sua autorità morale».

Già fatto, a quanto risulta dalle frasi estrapolate dall’inchiesta che verrà trasmessa oggi in prime-time, come «colpire» (fisicamente), «uso eccessivo della forza» e «maltrattamento dei rifugiati». Praticamente, una confessione.

Come se non bastasse, in calce a un numero rilevante di informative riservate si può leggere: «caso chiuso», mentre Kessler racconta che il suo Forum consultivo «ha chiesto più volte a Frontex di terminare le operazioni al confine ungherese ma senza successo».

Una brutta cornice, che non regge il bel quadro nelle mani della neopresidente Ue, Ursula von der Leyen: prevede di portare a 10mila gli attuali 1.500 dipendenti di Frontex entro il 2027. Fosse per lei l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto già fra tre anni e mezzo, mentre si è appena assicurata l’esplosione del budget per i prossimi anni, quantificabile nello stratosferico aumento del 500%. A lanciare l’allarme su Ard sarà anche il trentenne eurodeputato dei Verdi, Erik Marquardt: «È molto pericoloso quando un’agenzia cresce così velocemente. Finora abbiamo cercato di ottenere almeno l’1% degli stanziamenti per la tutela dei diritti umani. Se va bene, ci verrà concesso lo 0,2%».

* Fonte: IL MANIFESTO

Articoli correlati

5 per mille

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »

Pin It on Pinterest

Share This