Open Arms ancora bloccata, fa ricorso alla procura: «Sbarcare i minori»

Mediterraneo. L’ong: «È quanto prevede la Convenzione dell’Aja». Preoccupano le condizioni a bordo. E acqua e cibo cominciano a scarseggiare

Adriana Pollice * • 8/8/2019 • Immigrati & Rifugiati • 186 Viste

«Entreremo in Italia se avremo problemi gravi a bordo»: è la dichiarazione che ieri mattina Oscar Camps, il fondatore di Proactiva Open Arms, ha rilasciato a Radio Catalunya. La nave dell’Ong catalana da mercoledì fa la spola tra Lampedusa e Malta: attualmente ha 121 naufraghi a bordo e nessun porto di sbarco.

ROMA E LA VALLETTA hanno negato l’ingresso nelle acque territoriali e Madrid rifiuta di prendere in carico il soccorso poiché la Spagna sta gestendo da sola l’emigrazione lungo la rotta del Mediterraneo occidentale. Quella di Camps era una constatazione (in caso di crisi grave non resta che virare verso la costa più vicina) ma il ministro dell’Interno Matteo Salvini l’ha trasformata in una dichiarazione di guerra: «L’Open Arms minaccia di entrare in Italia. Avrebbe avuto il tempo per raggiungere la Spagna, dove alcuni sindaci (Valencia e Barcellona ndr) si sono esposti a favore dell’accoglienza. Ma forse questi signori vogliono fare solo una provocazione: la vita delle persone non è la loro vera priorità, vogliono a tutti i costi trasferire dei clandestini nel nostro paese. Siamo pronti a sequestrare la nave». Il leader leghista ha a disposizione il bazooka del decreto Sicurezza bis ma la sua norma bandiera solleva molti dubbi di costituzionalità e l’Ong mette in moto gli avvocati. Open Arms ieri ha presentato ricorso al tribunale per i Minori e alla procura minorile di Palermo affinché i minorenni a bordo «vengano fatti sbarcare e vengano nominati dei tutori per quelli non accompagnati, come prevedono gli articoli 6 e 11 della Convenzione dell’Aja. Noi rispettiamo la legge».

SONO IN 32 ad avere meno di 18 anni, 27 viaggiano da soli, quattro sono piccoli: due gemelli di nove mesi con la mamma, due hanno meno di 13 anni. «Faremo di tutto – ha spiegato il direttore di Open Arms Italia, Riccardo Gatti – affinché le convenzioni internazionali, le normative e i diritti di queste persone vengano rispettati». E su Italia e Malta: «Siamo testimoni della loro prepotenza e abuso istituzionalizzato nel silenzio dell’Unione europea».

L’UE per ora non interviene: «Non abbiamo ricevuto richieste di coordinamento per l’Open arms – ha ribadito ieri un portavoce dell’esecutivo comunitario -. Questo episodio dimostra l’urgente necessità di un meccanismo prevedibile e sostenibile». La Commissione è ferma in attesa di una richiesta da Madrid e Madrid non interviene perché lasciata da sola a gestire le acqua al confine con il Marocco: «Se in questo momento c’è un paese che svolge attività di soccorso umanitario è la Spagna – ha commentato la vicepresidente, Carmen Calvo -. Stiamo esercitando la maggior pressione in Ue affinché la questione migratoria sia affrontata a livello comunitario». Il gioco delle parti lascia però i 121 da soli a vagare per il Mediterraneo. «Che cosa dovremmo fare, smettere di salvare le persone perché si fanno delle leggi ingiuste? – ha commentato Veronica Alfonsi, coordinatrice italiana di Open Arms -. Siamo a 30 miglia da Lampedusa, anche le evacuazioni fatte nei giorni scorsi delle tre donne, due in stato di gravidanza avanzato, sono state fatte a Lampedusa perché era il porto più vicino». Scatta oggi il settimo giorno a bordo: «Tra poco finiremo cibo e bevande – ha spiegato ieri la comandante della nave, Anabel Montes Mier – e siamo preoccupati per lo stato psicologico di chi è a bordo, reduce dalla torture libiche. Più tardi arriva una risposta e più la situazione peggiorerà».

RABIYA è la madre dei gemelli di nove mesi: «È fuggita dal Camerun per un conflitto legato alla terra nella sua regione, conflitto che è costato la vita al marito – raccontano da bordo -. Hortensia è gravemente ustionata perché il trafficante libico le ha buttato addosso della benzina prima che si imbarcasse e, a contatto con l’acqua di mare, le ha bruciato la pelle. Vengono quasi tutti da paesi per i quali è possibile la richiesta d’asilo». Camps sui social ieri ha postato: «Scompare dal sito l’Imo la zona Sar italiana, con tutti i suoi dati. Curiosamente c’è la Libia, un paese senza stato dove c’è la guerra civile».

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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