Open Arms, il GIP condalida l’ipotesi di sequestro dei naufraghi

Open Arms. Il giudice restituisce la nave all’ong catalana

Adriana Pollice * • 30/8/2019 • Immigrati & Rifugiati • 210 Viste

Gli oltre cento naufraghi che si trovavano sulla nave dell’ong catalana Open Arms sono stati costretti a una «illecita e consapevole privazione della libertà personale» e inoltre «costretti a bordo per un apprezzabile lasso di tempo contro la loro volontà»: lo attesta il gip del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, nel provvedimento con il quale ieri ha convalidato il sequestro della nave, decidendone contestualmente il dissequestro nonché la restituzione all’ong perché «non sussistono esigenze probatorie e all’equipaggio non viene ascritta alcuna responsabilità». Il provvedimento conferma le tesi del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio e dell’aggiunto Salvatore Vella, che indagano per sequestro di persona.

Il gip ha ricordato che «erano presenti a bordo un centinaio di naufraghi con gravi rischi per la loro incolumità, per la loro salute fisica e psichica». Un dato attestato dai medici e dalla psicologa saliti sull’Open Arms con Patronaggio per un’ispezione, il cui esito provocò la decisione del procuratore di disporre sequestro e sbarco immediato, ponendo fine a uno stallo durato 19 giorni. Il primo agosto il Viminale aveva firmato il divieto di ingresso nelle acque territoriali, atto poi siglato anche dai ministri 5S di Infrastrutture e Difesa. L’ong catalana aveva fatto ricorso al Tar del Lazio, che il 14 agosto aveva disposto l’ingresso nei confini annullando il divieto voluto da Matteo Salvini. Per una settimana la nave è rimasta alla fonda a un miglio dalla costa, soffrendo anche il mare in tempesta, perché il ministro dell’Interno continuava a porre il veto allo sbarco. Aveva persino firmato un secondo divieto ma Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta, per una volta, hanno detto no. Toninelli ha persino messo su carta che da parte dei Trasporti non c’erano impedimenti.

Il leader leghista ieri si è portato avanti rispetto ai tempi della legge (che per ora procede contro ignoti) commentando: «Porti chiusi a scafisti e ong, in arrivo un’altra indagine contro di me per sequestro di persona per l’Open Arms. Nessuna paura. Difendere la sicurezza dell’Italia». Ieri il gip ha sottolineato «l’illecita privazione della libertà personale» dei naufraghi. Un caso che richiama quello della nave Diciotti, al cui processo Salvini si è sottratto grazie alla protezione del Senato, che non ha concesso l’autorizzazione a procedere con i voti 5S.

Nel convalidare gli atti della procura, il gip scrive: «Sussisteva l’urgenza di provvedere, avuto riguardo alle condizioni fisiche e psicologiche delle persone a bordo emerse con l’ispezione del 20 agosto e compiutamente descritte dai consulenti tecnici». E ancora: «Sussiste il fumus del reato di sequestro di persona da parte dei pubblici ufficiali in corso di identificazione sulla base del fatto che il Tar aveva sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali e i migranti sono, quindi, stati trattenuti indebitamente dal 14 agosto».

È stato poi omesso l’obbligo di individuare un porto sicuro spettante all’Italia in quanto primo porto di approdo in base al trattato di Dublino, sottolinea ancora Zammuto. La procura ha ipotizzato anche il reato di rifiuto di atti di ufficio (anche in questo caso ancora contro ignoti) in relazione alla mancata evacuazione della nave da parte delle autorità competenti. Circostanza che, secondo il capo dei pm, avrebbe messo a rischio «la sicurezza dei migranti a bordo, dell’equipaggio e delle stesse forze di polizia impegnate a garantire la sicurezza in mare».

La notizia ha avuto eco anche sulla stampa spagnola. El Pais, in particolare, ha ricordato: «Il ministro dei Trasporti italiano aveva fatto pressioni sul governo Sanchez, esortandolo a ritirare la bandiera spagnola dalla nave o a fermarla con qualsiasi altro mezzo ritenuto appropriato».

* Fonte: IL MANIFESTO

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