Si conclude il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi a trazione femminile

Si conclude il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi a trazione femminile

Una Chiesa a trazione femminile. È quella che emerge dal Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, concluso ieri a Torre Pellice (To) con l’elezione della nuova moderatora della Tavola valdese, la cinquantunenne palermitana Alessandra Trotta, avvocata civilista, diacona e metodista.
È la prima volta che una metodista guiderà l’organo esecutivo delle Chiese metodiste e valdesi, unite da un patto di integrazione dal 1975. Ed è la seconda volta di una donna moderatora (finora c’è stata solo Maria Bonafede, dal 2005 al 2012).

Ma è l’intera Tavola valdese ad essere «rosa», con cinque donne su sette, fra cui anche la vice-moderatora, la pastora valdese Erika Tomassone, eletta alla seconda votazione, dopo aver fallito il quorum alla prima. Una notizia che colpisce, se messa a confronto con la gerarchia della Chiesa cattolica, maschile per statuto. Ma non una sorpresa per le Chiese metodiste e valdesi, dove le donne da tempo ricoprono ruoli e responsabilità anche decisionali.

IN CONFERENZA STAMPA, la neo-moderatora è tornata sull’ordine del giorno votato mercoledì, nel quale il Sinodo ha invitato le chiese locali «a chiedere che i sindaci autorizzino il rilascio della residenza» ai migranti richiedenti asilo, come già avvenuto in alcuni Comuni (Palermo e Napoli, con Orlando e De Magistris) o a seguito di sentenze della magistratura (Bologna). Un appello indiretto a disobbedire al primo decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Salvini (che appunto vieta la procedura), che Trotta ha spiegato così: «Non si tratta di disobbedienza, ma di corretta applicazione della legge, ovvero della nostra Costituzione e del diritto internazionale, perché l’iscrizione anagrafica è fondamentale per l’inclusione nella società».

Quello dei migranti è stato uno dei temi centrali dei sei giorni di Sinodo («c’è solo un noi universale, non contrapposto a un voi escludente che individua i nemici da cui difendersi», ha detto ancora Trotta).

Del resto si tratta di uno degli impegni prioritari per la Federazione delle Chiese evangeliche italiane e la Tavola valdese che dal 2015 portano avanti, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, i corridoi umanitari, che finora hanno consentito a circa duemila profughi siriani di arrivare in Italia in sicurezza.
Ampio spazio anche alla questione della violenza di genere. Il Sinodo ha fatto propria la Dichiarazione del Consiglio ecumenico delle chiese del novembre 2018 contro la violenza sessuale e di genere.

E HA CHIESTO ALLE CHIESE di sostenere il movimento globale contro la cultura dello stupro e dell’ingiustizia di genere e di aderire alla campagna mondiale «Giovedì in Nero» (#ThursdaysinBlack), ispirata dagli esempi dalle Madri di Plaza de Mayo argentine, dalle Donne in nero di Israele e Palestina, dalle donne ruandesi e bosniache, per rendere visibili le storie sullo stupro come arma di guerra, sull’abuso e sull’ingiustizia di genere.

«Ci sono donne vittime di una visione così patriarcale da essere sempre invisibili, magari per dare luce e potenza ai loro figli maschi. Le chiese cristiane sono state promotrici di questo peccato di genere, occorre fare autocritica», ha spiegato la pastora Daniela Di Carlo.

Al Sinodo si è fatto anche il punto sull’otto per mille che, dopo tre anni di calo, ha fatto segnare un forte aumento, passando dai 32 milioni del 2018 ai 43 di quest’anno (la Chiesa cattolica ottiene circa 1 miliardo l’anno), che verranno utilizzati per finanziare 489 progetti all’estero e 946 progetti in Italia in ambito educativo, sanitario e culturale. Niente, come sempre, sarà destinato al culto e al sostentamento dei pastori.

INFINE I DIRITTI CIVILI. Una denuncia: il Sinodo ha lamentato «il ritardo e l’inerzia di molti Comuni nell’aprire gli sportelli per ricevere le Dichiarazioni anticipate di trattamento» e ha chiesto alle chiese di attivarsi presso «le amministrazioni comunali affinché l’esercizio del diritto al testamento biologico sia garantito».

E una richiesta: il 17 febbraio, giorno dell’esecuzione capitale sul rogo di Giordano Bruno (17 febbraio 1600), diventi la Giornata nazionale della libertà di coscienza, di religione e di pensiero.

photo: Scalleja [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)]



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