Stati uniti. Raid in fabbrica: arrestati 680 lavoratori migranti

In Mississippi l’inizio ufficiale delle operazioni dell’agenzia federale Ice. Gli arrestati sono per lo più latinoamericani privi di documenti, impiegati in sette aziende

Marina Catucci * • 9/8/2019 • Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 308 Viste

NEW YORK. Mentre Trump era a Dayton e El Paso a causa dei mass shooting razzisti, secondo molti causati dal clima d’odio e la criminalizzazione dei migranti, cifra distintiva della sua amministrazione, in Mississippi l’Ice (Immigration and Customs Enforcement, agenzia federale del Dipartimento della sicurezza interna Usa, responsabile del controllo delle frontiere e dell’immigrazione), ha arrestato 680 immigrati privi di documenti, nel più grande giro di vite sull’immigrazione mai effettuata da un singolo Stato. Gli arrestati sono per la maggior parte lavoratori latinoamericani sprovvisti di documenti e impiegati in sette impianti di trasformazione alimentare.

Lindsay Williams, portavoce dell’agenzia, ha dichiarato che gli agenti federali hanno eseguito i mandati in collaborazione con la procura degli Stati uniti per il distretto meridionale del Mississippi. Mike Hurst, un procuratore di quel distretto, ha dichiarato: «Devono rispettare le nostre leggi, devono venire qui legalmente o non venire affatto».

Una lavoratrice della Koch Foods intervistata dalla stazione tv locale Wapt ha raccontato che gli agenti sono entrati nell’edificio e hanno ordinato ai dipendenti di mettersi in fila e uscire: «Questi sono tutti i nostri lavoratori, è metà dell’impianto! Ora è un disastro, dobbiamo pensare ai bambini e a tutto. Chi si prenderà cura dei loro figli?».

Fotografie e video postati sui social media mostrano gruppi di persone che salutano con la mano mentre gli autobus si allontanavano, altri si asciugano le lacrime o sono aggrappati a un cancello fuori dalle fabbriche mentre guardano gli agenti eseguire l’operazione; ci sono uomini e donne che camminano con le mani legate dietro la schiena mentre altri sono seduti sull’erba o vicino a grandi silos bianchi nella proprietà dell’azienda.

«Siamo tornati ufficialmente all’era dei raid nei posti di lavoro – ha affermato Ali Noorani, direttore esecutivo del National Immigration Forum – Il risultato è che i lavoratori immigrati vengono spinti ancora di più nel buio dell’illegalità, le famiglie vengono separate e le economie locali decimate. Gli operai americani e le loro famiglie perdono i vicini, i compagni di lavoro, di chiesa, gli amici».

L’associazione legale per la difesa dei diritti civili, Aclu, ha immediatamente scritto su Twitter: «I funzionari locali hanno il potere di rifiutare di obbedire all’Ice. Noi abbiamo il potere di non dare loro un momento di pace finché non lo faranno».

* Fonte: Marina Catucci ,IL MANIFESTO

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