Tre anni dal terremoto, niente ricostruzione nulla e blackout dei dati

Centro Italia. Sono passati tre anni dal terremoto, tre governi, tre commissari, due capi della protezione civile, ma il cratere non fa progressi

Mario Di Vito * • 24/8/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 161 Viste

C’è qualche cantiere, ma pochissimi sono rientrati a casa. A terra ancora 800mila chili di macerie

ASCOLI PICENO. Sono 138 i comuni che compongono il cratere del terremoto. La parola «cratere» già di per sé rimanda alla fantascienza e un occhio ai numeri di quello che è successo in questi tre anni di doposisma nel Centro Italia contribuisce in maniera forse decisiva a fare di questa una vicenda ai confini della realtà.

Gli sfollati secondo i dati forniti dalla protezione civile lo scorso primo agosto, sono 49.285, di cui 30.398 nelle Marche, 8.862 in Abruzzo, 7.099 in Umbria e 2.926 nel Lazio. Queste persone senza tetto né legge per lo più percepiscono il Cas (contributo per l’autonoma sistemazione) e hanno trovato una casa in affitto (38.060), mentre altri (8.108) vivono nelle Sae, le casette provvisorie. Per il resto, 1.364 persone sono ancora alloggiati negli alberghi, 792 sono nei Mapre (le abitazioni per gli allevatori), 484 sono nei container, e 477 nelle case comunali.

QUESTI NUMERI sono arrivati dopo un blackout informativo durato mesi: dalle istituzioni non arrivavano più dati precisi. Non il governo, non la protezione civile, non il commissario alla ricostruzione e neanche le regioni sapevano dire con esattezza il numero dei terremotati. Soltanto i comuni avevano dei dati, ma per metterli insieme sarebbe stato necessario contattarli uno per uno e poi fare la somma. È un modo efficace per cancellare questo terremoto: non parlarne, mostrarsi incapaci addirittura di circoscrivere la questione, dargli un contorno numerico.

Questo assurdo blackout informativo, comunque, è ancora presente per quello che riguarda le macerie. Qui i dati sono dello scorso 31 marzo e dicono che su 2.509.043,09 chilogrammi è stato rimosso materiale per 1.711.498,91 chili e, dunque, ne rimane per terra ancora un totale di 797.544,18 chili.

IL CRATERE, PER IL RESTO, conta 104.466 abitazioni vuote o occupate da non residenti: il 31 percento di queste sono seconde case. Impossibile, per il resto, calcolare quanti siano attualmente gli abitanti del cratere. Prima della scossa del 24 agosto – alla quale poi seguirono quelle di fine ottobre e quelle del gennaio 2017 – la popolazione residente era di 235.762 unità.

E pensare che nel cratere la campagna elettorale ha lasciato solo brutti ricordi: prima delle elezioni politiche del 2018, da Amatrice a Visso, da Arquata a Tolentino, era tutto un pullulare di candidati in cerca di consenso, tra attacchi facili ai governi del centrosinistra e sparate demagogiche. In pochi hanno dimenticato i tour terremotati di Matteo Salvini in felpa con scritto Visso e adesso c’è chi rinfaccia la presa in giro: «Chi l’ha Visso più?».La ricostruzione va avanti a passo di lumaca, di fatto non è mai cominciata davvero: c’è qualche cantiere qua e là, ma sono pochissimi quelli che possono raccontare di essere rientrati a vivere nella casa che li ospitava prima del sisma. Sono passati tre anni, tre governi (tra poco quattro, a quanto pare), tre commissari alla ricostruzione, due capi della protezione civile. E c’è un nuovo governatore in Abruzzo, un nuovo consiglio regionale nel Lazio, in Umbria la giunta di centrosinistra è caduta, nelle Marche si voterà la prossima primavera. Il volto delle istituzioni, in pratica, è cambiato anche troppo spesso, senza però che qualcuno sia riuscito a trovare una soluzione per far uscire il cratere dalla sua crisi nerissima. E nessuno sembra davvero intenzionato a farlo.

NEL DIBATTITO parlamentare che ha accompagnato le dimissioni del premier Giuseppe Conte, soltanto un senatore di Fratelli d’Italia ha trovato il modo di citare la situazione dei terremotati, facendolo tra l’altro in maniera strumentale, sottolineando che qui si tratta di italiani e che invece in giro si parla solo di migranti in mezzo al mare. Un tentativo – un po’ goffo e non nuovo – di mettere gli ultimi contro i penultimi, in quella maratona del rancore che è la campagna elettorale permanente effettiva dell’Italia degli ultimi anni.

La Lega, comunque, qui ha fatto il pieno di consensi sia alle politiche sia alle europee dell’anno successivo (quando invece praticamente nessuno si è fatto vedere per la campagna elettorale), anche se l’affluenza raramente ha superato il 50% degli aventi diritto. E qui, a ben guardare, il discorso si fa preoccupante: se le istituzioni abbandonano i cittadini, subito dopo sono i cittadini ad abbandonare le istituzioni.

* Fonte: Mario Di Vito, IL MANIFESTO

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