Commissione Ue, Gentiloni all’Economia, assieme al “falco” Dombrovskis

L’ex premier all’Economia: «collaborerà» con il vicepresidente lettone. Sarà il gioco delle parti già visto negli ultimi cinque anni: il poliziotto cattivo e quello buono

Roberto Ciccarelli * • 11/9/2019 • Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Politica & Istituzioni • 178 Viste

Gli incarichi.  Il governo “Conte Due” incassa un nuovo accreditamento e si consolida nel perimetro social-liberale in vista di una revisione dei trattati economici e di un piano di investimenti europei. Deleghe pesanti alla danese Margrethe Vestager e Frans Timmermans

Paolo Gentiloni è diventato commissario all’Economia della Commissione Ue e condividerà le decisioni sui bilanci con il lettone Vassili Dombrovskis, confermato dalla presidente Ursula Von Der Leyen nella carica di uno dei tre vicepresidenti esecutivi con Margrethe Vestager alla concorrenza e digitale e Frans Timmermans all’emergenza climatica. Dombrovskis sarà il plenipotenziario europeo in tutte le questioni economiche e finanziarie della Commissione. Ruolo di peso, pari almeno all’importanza attribuita da Von Der Leyen alle deleghe degli altri due vice.

TRA IL COMMISSARIO Gentiloni e il vicepresidente Dombrovskis non ci sarà un vero e proprio dualismo, ma una coabitazione sospesa tra la supervisione e il lavoro di squadra. Il lettone e l’italiano svolgeranno il gioco delle parti già visto negli ultimi cinque anni quando al posto dell’italiano c’era il francese Pierre Moscovici. Dombrovskis faceva la parte del poliziotto cattivo, mentre il commissario agli «affari economici e monetari» – oggi semplificato e riclassificato in «economia» – svolgeva il ruolo del poliziotto buono. Il primo è più rigido e ruvido; il secondo più dialogante e «politico». Un ruolo, quest’ultimo, che sembra più adatto al romano e curiale Gentiloni, soprannominato «Er Moviola». Insieme incarnano il falco e la colomba; l’endiadi tra stabilità e crescita; il doppio paradosso dell’austerità espansiva e dell’espansione fiscale restrittiva. Gentiloni e Dombrovskis, la strana coppia: due ex premier, un solo volto: quello del «patto di stabilità e crescita».

LA SUGGESTIONE su una possibile revisione delle regole di bilancio che ha accompagnato in Italia l’importante nomina di Gentiloni al ruolo di commissario – la prima volta nella storia della Commissione – è al momento largamente esagerata. Lo si è capito ieri quando, presentando a Bruxelles la sua commissione, Von Der Leyen ha ricordato che tutti, da Gentiloni al neo-ministro del tesoro Roberto Gualtieri, conoscono le regole. E le regole di bilancio includono la flessibilità e vanno rispettate.

NELL’ENIGMATICO linguaggio tecnocratico, e della sua dottrina economica e sociale definita «social-liberismo», significa che tutto resta come prima. Ci sarà comprensione sul blocco dell’Iva (23 miliardi) e flessibilità per i conti pubblici italiani tra i 10 e i 12 miliardi. Quella riconosciuta a tutti i governi. Pensare a grandi sconti, senza impegni di riduzione del debito, è illusorio. Gualtieri «conosce molto bene gli accordi presi al livello delle istituzioni europee provenendo dal Parlamento Ue – ha evidenziato Von Der Leyen – Conosce quali sono le aspettative nei confronti dell’Italia e credo che raggiungeremo questo equilibrio tra progresso e tali aspetto nel quadro concordato in Europa».

LA PAROLA CHIAVE è «equilibrio». Misterioso, adattabile, segreto: questo «equilibrio» dipende in sostanza dal «credito», dalla «percezione», dalla presentabilità di chi chiederà la flessibilità nelle regole. Il «Conte due», ripulito e desalvinizzato a partire dal premier che dà il nome anche al nuovo governo, rientra nel perimetro della legittimità riconosciuta da una politica che è considerata rappresentanza, aria di famiglia, relazioni, potere. Tutto quello che l’empireo degli «elevati» (non quelli immaginati da Grillo a partire da se stesso) non ha più trovato sulla spiaggia del Papeete, pur avendolo riconosciuto a fatica prima, quando ha chiuso entrambi gli occhi sulle privatizzazioni da 18 miliardi in un anno chieste ed accettate dal «Conte Uno». La politica è l’arte di credere nell’incredibile, l’economia una finzione recitata. Oggi, come nel recente passato.

IN UNA DIPLOMAZIA oscura e riservata l’impegno non convenzionale del presidente della Repubblica Mattarella, la selezionata composizione della parte economica del «Conte Due», la dedizione di Giuseppe Conte che oggi a Bruxelles vedrà anche Von Der Leyen, servono a posizionarsi nei discorsi sull’annunciata revisione del Fiscal Compact, Six Pact e Two Pact, all’insegna della continuità nella discontinuità, della redistribuzione con disciplina. I modi, e i fini, saranno decisi dall’asse franco-tedesco in vista della recessione 2020, e nelle trattative non semplici tra gli stati membri. Nella ricomposizione delle deleghe è stato attribuito a Gentiloni il compito di gestire gli investimenti che, in teoria, sarebbero pari a 650 miliardi di euro fino al 2027. C’è la partita sull’assicurazione Ue contro la disoccupazione, ma non quella sul bilancio affidato alla portoghese Elisa Ferreira. «Decidiamo insieme e tutti difendiamo quanto è deciso» ha risposto Von Der Leyen a chi chiedeva su un Gentiloni commissariato. Tutti rispondono alle regole. Ma il punto è: chi decide sulle regole?

*** Le deleghe pesanti a Vestager e Timmermans

Tredici donne e 14 uomini, età media 55,8 anni, compongono la commissione europea scelta dalla tedesca Ursula Von Der Leyen, scelta da Angela Merkel con Emmanuel Macron superando il meccanismo degli «Spitzenkandidaten», i candidati che hanno fatto una campagna elettorale per essere eletti dalla presidenza. Le nomine pesanti del socialista olandese Frans Timmermans (numero 2 della Commissione) e della liberale danese Margrethe Vestager a vicepresidenti con deleghe programmatiche (alle politiche e agli investimenti contro l’emergenza climatica, il primo; al digitale e alla concorrenza, la seconda) si spiegano nell’ottica di un riequilibrio politico nella commissione. Ci saranno 4 vice presidenti non esecutivi: Maros Sefcovic, Vera Jourova, Margaritis Schinas, Dubravca Suica. A questi si aggiunge l’alto rappresentante per la politica estera e di Sicurezza Josep Borrell. Nel settore economico, i portafogli più rilevanti sono quelli del commercio all’irlandese Hogan, dell’energia all’estone Simson, dell’ambiente al lituano Sinkevicius, del lavoro al lussemburghese Schmit, dell’agricoltura al polacco Wojciechowski, dei trasporti alla romena Plumb, della coesione/riforme alla portoghese Ferreira

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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