Di latta e di governo. Il rebus 5Stelle appeso al capo politico

Riunione dello stato maggiore intorno a Di Maio, resta sul piatto la questione del vicepremier. Nelle chat di deputati e senatori si mette in guardia sull’accordo

Giuliano Santoro * • 1/9/2019 • Politica & Istituzioni • 134 Viste

Ma Grillo non ha dubbi: «Mi rivolgo al Pd, alla base dei ragazzi, è il vostro momento questo, abbiamo un’occasione unica». Sulla piattaforma Rousseau gli iscritti dovrebbero esprimersi quasi certamente tra lunedì e martedì

«Voglio euforia e voi parlate di poltrone, sono esausto». L’appello di Beppe Grillo alla «base dei ragazzi del Pd» arriva alla fine di una giornata che pure è stata dedicata da Pd e M5S a discutere di programmi, almeno ufficialmente. «Dobbiamo decidere che tipo di società vogliamo», dice Grillo che a questo punto ha deciso di appellarsi alla base del possibile nuovo alleato di governo invece che ai suoi «ragazzi», tanto che ridicolizza anche «i 10 punti e i 20 punti» che Luigi Di Maio ha tirato fuori nelle ultime giornate di confronto.

GRILLO SI DICE SFINITO dalle discussioni su «posti e punti», e non sembra credere neppure lui al fatto che nella giornata che segue l’attacco di Di Maio e che segna la salita al Quirinale di Giuseppe Conte, la delegazione grillina ha confermato che il lavoro sui temi procede. «Passi avanti», dicono dal tavolo sul programma. Ad esempio, rivendicano di avere incassato una specie di moratoria sugli inceneritori ma al tempo stesso non parlano più di revoca delle concessioni autostradali ma di «revisione». Formula che, ammette un esponente del Pd di rilievo, «può voler dire tutto e niente».

I GRILLINI PIÙ ACCORTI lo sanno e sono coscienti del fatto che la vera in posta in palio, assieme alla poltrona di peso per Luigi Di Maio, è il meccanismo attorno al quale si reggerà l’eventuale governo col Pd. Se Di Maio sarà vicepremier, potrà fare il controcanto a Conte, riproducendo in un contesto nuovo lo schema che ha animato (e in fondo fatto implodere) la maggioranza gialloverde e rispetto al quale Nicola Zingaretti ha chiesto discontinuità. Non è affatto detto che il presidente del consiglio questa volta accetti questa condizione. I 5 Stelle sanno di non poter tirare troppo la corda con l’uomo che solo fino a pochi giorni hanno definito «una perla rara» oltre che «il miglior presidente del consiglio degli ultimi trent’anni».

Ecco allora che quando attorno al «capo politico» si raduna, in un appartamento privato del centro di Roma, lo stato maggiore grillino, l’oggetto del contendere diventa il futuro prossimo. Il Movimento 5 Stelle è sospeso tra la linea governista di Conte, che ormai gioca di sponda con Mattarella, e l’insistenza di Di Maio sulla necessità di tenersi almeno una mano slegata per non farsi assorbire dall’esecutivo che potrebbe nascere.

ALLA RIUNIONE, oltre a Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, c’erano Riccardo Fraccaro, Vito Crimi, Nicola Morra, Paola Taverna e Massimo Bugani. Alessandro Di Battista e Alfonso Bonafede partecipano via Skype. La maggior parte dei presenti condivide le preoccupazioni di Di Maio, quando non va oltre coi dubbi a tutto campo sull’intesa. Ma la riunione deve muoversi nel rispetto delle indicazioni emerse dalle assemblee dei parlamentari, che spingono per l’intesa.

Per questo la questione principale non viene sciolta: resta sul piatto il nodo di Di Maio vicepremier, nell’attesa di segnali da Conte e dal Pd. Se davvero entro mercoledì prossimo Giuseppe Conte riuscirà a presentare la lista dei ministri a Mattarella, sulla piattaforma Rousseau gli iscritti dovrebbero esprimersi prima: quasi certamente tra lunedì e martedì. Il fatto che sul portale grillino stiano scaldando i motori è confermato da un testo diviso in dieci punti che punta a smontare alcune delle critiche sull’affidabilità del sito. Sono questioni quasi esclusivamente tecniche, anche se si sorvola sulla mancanza di spazi di confronto, seppure virtuali, messi a disposizione dalla piattaforma verso i militanti. Dunque il dibattito tra grillini procede a spizzichi e bocconi, senza uno spazio comune.

QUESTA DIVISIONE in bolle separate genera allarme tra gli eletti più scafati. Nelle chat di deputati e senatori sbucano i link ad articoli che mettono in guardia da ogni accordo con il Pd e con un partito la cui base parlamentare è ancora in mano a Matteo Renzi. Niente di strano, rispetto al tono delle cose che circolano in rete. Se non fosse che molti di quei testi provengono, nota l’AdnKronos, dal sito Silenzi e Falsità, che è gestito da Marcello Dettori. Suo fratello Pietro è socio dell’associazione Rousseau, vicinissimo a Davide Casaleggio e collaboratore stretto a palazzo Chigi di Luigi Di Maio. Un’altra campana rispetto a quella di Grillo.

* Fonte: Giuliano Santoro, IL MANIFESTO

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