Elezioni. L’estrema destra marcia sulla Germania dell’Est, l’Spd si gioca tutto

Regionali in Brandeburgo e Sassonia, l’estrema destra corre nei sondaggi. Appeso al voto il destino ultimo della Sozialdemokratie per come finora conosciuta

Sebastiano Canetta * • 1/9/2019 • Europa • 159 Viste

BERLINO. Sono “solo” due elezioni regionali eppure fino a stasera faranno trattenere il fiato a tutta la Repubblica federale. Oggi, dalle 7 alle 18, 5,7 milioni di tedeschi sono chiamati a rinnovare i Parlamenti di Brandeburgo e Sassonia.

Nel pieno esercizio della democrazia, che da queste parti è pur sempre recente (si chiude l’ottava legislatura), ma soprattutto, per stabilire l’esito del più importante test politico per i partiti dai tempi del voto federale del 2017.

UNO CONTRO L’ALTRO, due schieramenti opposti: da una parte i fascio-populisti di Alternative für Deutschland forti dei sondaggi che li quotano al 21% a Dresda e al 24,5% a Postdam; dall’altra il «fronte costituzionale» formato da Cdu, Spd, Verdi, Linke e liberali: tutt’altro che alleati ma costretti al “cordone sanitario” per arginare il boom elettorale dell’ultradestra.

In gioco, il futuro del profondo Est del paese ma ancora prima il destino ultimo della Sozialdemokratie per come finora conosciuta. Tutto nelle mani di due uomini, che rivendicano obiettivi alternativi ma condividono lo stesso target: fermare i due candidati di Afd.

«Il risultato potrebbe anche essere scarso». Dietmar Woidke, 57 anni, governatore Spd del Brandeburgo dal 2013, non sfugge alla domanda sulla previsione elettorale. Mentre scappa fisicamente ma solo perché deve incontrare i portavoce delle associazioni dei disoccupati e chi «fin dagli anni Novanta» distribuisce cibo agli indigenti.

«Tra loro sempre più pensionati. Pagano l’ultimo prezzo della Wende (la fine della Ddr). Questa gente: lavorava nelle aziende agricole che sono fallite. Ora sopravvive con la mini pensione».

La parificazione del welfare tra Est e Ovest non è solo il cavallo di battaglia delle ultime ore di campagna elettorale ma uno dei campi dove si batte l’aspirante governatore di Afd che è indietro ma solo di un punto nei sondaggi.

ANDREAS KALBITZ, nato in Baviera, da cinque anni deputato al Landtag del Brandeburgo prima di diventare lo Spitzenkandidat presidente, prima ancora faceva il paracadutista nell’esercito, poi si è riciclato come venditore e infine si è iscritto alla «Junge Union» prima di entrare in Afd. Lo slogan stampato sul manifesto («Osare più democrazia!») collima male con il suo passato.Fino alle dimissioni provocate dal clamore del caso, Kalbitz ha diretto una fondazione creata da ex ufficiali delle Ss e un’associazione legata ai neonazisti della Npd. A Potsdam gode dell’appoggio dell’ala più estremista di Afd, sempre più influente a livello nazionale.
Contro di lui anche Kathrin Dannenberg e Sebastian Walter, candidati della Linke (14% nei sondaggi) che è al governo con la Spd, ma vuole rivoluzionare il sistema scolastico statale. «Scuola comunitaria, pranzo e trasporto gratuiti, oltre all’asilo gratis» è il programma di Dannenberg che nella vita fa l’insegnante di sport e religione.

In parallelo corre la Cdu data al 16,5% e il duo dei Verdi composto da Benjamin Raschke e dalla medica Ursula Nonnemacher, capogruppo al Landtag: hanno incentrato il programma su «trasporto pubblico, digitalizzazione e prima infanzia». Mentre Fdp cercherà di superare il 5%.

MICHAEL KRETSCHMER, classe 1975, è il governatore della Sassonia dal 2017.

Originario di Görlitz, è stato deputato al Bundestag dal 2002 fino a due anni fa. È stato scelto dalla Cdu per rivincere elezioni già scritte a meno di ribaltoni dell’ultima ora.

Secondo l’istituto Fg-Wahlen i cristiano-democratici dovrebbero raggiungere il 32% davanti ad Afd, Linke (14%), Verdi (11) Spd (8,5%) e i liberali che valgono come in Brandeburgo. Merito di Kretschmer che fa da argine all’estrema destra, sui migranti non la pensa proprio come Merkel. «C’è stato un problema oggettivo di integrazione con persone che non vogliono rispettare i nostri valori e le leggi. C’è stato un nuovo fenomeno criminale e i rimpatri non funzionano perché i rifugiati mascherano l’identità. Dobbiamo agire coraggiosamente per eliminare questi problemi».

È IL “CLIMA” DI DRESDA, roccaforte di Afd. Nella capitale della Sassonia i fascio-populisti non hanno neppure più bisogno di mostrare la faccia feroce. Sui volantini si staglia infatti il volto “pulito” del deputato Jörg Urban che nel curriculum può vantare la lunga militanza nella Lega Verde della Sassonia in difesa dell’ambiente. Urban parla di protezione della natura e di politiche energetiche innovative perfino più di democrazia-diretta e del dumping salariale che secondo Afd è causato dagli immigrati. Un vero “concorrente” per Katja Meier e Wolfram Günther dei Verdi, ma anche un avversario per il cuoco Rico Gebhardt, candidato di punta della Linke (di cui è capogruppo al Parlamento sassone) che si batte per migliorare l’”aria” respirata dagli ex cittadini della Ddr.

* Fonte: Sebastiano Canetta, IL MANIFESTO

 

photo: Oxfordian Kissuth [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

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