Mediterraneo. La nave Alan Kurdi ancora al largo, un migrante tenta il suicidio

Silenzio del Viminale mentre dalla nave della ong Sea Eye vengono sbarcati in cinque. L’appello di Pd, +Europa e Si: «Serve discontinuità»

Leo Lancari * • 8/9/2019 • Immigrati & Rifugiati • 173 Viste

Ha cercato di scavalcare le reti di sicurezza della nave per poi buttarsi in acqua ma è stato prontamente bloccato dall’equipaggio e dagli altri migranti. A tentare il suicidio, fortunatamente non riuscito, è stato un ragazzo di 17 anni di origine tunisina che come i suoi compagni da otto giorni si trova a bordo della nave Alan Kurdi. Ieri il ragazzo è stato sbarcato insieme ad altri tre minori 8 due dei quali con forti crisi di panico) e a un 23enne. A bordo restano quindi in otto, quattro dei quali minorenni, tutti uomini e tutti tunisini, in attesa che la situazione si sblocchi. Segnali positivi per ora non ne arrivano.

Sperando nella annunciata discontinuità del nuovo governo Conte due, giovedì il capomissione della nave aveva chiesto al Viminale se il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane firmato degli ex ministri Salvini, Trenta e Toninelli, fosse ancora valido. La risposta positiva ricevuta dal ministero ha aumentato lo sconforto tra i migranti. Crisi di panico, malesseri e il tentativo di suicidio sono il risultato della politica dei porti chiusi che, nonostante l’uscita dal governo della Lega, ancora non viene cambiata.

Dalla nave fanno sapere di tenere costantemente aggiornato sulla situazione il governo tedesco, ma anche da Berlino non arrivano risposte. Così come la Commissione europea venerdì ha confermato di non aver ricevuto nessuna richiesta di coordinare una eventuale divisone dei migranti tra gli Stati membri, segno che l’Europa ancora non ha deciso di muoversi. Unica via di uscita a questo punto sembra essere il ricorso presentato dalla ong proprietaria della nave, la tedesca Sea Eye, al tribunale di Malta chiedendo la conferma che spetta alle autorità della Valletta farsi carico dei migranti visto che il salvataggio del 31 agosto è avvenuto nell’area Sar (ricerca e salvataggio) maltese. «Il problema è che Malta non ritiene il nostro un caso Sar», spiegano dalla ong.

«La Tunisia (dove La Valletta vorrebbe che venissero portati i migranti, ndr), così come tutti gli altri stati del Maghreb non sono considerati posti sicuri – spiega il capitano della Alan Kurdi, Klaus Merkle -. Non ci sono casi negli ultimi anni in cui una nave abbia fatto sbarcare persone salvate in mare in un porto tunisino contro la loro volontà. Questo sarebbe contrario alle leggi internazionali».

A questo punto per il governo e per la neo ministra Lamorgese, trovare una soluzione all’Alan Kurdi diventa un problema politico da risolvere al più presto. Continuare a tenere la nave al largo, magari sperando che a sbloccare la situazione ci pesi Malta, significherebbe confermare la politica salviniana rinunciando a dare quel segnale di discontinuità promesso, soprattutto dal Pd. «L’ho chiesto ieri e lo ribadisco oggi: il governo revochi il divieto di ingresso in porto», ha scritto su Twitter il dem Matteo Orfini, mentre per Riccardo Magi (+Europa) «bisogna affrontare l’immigrazione in modo serio, non scimmiottando Salvini». A chiedere un segnale di discontinuità sono anche Nicola Fratoianni di Sinistra italiana e l’ex presidente di Emergency Cecilia Strada per la quale «la vergogna europea continua».

* Fonte: il manifesto

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