Navi al largo: Alan Kurdi salva 13 migranti, Eleonore ancora senza approdo

Le ong Sea Eye e Lifeline. Bloccate al largo di Lampedusa e La Valletta

Adriana Pollice * • 1/9/2019 • Immigrati & Rifugiati • 195 Viste

Nuovo salvataggio ieri mattina. A entrare in azione è stata la nave Alan Kurdi dell’ong tedesca Sea Eye, che ha soccorso 13 naufraghi (8 i minori) su di un barchino in legno sovraccarico. L’intervento è avvenuto in acque Sar maltesi e i volontari hanno avvisato tutte i Centri di coordinamento dell’area. Nel pomeriggio hanno messo la prua verso Lampedusa e si sono posizionati in stand by accanto alla Mare Jonio, a 13 miglia dall’isola siciliana. In serata è arrivato il divieto di ingresso in acque territoriali da parte del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, poi trasmesso a Infrastrutture e Difesa per la firma.

L’altra ong tedesca, Lifeline, resta con la nave Eleonore (di appena 20 metri) fuori dalle acqua territoriali maltesi con i 101 migranti salvati sei giorni fa: «Un’altra notte in condizioni indegne – raccontano da bordo -. La sera l’equipaggio spegne il radar e il satellite in modo che alcune persone possano dormire sul tetto, liberando spazio sul ponte. Non ci sono metri sufficienti per stendersi, si deve riposare appoggiati gli uni agli altri. C’è un solo bagno per tutti. Durante il giorno il sole picchia, la gente si accampa sotto un telone di plastica azzurra sul ponte superiore. È difficile camminare da prua a poppa durante il giorno senza calpestare nessuno, impossibile di notte». Il più giovane dei naufraghi ha 13 anni, gli altri circa 30: «A causa della deportazione nei campi di prigionia libici, ci sono molti casi di scabbia, molte tracce di maltrattamenti e ferite da arma da fuoco. Sono traumatizzati», raccontano ancora i soccorritori.

E ancora: «In realtà stavamo cercando un altro gommone quella notte, ci è capitato di essere in quell’angolo di mare quando abbiamo trovato i migranti all’ultimo minuto. Il loro gommone stava già affondando, una camera d’aria era vuota e la parete laterale era sostenuta a mano dall’interno. Un’altra camera è esplosa durante il salvataggio, gli ultimi 40 li abbiamo portati in salvo giusto in tempo. Dagli stati europei non arriva alcuna soluzione. Se il tempo dovesse peggiorare non potremmo reggere il mare. Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di farci approdare in un porto sicuro».
Così le navi di volontari in stallo sono diventate tre. Mentre i naufraghi a bordo sopportano un’inutile crudeltà, altri migranti continuano a sbarcare in Italia, del tutto indifferenti ai «porti chiusi» sbandierati da Matteo Salvini e difesi da Luigi Di Maio persino con l’alleanza giallo verde ormai finita.

Ieri mattina in Sardegna, nel Sulcis, sono approdati 46 algerini approfittando delle condizioni meteo favorevoli: 33 sulla spiaggia di Porto Pino, nel comune di Sant’Anna Arresi, intorno alle 7. Alle 8.45 il secondo sbarco nel porticciolo di Sant’Antioco, dove i carabinieri hanno fermato altri 13 algerini. Tutti trasferiti nel centro di accoglienza di Monastir.
Ancora ieri quattro tunisini sono arrivati sulla costa di Linosa.

* Fonte: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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