Rouen, brucia un impianto chimico. L’allarme: «Non uscite da casa»

L’incendio scoppiato in un edificio dello stabilimento Lubrizol che produce additivi lubrificanti

Francesco Ditaranto * • 27/9/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 227 Viste

Un gigantesco incendio è scoppiato nella notte tra mercoledì e giovedì nello stabilimento Lubrizol di Rouen, in Normandia. Circa 200 vigili del fuoco del capoluogo della Senna-Marittima, sono stati impegnati nel tentativo di domare il rogo che ha devastato l’impianto chimico, di proprietà dell’americana Lubrizol Corporation, nel quale si producono additivi per lubrificanti. Nel primo pomeriggio di ieri le fiamme erano state circoscritte, ma per averne definitivamente ragione, secondo il responsabile del corpo, bisognerà lavorare per giorni. Al momento non si segnalano vittime, ma l’attenzione è rivolta al rischio di un disastro ecologico e sanitario.

Dalle prime ore di ieri, un’alta colonna di fumo era visibile a parecchi chilometri dal sito industriale e si sono moltiplicate le segnalazioni circa la caduta di sostanze oleose sul terreno e sulla città. Le prime analisi dell’aria, realizzate su richiesta della Prefettura di Rouen, non hanno rilevato livelli di «tossicità acuta». Eppure le autorità hanno raccomandato agli abitanti di limitare al minimo indispensabile gli spostamenti. Per precauzione, le scuole di ogni ordine e grado, asili nido compresi, rimarranno chiuse fino a lunedì prossimo. Sempre in via cautelativa, l’azienda dei trasporti pubblici ha disposto il fermo dei propri mezzi fino alla mattinata di oggi, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini. Una decisione, quest’ultima, in contraddizione con il tentativo delle autorità di rassicurare la popolazione e che il prefetto stesso della città sulla Senna, ha definito una «scelta ingiustificata».

Soltanto ieri sera, gli abitanti della zona vicina allo stabilimento sono stati autorizzati a rientrare nelle loro case. Il ministro dell’interno, Christophe Castaner, giunto sul luogo per monitorare la situazione, ha assicurato che il rischio di incidenti ulteriori, nella fattispecie di esplosioni come quelle verificatesi nelle ore immediatamente successive allo scoppio dell’incendio, è stato evitato grazie alla messa in sicurezza dei prodotti più pericolosi stoccati nei padiglioni dello stabilimento.

Tra gli abitanti, però, non sembra regnare l’ottimismo e non solo per gli effetti immediati dell’inalazione delle sostanze disperse nell’aria. Nonostante l’incendio sia ormai circoscritto, le dimensioni della nuvola nera sviluppatasi dall’impianto, lasciano immaginare che le sostanze nocive sprigionate dall’incendio possano ricadere al suolo, come già è successo ieri, in un’area molto vasta della Normandia e non solo. Le autorità hanno diffuso una serie di raccomandazioni ad agricoltori e allevatori, tra le quali il divieto di raccogliere i prodotti in campo aperto e l’obbligo di mettere al riparo gli animali.

Ora gli occhi sono puntati sulla Senna. Anche se si tratta, per il momento, solo di un rischio, il fiume simbolo della Francia, potrebbe essere inquinato dalla tracimazione dei bacini di raccolta dell’impianto chimico. Alcune tracce di residui di produzione sono già state individuate sulla superficie dell’acqua. Per prepararsi a uno scenario di contaminazione diffusa del corso d’acqua, Castaner ha predisposto l’attivazione del piano Plomar (un piano d’emergenza contro l’inquinamento delle acque), che dovrebbe limitare i danni in caso di esondazione delle vasche.

L’impianto della Lubrizol di Rouen era classificato «Seveso», come altri 1300 siti in Francia. La denominazione fa chiaro riferimento al disastro che colpì il comune lombardo nel ‘76 e indica l’alto livello di rischio legato alla presenza in un impianto di sostanze pericolose. Non è la prima volta che lo stabilimento di Rouen fa parlare di sé. Nel 2013, una fuoriuscita accidentale di gas aveva fatto sentire i suoi effetti fino a Parigi e addirittura in Inghilterra. Il 4 settembre scorso, sempre in un impianto Lubrizol, ma questa volta a Le Havre, un incendio era scoppiato nella sala di filtraggio non facendo vittime, mentre nel 2003, ancora nella città portuale era stata un’esplosione a scuotere lo stabilimento del colosso nordamericano. Sotto accusa, in questo elenco di incidenti, le misure di sicurezza inadeguate. Un’inchiesta è stata aperta per stabilire responsabilità e cause dell’incidente.

* Fonte: Francesco Ditaranto,  il manifesto

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