Trivelle in Sicilia, la Regione dà il via libera alla Panther Oil texana

Trivelle in Sicilia, la Regione dà il via libera alla Panther Oil texana

Sicilia. Scontro all’Ars tra 5Stelle e destra

Tocca cinque province (Ragusa, Siracusa, Catania, Enna e Caltanissetta), cinque fiumi ne disegnano i confini, due rilievi montuosi – gli Iblei e gli Erei – ne tratteggiano quasi il perimetro. Un’area vasta, tra canyon e fiumare, contrassegnata da strati sedimentari di lave preistoriche, lungo la linea settentrionale è stata identificato il tratto di contatto tra le placche euroasiatica e nordafricana. Siamo nel Val di Noto, uno «scrigno» che contiene tesori del barocco tanto da rientrare tra i siti patrimonio dell’Unesco. Sotto ci sono giacimenti di gas e petrolio. Un business fiutato agli inizi del Duemila dalla Panther Oil, tra le più grandi compagnie petrolifere del mondo.

I TEXANI SEDICI ANNI FA provarono a mettere le mani sul grande affare ma furono stoppati dalla popolazione che si scaglio contrò i progetti di trivellazione del sottosuolo. Il movimento riuscì a bloccare tutto, nonostante l’allora governo di Totò Cuffaro avesse dato campo libero ai petrolieri, concedendo i nulla-osta. Tra carte bollate e ricorsi al Tar la corsa all’oro nero si fermò. Adesso gli americani ci stanno riprovando. Contro si ritrovano il movimento No-Triv che non ha mai abbassato la guardia. Con loro ci cono alcune amministrazioni, che lo stanno affiancando nella battaglia. Anche il premier Conte, proprio nelle ultime ore, ha assicurato che il suo governo non avallerà le trivellazioni. Si vedrà.

A RIAPRIRE LE SPERANZE di business degli americani è stato il governo Musumeci, che ha dato l’ok a un progetto di trivellazione per la ricerca di gas presentato da Panther Eureka Srl, adesso Maurel et Prom Italia Srl. Con un decreto assessoriale del 5 luglio, firmato da Toto Cordaro, la Regione ha espresso parere favorevole alla procedura relativa alla valutazione di incidenza ambientale, autorizzando la compagnia petrolifera a procedere a un rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca denominato «Fiume Tellaro». Un pass partout, secondo gli ambientalisti, per le attività di estrazione di idrocarburi. Il permesso di ricerca riguarda un’area di 660,37 Kmq nelle provincie di Siracusa, Ragusa e Catania in cui si trovano sei comuni e siti inseriti nella World Heritage List dell’Unesco e che interessa siti della Rete Natura 2000 e del Parco degli Iblei. I comuni di Noto, Scicli e Modica si sono già mossi per fermare le trivelle. I sindaci potranno essere supportati gratuitamente nei ricorsi al Tar dal professore di diritto costituzionale Enzo Di Salvatore. Sono stati programmati incontri, dal 15 al 17 settembre, con gli uffici legali e gli amministratori dei comuni. Il sindaco di Rosolini, l’avvocato Giuseppe Incatasciato, ha calendarizzato un incontro per valutare tutte le possibili azioni legali a salvaguardia del territorio e delle sue risorse paesaggistiche, ambientali, archeologiche, turistico-economiche e legate alla salute dei cittadini.

IL SUO COLLEGA DI MODICA, Ignazio Abbate, è preoccupato «per lo sversamento di petrolio nel territorio ibleo con un possibile danno delle falde acquifere che servono diverse comunità» e ha stabilito di procedere al ricorso, affiancando il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti. «Consideriamo assolutamente negativi i tentativi di puntare di nuovo su permessi di ricerca di idrocarburi soprattutto su un territorio ad altissima vocazione turistica ed agricola con modelli socioeconomici ben realizzati» attacca il comitato «No Triv». Per il sindaco di Noto «non è una questione tra chi è favorevole e chi no o della valutazione dei punti di forza e dei pericoli insiti in questi processi estrattivi; è la visione diametralmente opposta ad ogni forma di profanazione e di sfruttamento del suolo, del sottosuolo e dell’ambiente marino che è lontanissima dalla nostra cultura e dal nostro modo di pensare e agire».

MA SULLE RESPONSABILITÀ politiche è in atto uno scontro tra la Regione e il M5s. Per Musumeci «si tratta di un percorso delineato dal governo nazionale, nel novembre del 2018, e attuato dagli organi periferici della Regione, peraltro con giudizio insindacabile, come quello reso nel maggio di quest’anno dalla competente soprintendenza ai beni culturali». Per la giunta, insomma, il permesso di ricerca non poteva non essere concesso. Ma poi aggiunge: «Ogni altra attività, svolta in contesti compatibili, non può che essere subordinata ad adeguate misure compensative, a cominciare dal riconoscimento, da parte del governo centrale, del diritto alla defiscalizzazione dei prodotti petroliferi per i cittadini residenti in Sicilia: la stagione dello sfruttamento indiscriminato del sottosuolo è finita».INSOMMA SI PUÒ FARE ma a certe condizioni. Il M5s però non ci sta. «Musumeci dice che è colpa del governo nazionale, quando invece il ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, proprio in materia di trivellazioni ha dato un segnale molto chiaro bloccando oltre 40 nuovi permessi di trivellazioni off shore nel mar Mediterraneo Su quelle di terra però la competenza è della Regione – attacca Giampiero Trizzino – si attenga alla linea del governo nazionale. Musumeci dimostri quindi concretamente la sua ‘contrarietà’ revocando in autotutela». Una polemica analoga era già scoppiata nel 2007. A lanciare un forte appello per la salvaguardia della zona fu Andrea Camilleri: l’appello, rilanciato da diversi politici e da Legambiente, venne sottoscritto da ottantamila persone.

* Fonte: Alfredo Marsala, il manifesto



Related Articles

I predatori dei beni comuni

Beni comuni. La vicenda dell’acciaieria di Taranto ha messo in evidenza che la necessaria ricomposizione tra lavoro, salute e ambiente fin qui negata dalla sviluppo capitalistico deve coinvolgere lavoratori e popolazione

Campania, via libera agli inceneritori

? Terra dei fuochi © Mauro Pagano

Terra dei fuochi. La protesta dei comitati al Quirinale. Il decreto è quasi legge

Bulgaria: Gli elettori snobbano il nucleare

Trud, 28 gennaio 2013

Chiamati a rispondere alla domanda “la Bulgaria deve sviluppare la produzione di energia nucleare costruendo una nuova centrale atomica?”, il 61 per cento degli elettori ha risposto “sì” in occasione del referendum del 27 gennaio. Ma solo il 20 per cento degli elettori ha partecipato alla prima consultazione popolare nella storia della Bulgaria post-comunista, ben al di sotto del quorum del 60 per cento. Il quesito faceva riferimento alla costruzione della seconda centrale nucleare del paese, a Belene, sospesa dal marzo 2012.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment