Trump alza il Muro antimigranti in una oasi Unesco. E tutela chi inquina

Stati uniti. Via i limiti sugli sversamenti e scempio all’Organ Pipe Cactus, al confine con il Messico. Gli ecologisti: «Tragedia nazionale». Il presidente Usa finora si è già mosso per abrogare 80 leggi in tema di tutela ambientale

Marina Catucci * • 14/9/2019 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Immigrati & Rifugiati, Internazionale • 206 Viste

L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato l’abrogazione di un regolamento dell’era Obama per limitare le sostanze chimiche che possono essere utilizzate vicino ai corpi idrici. Il cambiamento, che dovrebbe entrare in vigore nel giro di poche settimane, significa che chi inquina non avrà più bisogno di alcun permesso per rilasciare sostanze potenzialmente dannose in corsi d’acqua e in zone definite umide.

Dal suo insediamento ad oggi il tycoon si è mosso per eliminare più di 80 norme e regolamenti ambientali. Un’analisi del New York Times, basata sulla ricerca della Harvard Law School e della Columbia Law School, ha ricostruito il modo in cui Trump affronta lo smantellamento delle leggi riguardanti la protezione dell’ambiente, colpendole due volte – come ha sottolineato Caitlin McCoy, membro del programma di diritto ambientale ed energetico presso la Harvard Law School: «Prima trova il modo di ritardare l’applicazione attraverso una regola minore per guadagnare tempo, e poi fa l’affondo emettendo una seconda regola, questa volta sostanziale».

Questo processo non è sempre semplice, e in diversi casi le regole non sono state cancellate in quanto l’amministrazione non è riuscita a fornire un’argomentazione legale abbastanza solida a favore delle modifiche proposte, oppure le agenzie hanno saltato i passaggi chiave del processo di regolamentazione, come ad esempio informare il pubblico, e in diversi casi i tribunali hanno ordinato alle agenzie di applicare le regole a favore dell’ambiente.

Questa volta, però, The Donald non si è risparmiato, e oltre alle deregolamentazioni riguardanti le sostanze chimiche, con sgomento dei gruppi ambientalisti, ha iniziato la costruzione di una sezione del muro di confine Usa-Messico, lungo il bordo meridionale di un «monumento» naturale, l’Organ Pipe Cactus in Arizona, un’area selvaggia protetta a livello federale e riserva naturalistica riconosciuta dall’Unesco.

«Ciò che viene proposto è di usare i bulldozer e demolire una delle riserve più prezione di biodiversità di tutti gli Stati Uniti – ha commentato Amanda Munro, del Southwest Environmental Center – Creare un muro in luogo tanto prezioso dal punto di vista naturalistico sarebbe un errore colossale e una tragedia nazionale»; ma questo non sembra toccare nessuna corda del tycoon.

Organ pipe, situato a sud-ovest di Tucson, in Arizona, è una terra selvaggia di 330mila acri che ospita leoni di montagna, pecari, antilocapre in via di estinzione e «più specie di uccelli di quante si possano elencare», stando al sito web del National Park Service.

E come se non bastasse, quella in questione è anche un’area profondamente significativa per la vicina nazione indiana di Tohono O’odham che da tempo si oppone al muro di confine che Trump intende costruire sulle terre sacre della tribù.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto

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