Grande Distribuzione. Conad-Auchan, sciopero e cortei per salvare 12mila addetti

Oggi il tavolo al Mise in cui la nuova proprietà dovrà spiegare il piano industriale. La Filcams Cgil: altro che “Persone oltre le cose”, l’azienda non tutela i lavoratori

Massimo Franchi * • 30/10/2019 • Lavoro, economia & finanza, Sindacato • 262 Viste

Sciopero, manifestazioni e presidio sotto il ministero dello Sviluppo. Giornata cruciale per la vendita di Auchan a Conad e per i 18mila dipendenti del gruppo francese che lascia l’Italia. Dopo mesi di ritardi e caos, finalmente la nuova società Bdc Italia – con Conad al 51% e la lussemburghese Pop 18 Sarl del chiacchieratissimo finanziere Raffaele Mincione al 49% che userà il vecchio marchio Margherita – dovrebbe svelare a governo e sindacati il piano industriale per i 279 punti vendita acquistati dai francesi con i marchi Simply e Sma.
Il passaggio però finora è avvenuto solo per 109 punti vendita e quindi solo 5.700 dei 18mila dipendenti diretti di Auchan hanno ora qualche garanzia sul loro futuro. Per i restanti 12.300 è «buio pesto», come denuncia la Filcams Cgil che insieme a Fisascat Cisl e Uiltucs ha indetto lo sciopero che oltre al presidio sotto al Mise alle 10 vedrà manifestazioni in tante città: a Milano – dove è grave la situazione di Rozzano, sede amministrativa di Auchan con 800 dipendenti – e a Torino i presidi saranno sotto la prefettura, sempre al mattino.
La situazione è molto complessa. Anche perché Conad è una cooperativa di esercenti e quindi ogni punto vendita passa ad un nuovo imprenditore che – senza indicazioni dalla sede centrale – non ha obblighi verso i dipendenti, soprattutto nel caso dei punti vendita più piccoli. «Dei 109 negozi già ceduti solo 12 sono ipermercati, mentre dei restanti 160 non ancora passati di proprietà solo 34 sono ipermercati», spiega Alessio Di Labio, segretario nazionale della Filcams Cgil.
A gettare benzina sul fuoco sono arrivate le dichiarazioni di Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad, di solito molto attento a misurare le parole che lo hanno portato a fare di Conad la leader nel mercato della Grande distribuzione (Gdo). «L’acquisizione di Auchan si sta rivelando più complessa del previsto anche per l’atteggiamento dei sindacati ai quali spiegheremo che è come se in un ospedale i medici non si occupassero di curare il malato ma di trasmettere il virus agli altri pazienti contagiando anche il personale dell’ospedale – ha detto Pugliese qualche giorno fa – . Invece non bisogna perdere di vista che l’obiettivo è curare il malato. Con la nostra operazione si salvano migliaia di posti di lavoro ma quasi ci si auspica anche il nostro di fallimento. Non succederà: salveremo i punti vendita e i lavoratori di Auchan ma certo non a costo di compromettere il nostro equilibrio e la sicurezza dei nostri 56mila dipendenti», ha concluso Pugliese, lasciando intendere che Conad non può permettersi di assumere tutti i 18mila dipendenti di Auchan.
A parte le voci – tutte da confermare – di interessamento per alcuni punti vendita da parte di Carrefour e Esselunga, la posizione dei 13mila dipendenti è molto a rischio. Per tacere delle condizioni contrattuali peggiorative per i 5mila già passati.
Per tutti questi motivi i sindacati chiedono a Conad di rispettare lo slogan pubblicitario «Persone oltre le cose», mutuandolo in «Il lavoro oltre le cose». «Ci rivolgiamo a Conad perché il ruolo di Mincione nell’operazione non è mai stato chiarito ma è evidente: è interessato solo alla parte immobiliare, gli 800 milioni di valore dei negozi Auchan», denuncia Di Labio.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

photo by BKP [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)]

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