Kosovo alle urne, perdono i «signori della guerra»

Elezioni. Vincono Vetevendosje (nazionalista) e Lega democratica, con la candidata donna premier, Vjosa Osmani

Alessandra Briganti * • 8/10/2019 • Internazionale • 123 Viste

«Abbiamo perso, andremo all’opposizione». Con queste parole a mezzanotte passata Kadri Veseli candidato premier del Partito democratico del Kosovo (Pdk), certifica la svolta storica del voto di domenica scorsa in Kosovo. Per la prima volta dalla dichiarazione unilaterale d’indipendenza nel 2008 il partito del Presidente della Repubblica Hashim Thaqi, ex leader Uck soprannominato «il Serpente», non entrerà nella maggioranza di governo. Esclusi anche gli altri «signori della guerra» che hanno dominato il Kosovo indipendente per undici anni. Un terremoto politico, o quasi.

A vincere è il partito di centro-sinistra nazionalista Vetevendosje! di Albin Kurti con il 25.5% dei voti che a due anni dalle scorse elezioni si conferma il partito più votato nel Paese. Al secondo posto con il 24.9% dei consensi si piazza la Lega democratica del Kosovo (Ldk), il partito di centro-destra fondato dal primo Presidente kosovaro, Ibrahim Rugova, che ha candidato per la prima volta una donna Vjosa Osmani alla presidenza del Consiglio. I due partiti guidati dagli unici leader che non hanno iniziato la loro carriera nelle file dell’Uck, raccolgono insieme la maggioranza dei voti.

La coalizione della guerra, invece, sconta la decisione di presentarsi divisa al voto. In realtà era evidente da tempo che gli equilibri fossero saltati. A determinare la rottura era stata la proposta di accordo di scambio – impossibile – di territori tra Serbia e Kosovo, caldeggiata da Thaqi, di concerto con Bruxelles e Washington, e fortemente osteggiata dal premier uscente Ramush Haradinaj, sostenuto in questo da Berlino e Londra.

Il premier dimissionario, messo fuori gioco dal Serpente, ha cercato di sabotarne l’azione scatenando una guerra commerciale con la Serbia che di fatto ha provocato uno stallo nelle relazioni con Belgrado. Haradinaj però ne è uscito isolato sia all’interno che all’esterno, circostanza che lo ha spinto a cogliere al balzo la convocazione del Tribunale dell’Aja per i crimini commessi dall’Uck per dimettersi ed evitare così il voto di sfiducia cui stavano lavorando le opposizioni.

I risultati di questa frattura sono emersi con evidenza nel voto di ieri. Il Pdk si è piazzato terzo con il 21.1% dei voti. Anche nelle roccaforti storiche come Prizren, il Pdk è scivolato dietro Vv, staccando di misura l’Ldk. Haradinaj grazie alla stramba coalizione con il Partito socialdemocratico (Psd), nato da una costola di Vv e guidato dal sindaco di Pristina Shpend Ahmeti, riesce a strappare l’11% dei voti, mentre i due soci di minoranza del governo Haradinaj, NISMA – Iniziativa socialdemocratica di Fatmir Limaj, e Alleanza per un nuovo Kosovo (Akr) del ministro degli Esteri uscente Behgjet Pacolli, non superano la soglia di sbarramento.

La Lista serba stravince nelel zone della minoranza serba con il 90% dei voti, con un picco del 98% a Mitrovica Nord, capoluogo del Kosovo del Nord. In questo modo il «partito di Belgrado» si aggiudica i dieci seggi riservati alla minoranza serba, dimostrando ancora una volta come il principale problema dei serbi in Kosovo sia la Serbia di Aleksandar Vucic e la sua rete criminale che li tiene in ostaggio.

Quella che si apre ora è una fase piena di incognite. Kurti ha già annunciato l’intenzione di cercare un accordo di governo con l’Ldk, ma occorrerà vedere se la comune avversità contro l’establishment che ha governato il Kosovo finora, basterà a tenere uniti due partiti così diversi tra loro.

A destare qualche perplessità è anche l’agenda nazionalista del leader di Vv. In realtà Kurti sembra aver accantonato la sua proposta di indire un referendum per l’unificazione del Kosovo con l’Albania non solo perché il progetto non trova ora sponda a Tirana, ma anche perché la priorità è attuare un programma di riforme che rilanci l’economia e l’occupazione e che soprattutto faccia uscire il Kosovo da quel buco nero di corruzione e malaffare in cui è sprofondato da vent’anni.

La vera incognita e quella potenzialmente più destabilizzante è Thaqi, l’unico della vecchia guardia a essere sopravvissuto allo tsunami. Il Serpente, che siede sullo scranno della Presidenza, ha la competenza esclusiva nelle trattative con la Serbia. Chissà che Thaqi non lo utilizzi per creare frizioni con l’eventuale governo Vv-Ldk, contrario all’accordo di scambio. D’altronde il Serpente non ha alcuna intenzione di morire.

* Fonte: Alessandra Briganti, il manifesto

 

photo by Ulisi at the English Wikipedia [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)]

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