Ladri di futuro. Scandalo povertà minorile: triplicata in 10 anni

I minori che vivono in Italia in povertà assoluta sono 1,2 milioni. È povero uno su tre, 1 su 7 lascia la scuola, le seconde generazioni sono senza cittadinanza

Roberto Ciccarelli * • 22/10/2019 • Bambini & Giovani, Povertà & Esclusione sociale, Welfare & Politiche sociali • 155 Viste

È la denuncia del decimo «Atlante dell’infanzia a rischio» presentato ieri da Save The Children. Da quando è iniziata la crisi, più di dieci anni fa, il numero dei minori che crescono senza beni, servizi e prospettive di futuro necessari per una vita dignitosa è più che triplicato. È una condizione più dura rispetto agli anni più duri della crisi tra il 2011 e il 2014. L’Italia continua a non avere un Piano strategico per l’infanzia e l’adolescenza, investe risorse insufficienti in spesa sociale, alimentando gli squilibri nell’accesso ai servizi e alle prestazioni

I minori che vivono in Italia in povertà assoluta sono 1,2 milioni. La cifra impressionante stabilita dal decimo «Atlante dell’infanzia a rischio», presentato ieri in tutto il paese da Save The Children, è uno spicchio della povertà assoluta degli adulti: oltre 5 milioni di persone, secondo l’Istat. Da quando è iniziata la crisi, più di dieci anni fa nel 2008, il numero dei minori che crescono senza beni, servizi e prospettive di futuro necessari per intravedere una vita dignitosa è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12.5% del 2018. È una condizione ancora più dura rispetto agli anni più duri della crisi, tra il 2011 e il 2014. In quel triennio il tasso di povertà infantile duplicò, passando da eccezione a emergenza. Oggi è diventata strutturale e interessa molte dimensioni della vita personale e associata dove si trovano i minori, insieme alle loro famiglie. Solo nel 2018, 453 mila bambini di età inferiore ai 15 anni hanno dovuto fare ricorso a pacchi alimentari. La povertà è anche abitativa in un paese dove circa 2 milioni di appartamenti sono sfitti e inutilizzati. In dieci anni il 14% dei minori ha patito sfratti, mancanza di riscaldamento, sovraffollamento e tutte le immaginabili condizioni che rendono infernale una vita.

*** Contro la povertà il lavoro non basta più: ci vuole un reddito di base

LA POVERTÀ ECONOMICA è inoltre collegata alla povertà educativa, due fenomeni che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Oggi un giovane su sette ha abbandonato precocemente gli studi, quasi la metà dei bambini e adolescenti non ha letto un libro oltre quelli scolastici in un anno, uno su 5 non fa sport. Dieci anni fa la scuola è stata massacrata da oltre 8 miliardi di euro di tagli che hanno peggiorato le condizioni di vita, e di studio, soprattutto nel Mezzogiorno. La povertà è una costruzione politica, l’effetto di decisioni economiche in un paese dove le diseguaglianze territoriali sono storiche. Dei «tre miliardi» chiesti dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti per l’istruzione e l’università in legge di bilancio non c’è ancora traccia nella legge di bilancio. Dell’annunciato «assegno unico» per le famiglie, un assegno universale per ciascun figlio, dalla nascita all’età adulta, se ne parlerà dal 2021. Il ministro della famiglia Elena Bonetti sostiene che il Ddl collegato alla manovra di quest’anno sarà finanziato con il riordino delle spese esistenti e con nuovi investimenti. Il presidente dell’Inapp Stefano Sacchi sostiene che se si prevede una spesa per 240 euro a figlio costerà 30 miliardi. Se, più realisticamente, si avessero a disposizione 2,2 miliardi converrebbe concentrare le risorse sulla fascia che va dai zero ai tre anni. «Noi insistiamo su asili nido, scuola e formazione. Per noi bisogna invertire la rotta. Scuole aperte tutto il giorno, salari più alti per gli insegnanti, innovazione e collegamento con le imprese. Ecco di cosa ha bisogno il Paese» ha commentato il segretario del Pd e governatore del Lazio Nicola Zingaretti, Gli effetti di queste iniziative, in gran parte annunciate, restano incerti e frammentari rispetto a un fenomeno multidimensionale come la povertà che colpisce dall’infanzia e non abbandona più l’essere umano.

L’IMPOVERIMENTO è infine ambientale. Un altro effetto di un modello capitalista che impone il sotto-salario, il lavoro povero e in nero, la povertà strutturale è la cementificazione del paese. L’atlante di Save The Children segnala un aumento di 30mila ettari di territorio cementificato avvenuto dal 2012 al 2018. Il 37% di dei minori si concentra in 14 grandi aree metropolitane, in ambienti non a misura di bambino. In una città su 10 non si raggiunge la dotazione minima di verde pubblico di 9 metri quadri per abitante prevista dalla legge. Cresce anche il numero di nuove auto immatricolate. Il rapporto tra ogni neonato che nasce in Italia e le macchine nello stesso anno è di 1 a 4. Oggetti che difficilmente i bambini di oggi potranno acquistare domani. In compenso potranno osservare le statistiche sui decessi per smog. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente 61 mila persone in 17 anni. Un record.

I NUMERI per denunciare lo scandalo e l’impotenza delle politiche che dovrebbero rimediare ai guai creati 10 anni fa non mancano anche in questo articolo. Spesso però hanno l’effetto di naturalizzare le ingiustizie e confonderle per un destino. È il tempo della speranza. La ritroviamo in quel potente inno al rovesciamento del mondo, la «canzone degli Infelici Molti e dei Felici Pochi» scritta da Elsa Morante: «Sarebbe una magnifica stravaganza di scavalcare tutti insieme i tempi brutti in un allegro finale: FELICI TUTTI! Forse, il primo segreto essenziale della felicità si potrebbe ancora ritrovare. L’importante sarebbe di rimettersi a cercare».

***LE REGIONI***

LOMBARDIA. Il 15,3% dei bambini vive in condizioni di povertà relativa, una situazione che coinvolge quasi 1 minore su 6 nella regione, l’incidenza più bassa della media nazionale (che è intorno al 22%). Aumenta il numero di ragazzi con cittadinanza non italiana: «I danni provocati dai mancati investimenti nei servizi per la prima infanzia e dall’incapacità di varare una norma per riconoscere la cittadinanza ai bambini di seconda generazione sono sotto gli occhi di tutti», ha detto Valentina Polizzi, referente lombarda di Save the Children.

LIGURIA. L’11,3% dei minori che vivono in Liguria si trovano in condizioni di povertà relativa. Il numero è triplicato negli ultimi dieci anni, in linea con il dato nazionale. Per Save the Children non si tratta solo di povertà economica, ma anche educativa e culturale. Anche in Liguria i ragazzi che abbandono la scuola sono oltre il 12%, con un incremento dello 0,3% negli ultimi dieci anni.

LAZIO. Il 15,4% dei minori vive in condizioni di povertà relativa, un dato inferiore alla media nazionale, pari al 22%, ma che riguarda comunque quasi 1 minore su 6 nella regione. Nell’edilizia scolastica, l’82,9% degli edifici scolastici della regione è privo del certificato di agibilità, il peggiore dato in Italia dove la media si attesta al 53,9% tra le scuole che hanno compilato il dato. Solo il 16,9% dei bambini ha accesso ai servizi per la prima infanzia. Nella fascia tra i 16/17 anni in Italia quasi 1 minore su 2 non apre un libro durante l’anno.

MARCHE. Oltre alla povertà relativa che colpisce un bimbo su cinque nelle Marche, nella regione la povertà educativa in un decennio è rimasta invariata: il 39,3% dei minori non apre un libro durante l’anno (40,4% nel 2008) e la percentuale dei «disconnessi culturali», cioè quelli che non svolgono alcuna attività culturale, si attesta al 67,4%. La percentuale di nuovi nati è scesa del 29,8% negli ultimi dieci anni e, lo scorso anno, il 10,8% di bimbi e adolescenti era di cittadinanza non italiana.

SICILIA. Un bambino su tre oggi in Sicilia vive in condizioni di povertà relativa – il 34,3% – e solo il 5,2% dei bambini ha accesso ai servizi per la prima infanzia. «Insieme a quelle intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche tra bambini italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e delle classi ghetto» sostiene Alessio Fasulo di Save the Children Sicilia.

SARDEGNA. Le due piaghe dell’infanzia in Sardegna sono la povertà relativa e la dispersione scolastica. Nell’isola il 35,1% dei minori, uno su tre, vive in condizioni di povertà relativa: è un dato sopra la media nazionale, che si attesta al 22%. Anche in Sardegna, anche a causa della crisi economica, negli ultimi dieci anni sono nati sempre meno bambini: meno 29,9% rispetto al 2008. Più di due ragazzi su 5 lascia la scuola, crescono i «Neet». Insieme a Calabria e Sicilia, la Sardegna supera del 20% il tetto nazionale medio di abbandoni scolastici.

SCUOLA. SENZA INVESTIMENTI EDIFICI INSICURI Su un totale di 40.151 edifici censiti dall’anagrafe dell’edilizia scolastica – si legge – ben 7 mila sono classificati come «vetusti», circa 22.000 sono stati costruiti prima degli anni Settanta e delle norme che hanno introdotto l’obbligo di collaudo statico (sono 15.550 quelle che ne sono prive) e un numero ancora maggiore prima del 1974, anno di entrata in vigore delle norme antisismiche. «È indispensabile rendere ogni scuola un luogo sicuro. Chiediamo che gli spazi pubblici abbandonati e in stato di degrado siano riqualificati e destinati ai bambini e agli adolescenti, a partire dalle periferie urbane» sostiene Raffaela Milano di Save the Children.

I SINDACATI: «UNA CRONICA DISEGUAGLIANZA». «La povertà educativa è la causa principale per cui nel nostro paese continuano a trasmettersi forti diseguaglianze sociali, economiche e culturali dai genitori ai figli» sostiene il segretario della Cgil Maurizio Landini. Il numero dei minori poveri è «triplicato il numero negli ultimi dieci anni. La povertà economica è direttamente correlata a quella educativa» sostiene la segretaria della Cisl Annamaria Furlan. Il rapporto di Save The Children «disegna prospettive di una cronica e insanabile diseguaglianza sociale. Bisogna lavorare, come recita la Costituzione, per rimuovere questi ostacoli» afferma Carmelo Barbagallo, segretario della Uil.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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