Migranti. Ancora una strage di donne e bambini davanti Lampedusa

Migranti. Ancora una strage di donne e bambini davanti Lampedusa

Mente l’Europa si prepara a discutere il piano di ridistribuzione dei migranti (se ne parlerà oggi a Lussemburgo al vertice dei ministri dell’Interno), nel Mediterraneo si continua a morire. Un barcone con più di 50 persone è naufragato la notte scorsa quando si trovava a sole sei miglia dall’isola di Lampedusa. La tragedia è avvenuta quando sul posto sono arrivate in soccorso le motovedette della capitaneria di porto e della Guarda di finanza. Il mare mosso e il movimento improvviso dei migranti che si sono spostati tutti sullo stesso lato ha provocato il rovesciamento dell’imbarcazione. Tra quanti sono finisti in acqua solo in 22 sono riusciti salvarsi. I soccorritori hanno recuperato i corpi di 13 donne ma all’appello mancano anche 8 bambini, tra i quali anche una bimba di appena 8 mesi insieme alla mamma. A rivelarlo è stata la zia della piccola, tra i sopravvissuti al naufragio. E tra i dispersi ci sarebbero anche alcune donne incinta. «L’imbarcazione non era in condizioni di affrontare la traversata», ha detto il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, giunto sull’isola. La procura ha aperto un’indagine in cui si ipotizzano i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la morte in conseguenza di un altro reato. «Se solo le persone a bordo avessero avuto un giubbotto o soltanto un salvagente oggi sarebbero vive»,ha aggiunto il magistrato.

Ora spetta all’inchiesta fare luce sui molti punti oscuri del naufragio. Intanto sul perché l’imbarcazione, che sarebbe partita ventiquattro ore prima dalla Libia, ha fatto sosta in Tunisia prima di cominciare la traversata del Mediterraneo. Un’ipotesi potrebbe essere che gli scafisti hanno imposto la tappa per caricare altri migranti, sovraccaricando così oltre il limite l’imbarcazione, non più lunga di 10 metri. I migranti che si trovavano a bordo erano infatti tutti tunisini o subsahariani. Un altro interrogativo riguarda poi le condizioni meteo: «E’ strano che siano stati fatti partire con queste condizioni del mare», ha aggiunto Vella parlando di «un viaggio animalo». «Stiamo approfondendo e sentendo i superstiti, che sono tutti sotto choc per l’accaduto». Condizioni del mare che hanno reso più difficile anche il recupero dei corpi.

«E’ una mattanza. Non si può consentire che la gente muoia così e continui a morire così», ha commentato il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, mentre per l’ong spagnola Open Arms la tragedia si sarebbe potuta evitare se solo fosse stata avvisata. «Probabilmente saremmo arrivati in tempo perché la nostra nave era a sole 20 miglia di distanza», ha accusato il fondatore della ong, Oscar Camps. «E’ orribile che una nave come quella di Open Arms, che tutti conoscono per la sua capacità di azione e salvataggio, non sia stata attivata per percorrere le 20 miglia e poter intervenire». Da Bruxelles, invece, l’ex medico di Lampedusa, oggi europarlamentare Pietro Bartolo parla di «tragedia annunciata. E’ impensabile che il Mediterraneo resti ancora privo di una missione di ricerca e soccorso in mare, mentre l’Europa sta a guardare», ha aggiunto Bartolo.

Proprio in Europa si sposta oggi il dibattito sui migranti. A Lussemburgo è infatti prevista la discussione tra i ministri dell’Interno dei 28 sull’accordo siglato di Malta. Nonostante le buone intenzioni, è difficile che si possa arrivare a una condivisione dell’intesa raggiunta il 23 settembre scorso da Italia, Malta, Germania e Francia, secondo la quale un gruppo di paesi volenterosi accetterebbe di dividersi i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo. Almeno ufficialmente fino a ieri sera non si era infatti fatto avanti nessuno, mentre sia la Grecia che la Spagna – dove gli arrivi sono più numerosi rispetto all’Italia – si sarebbero tirate indietro perché la divisione dei migranti non considera quanti percorrono le rotte del Mediterraneo occidentale e orientale. Rotta, quest’ultima, messa in evidenza anche da un documento che sempre la Grecia, ma questa volta con la Bulgaria e Cipro, presenteranno al vertice: «L’Ue e i suoi Stati membri – si legge – dovranno essere pronti, con urgenza, ad affrontare questa rinnovata sfida».

* Fonte: Carlo Lania, il manifesto



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