Migranti, i dati del Viminale: pochi rimpatri e richieste d’asilo, diminuiti gli sbarchi

Continuiamo a registrare un trend in diminuzione degli arrivi via mare nelle nostre coste» spiega la ministra Lamorgese, ma «sono in aumento gli sbarchi autonomi, in particolare dalla Tunisia»

Adriana Pollice * • 3/10/2019 • Immigrati & Rifugiati • 389 Viste

La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, si è presentata ieri alle commissioni congiunte di Senato e Camera per fare il punto sul tema migranti alla vigilia della riunione del Consiglio europeo del 7 e 8 ottobre. «Nel 2018 sono stati 6.820 i rimpatri forzati e 1.161 quelli volontari – ha spiegato -. Nel 2019 fino ad oggi siamo a quota 5.044 rimpatri, più 200 volontari». Risultati scarsi, quindi, come nel resto del continente. Sul tavolo la prossima settimana ci sarà la richiesta di «un’iniziativa europea per favorire nuovi accordi di riammissione e per implementare quelli in vigore». Se il governo gialloverde non è stato efficace sui rimpatri, ha avuto invece un impatto forte sulle richieste d’asilo: le istanze sono scese da 118.440 del 2018 a 50.298, con un taglio del 58%. Gli arrivi non destano allarme: «Abbiamo registrato un aumento degli sbarchi autonomi, in particolare dalla Tunisia. Ma il trend nel 2019 è in calo del 63%: 7.783 contro 21.112 del 2018», ha spiegato Lamorgese. Tema caldo le ricollocazioni tra i paesi Ue: «Solo pochi stati si sono impegnati e le procedure non sono agevoli. Per il 2018-2019, su 855 sbarcati in Italia, le offerte di accoglienza sono state per 673 persone e, di queste, solo 241 sono state effettivamente trasferite».

Il pre-accordo siglato a Malta sarà il punto di partenza della discussione: l’intesa prevede la distribuzione automatica dei migranti e la possibilità di attivare una rotazione volontaria dei porti di arrivo; i ricollocamenti dovranno avvenire entro 4 settimane e sarà lo stato che accoglie a procedere a eventuali rimpatri. «È un progetto pilota che può essere rimaneggiato», ha concluso Lamorgese. Per poi aggiungere: «Il lavoro può essere agevolato dalla individuazione di paesi sicuri» direttamente in Africa, punto in cima all’agenda del ministro Di Maio. Ma dal ministero dell’Interno tedesco ieri è arrivato l’avvertimento: «La Germania è orientata ad abbandonare il meccanismo automatico di redistribuzione qualora dovesse creare un significativo aumento di arrivi di migranti».

* Fonte: Adriana Pollice,  il manifesto

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