Raid Usa contro i talebani del maggio 2019: 80 vittime furono civili

Il 5 maggio scorso un’ondata di raid aerei colpì più di 60 siti nel distretto di Bakwa nella provincia di Farah e nel vicino distretto di Delaram (Nimruz). Ieri gli investigatori della missione delle Nazioni unite in Afghanistan (Unama) hanno reso noto il bilancio dell’operazione che aveva l’obiettivo di colpire alcuni laboratori di metanfetamina controllati [&hellip

Emanuele Giordana * • 10/10/2019 • Guerre, Armi & Terrorismi • 178 Viste

Il 5 maggio scorso un’ondata di raid aerei colpì più di 60 siti nel distretto di Bakwa nella provincia di Farah e nel vicino distretto di Delaram (Nimruz). Ieri gli investigatori della missione delle Nazioni unite in Afghanistan (Unama) hanno reso noto il bilancio dell’operazione che aveva l’obiettivo di colpire alcuni laboratori di metanfetamina controllati dai talebani: ci furono quasi 80 vittime civili e tra loro 60 morirono.

Risultati ben diversi dal proclama del ministero dell’interno afgano che, riferendosi agli attacchi di Farah, aveva affermato che erano stati uccisi 150 talebani. Un rapporto congiunto di Unama e dell’Ufficio per i diritti umani dell’Onu (Ohchr) smentisce quella baldanza. A Farah ci furono ben 39 vittime civili: 30 morti, cinque feriti e quattro dispersi. Tra loro 14 bambini e una donna. L’Ohchr sostiene inoltre di aver ricevuto anche rapporti attendibili e credibili di almeno altre 37 vittime civili – 30 morti e sette feriti – la maggior parte delle quali donne e bambini. Conteggi molto diversi. Mentre alcuni dei civili uccisi o feriti negli attacchi aerei lavoravano nei laboratori gli altri erano fuori dagli edifici, ricorda il rapporto che cita anche le dichiarazione della Usfor-A (le forze atatunitensi nel Paese) secondo cui non c’erano state vittime civili negli attacchi aerei.

La reazione di stizza degli americani all’uscita del rapporto si è trasformata in una critica diretta a Unama e al modo «in cui ha raggiunto le sue conclusioni» poiché sulla base delle regole d’ingaggio «il personale nei laboratori era membro dei talebani e obiettivo militare legittimo». Punti di vista.

Il rapporto non deve far credere che sia una storia solo del passato come dimostrano, per citarne solo un paio, i raid stragisti recenti su un matrimonio e in un campo agricolo mentre la gente si recava alle nozze o stava dormendo dopo il raccolto. Come riportava ieri Air Force Magazine: «Gli aerei statunitensi in Afghanistan hanno registrato il secondo numero più alto di attacchi aerei in un solo mese negli ultimi 10 anni…A settembre, aerei americani con e senza equipaggio hanno condotto 948 attacchi aerei, il totale più alto da quando il conteggio ha raggiunto 1.043 nell’ottobre 2010». I raid sarebbero stati da gennaio 1.838, quattro volte di più rispetto ai 500 dell’anno scorso.

Numeri resi noti l’8 ottobre dal Comando centrale delle forze aeree (Afcent) che ha conteggiato assieme raid aerei statunitensi e della coalizione. Ed è questo un elemento che confonde le acque. Non è chiaro infatti se a Farah furono solo aerei americani (spesso in copia con l’aviazione afgana) e quante siano state nel 2019 le sortire di aerei Nato, tra cui figurano in servizio anche elicotteri e caccia italiani.

* Fonte: Emanuele Giordana, il manifesto

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