Il mestiere delle donne. Vita e lavoro, una conciliazione difficile

Istat. L’11,1% delle donne con almeno un figlio non ha mai lavorato per prendersene cura, un valore superiore alla media europea (3,7%)

il manifesto • 19/11/2019 • Diritti umani & Discriminazioni, Lavoro, economia & finanza, Studi, Rapporti & Statistiche • 102 Viste

Conciliare il lavoro e la cura dei figli è un’impresa per le donne. Secondo l’Istat il tasso di occupazione delle madri tra 25 e 54 anni alle prese con i figli piccoli, fino a 14 anni, è del 57% a fronte dell’89,3% dei padri. L’interruzione lavorativa per chi è occupato o la mancata partecipazione al mercato del lavoro per motivi legati alla cura dei figli riguardano quasi esclusivamente le donne: l’11,1% delle donne con almeno un figlio non ha mai lavorato per prendersene cura, un valore superiore alla media europea (3,7%). E nel Mezzogiorno, una donna su 5 con almeno un figlio dichiara di non aver mai lavorato per prendersene cura.

La conciliazione tra vita e lavoro è un problema strutturale per un terzo degli occupati (35,1%). È anch’esso un lavoro squilibrato. Lo conferma questo dato: il 38,3% delle madri occupate, oltre un milione, ha dichiarato di aver apportato un cambiamento nella propria vita a seguito della nascita dei figli. Nella stessa situazione si trova poco più di mezzo milione di padri (11,9%).

Il problema è lo stato sociale che manca. Questa realtà emerge dai comportamenti registrati dall’Istat. Poco meno di un terzo delle famiglie con figli minori usa i servizi pubblici o privati – asili nido, scuole materne, ludoteche, baby-sitter. Il 38% conta sull’aiuto di familiari, soprattutto dei nonni, o di amici: il welfare informale in un mercato del lavoro iper-precario.

Mentre si aspetta il taglio delle rette degli asili nido esistenti per le fasce medio-basse delle famiglie contribuenti annunciato dal governo, può essere utile avere qualche conferma della situazione: i servizi sono considerati costosi. E per questa ragione non sono utilizzati. C’è anche da valutare l’ipotesi che, pur costosi, questi servizi siano inferiori alla domanda e, così facendo, costringano le famiglie ad organizzarsi da sé. Ricorrendo anche in questo caso al cosiddetto «Welfare» informale familiare. Ancora una volta: i nonni.

All’Istat risulta che tra le madri di figli piccoli che dicono di non utilizzare i servizi, il 15% ne avrebbe bisogno. La quota sale al 23,2% per chi ha figli fino a 5 anni. Le motivazioni per le quali non si ricorre all’utilizzo dei servizi sono perché troppo costosi (9,6%) oppure assenti o senza posti disponibili (4,4%). A sud le lavoratrici ricorrono meno ai servizi. Il 31% dei nuclei familiari con figli fino a 14 anni si avvale di servizi pubblici o privati: al Nord il 34,5%, al Centro il 33,3% e nel Mezzogiorno il 24,9%.

Per il lavoro delle madri è cruciale il titolo di studio: è occupato oltre l’80% delle madri con la laurea contro poco più del 34% di quelle con titolo di studio pari o inferiore alla licenza media. Il divario con le donne senza figli scende da 21 punti, se il titolo di studio è basso, a 3,7 punti se pari o superiore alla laurea.

* Fonte: il manifesto

 

Foto di Robin Higgins da Pixabay

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