Dati Istat sulle povertà, un italiano su cinque da 842 euro al mese in giù

Istat. “La disuguaglianza non si riduce” con il reddito totale delle famiglie più abbienti che “continua a essere più di sei volte quello delle famiglie più povere”

Mario Pierro * • 6/12/2019 • Povertà & Esclusione sociale, Studi, Rapporti & Statistiche, Welfare & Politiche sociali • 325 Viste

Le famiglie più abbienti hanno un reddito sei volte superiore rispetto a quello dei nuclei più poveri. È diminuita la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale per una minore incidenza di situazioni di grave deprivazione materiale, ma resta stabile quella di chi è a rischio povertà, cioè lavora ma non riesce ad arrivare alla fine del mese con il solo stipendio. In cifre: il 20,3% delle persone residenti in Italia (circa 12 milioni e 230 mila individui) hanno un reddito netto inferiore a 10.106 euro (842 euro al mese).

È il quadro descritto ieri dal rapporto sulle condizioni di vita, reddito e carico fiscale delle famiglie dell’Istat: da un lato la diseguaglianza non si riduce, dall’altro lato la ricchezza è distribuita tra chi possiede già una posizione consolidata e tende a migliorare la propria condizione. La linea della frattura sociale non attraversa solo le classi, ma anche i territori. E conferma le storiche sperequazioni italiane: il Mezzogiorno, con un valore minimo del 29.398 euro (contro 36.293 euro per i residenti in Italia) presenta il livello di disuguaglianza più elevato, mentre il Nord-est (con reddito pari a 41.019 euro) quello più basso. Nello specifico è in queste regioni che la povertà e l’esclusione sociale stanno aumentando dal 33,1% nel 2017 al 34,4% nel 2018.

Viceversa, il dato più basso si registra nel Nord-est con il 14,6%, mentre il calo della povertà più visibile è stato registrato nel Nord-ovest (dal 20,7% nel 2017 al 16,8% nel 2018), in particolare per quanto riguarda la deprivazione materiale. Un miglioramento in questo senso è avvenuto anche nel Nord-est (da 16,1% a 14,6%) e nel Centro (da 25,3% a 23,1). Le famiglie più povere sono quelle con tre o più figli (36 %) seguite da quelle monogenitoriali. Chi vive in famiglie con almeno un cittadino straniero presenta un rischio di povertà o esclusione sociale sensibilmente più elevato (42,7%) rispetto a chi vive in famiglie composte solamente da italiani (25,5%). Il divario è ancora più accentuato sia per il rischio di povertà (36,2% contro 18,4% per le famiglie di soli italiani) sia per la grave deprivazione materiale (16,1% contro 7,6%), mentre la bassa intensità lavorativa risulta più che dimezzata tra gli individui in famiglie con almeno uno straniero (6,8% a fronte del 12 % per le famiglie di soli italiani). In generale, la diminuzione dei redditi familiari in termini reali è più alta per le famiglie più numerose mentre è decisamente più contenuta per le famiglie con due componenti.

Nonostante la crescita registrata fino al 2017, la contrazione dei redditi rispetto al 2007, anno precedente la crisi, è rimasta notevole. I redditi familiari hanno perso in termini reali una media dell’8,8%. In generale nel Mezzogiorno il livello di reddito medio è più basso dell’11,9%, nel Centro dell’11%, del 6,7% nel Nord-ovest e del 6% nel Nord-est.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

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