Il piano di Unicredit: ottomila esuberi per garantire dividendi

Profitti Tagliando il Lavoro. Il piano dell’ad Mustier per il 2023: 6 miliardi di dividendi tagliando il costo del lavoro. L’istituto ha chiuso l’anno con 4,3 miliardi di utile. I sindacati: inaccettabile

Massimo Franchi * • 4/12/2019 • Lavoro, economia & finanza • 378 Viste

Oramai i piani aziendali più hanno nomi neutri e più prevedono esuberi. Quello presentato ieri mattina dall’amministratore delegato di Unicredit Jean Pierre Mustier si chiama «Team 23». L’idea di «squadra» dell’ad francese della seconda banca italiana e quinta in Europa è però particolare: nel 2023 non ne faranno parte ben 8 mila dipendenti («a tempo pieno, full time equivalent») sugli attuali 84 mila, pari al 9,52% del totale. Tutti però concentrati tutti in Italia, Germania e Austria dove la banca ha 51mila dipendenti. Il conto più salato è proprio per il nostro paese: 6 mila esuberi su 38 mila dipendenti, pari al 15,79 %. Il tutto a causa di una «ottimizzazione della rete di filiali» con «chiusure di circa 500 unità tra il 2019 e il 2023» con la scusa della digitalizzazione e dell’home banking.

IL PIANO NATURALMENTE è fatto per garantire dividendi record agli azionisti – la vera «squadra» di Mustier, guidata dal fondo americano Black Rock col 5% – pari a circa 8 miliardi di euro, tra cedole e riacquisto di azioni, nell’arco del piano, di cui 6 miliardi rappresentati da dividendi in contanti e 2 miliardi da riacquisto di azioni proprie. Per il 2019 il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha deciso di raddoppiare la distribuzione di capitale prevista dal precedente piano al 40%. I 5 miliardi di utili quindi si spiegano in buona parte col taglio del costo del lavoro.

Le reazioni dei sindacati sono durissime. «Noi in questo piano di Mustier vediamo esplicita la volontà di desertificare l’Italia, soprattutto il Sud all’interno di una strategia che da un anno punta ad alleggerire di molto la banca con lo scopo di venderla, magari ai tedeschi», denuncia il segretario generale Fisac Cgil Giuliano Calcagni. «Nel giro di pochi mesi Mustier ha venduto il fondo Prelios, il fondo Pioneer e le quote in Mediobanca e Fineco, ha sciolto la joint venture in Turchia con Yapi Kredi. Poi ha parlato di una sub-holding all’estero e ha proposto tassi negativi sui conti correnti sopra i 100mila euro. È chiaro che sta operando per essere una preda appetibile sul mercato europeo. Per noi, la testa del gruppo deve restare italiana ed Unicredit deve continuare a garantire il sostegno all’economia del nostro paese. Ma di quali esuberi stiamo parlando? Quale digitalizzazione di successo? – si chiede Calcagni – Serviranno molte assunzioni, un’iniezione di nuova occupazione stabile ed un piano straordinario di formazione e di riqualificazione alle nuove professioni per preparare i lavoratori al nuovo modello di banca digitale».

«Mustier farà come Mittal per Taranto: chiederà uno scudo penale per Unicredit?», si chiede polemico il segretario generale Fabi Lando Maria Sileoni. «Nel nuovo piano non è prevista alcuna assunzione e UniCredit è una banca nella quale i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8mila esuberi si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti tagliati a partire dal 2007. Stesso discorso per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500. Per questo – chiude Sileoni – il piano industriale così com’è non può nemmeno essere preso in considerazione».

«CREDIAMO CHE IN REALTÀ gli unici veri esuberi della banca siano il ceo Jean Pierre Mustier e il management che ha ideato un progetto senza visione industriale e di prosperità e sradica la banca dal tessuto sociale e territoriale in cui opera, con la promessa di enormi dividendi per gli azionisti da conseguire grazie a forti penalizzazioni per le lavoratrici e i lavoratori», tuona il segretario generale Uilca Massimo Masi. Per il numero uno della First Cisl Riccardo Colombani il nuovo piano industriale di Unicredit «rappresenta uno schiaffo ai lavoratori che con i loro sacrifici hanno consentito alla banca di superare i momenti difficili che si sono succeduti negli ultimi anni».

Durissimo anche Maurizio Landini: «Diciamo no e diciamo basta. Il lavoro non può essere considerato una merce che si prende quando serve e si butta quando fa comodo. Unicredit annuncia 8mila esuberi e chiude i primi nove mesi con un utile di 4,3 miliardi. Questo non è fare impresa, è essere irresponsabili. Non lo possiamo accettare. Il governo non può accettarlo. Prima di aprire un gravissimo conflitto Unicredit riveda tutto. Ritiri quanto ha improvvidamente annunciato e, prima di compiere azioni gravi e irreparabili, discuta con il sindacato», dichiara il leader della Cgil.

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo aveva avvertito: «Vedremo di capire cosa sta avvenendo e di intervenire nel caso ci dovessero essere degli esuberi – ha detto -. Il nostro obiettivo non è intervenire in emergenza, ma prevenire in qualche modo le crisi».

«Ma quale responsabilità sociale? Il Piano che Unicredit ha annunciato è una vera e propria mannaia orientata alla maggiore creazione di valore per gli azionisti, senza alcun riguardo al capitale umano dei lavoratori», commenta Pietro Bussolati della segreteria nazionale del Partito Democratico.

I 6mila posti da tagliare in Italia potrebbero essere gestiti col Fondo esuberi usato in questi anni da tutti i gruppi che permette scivoli verso il pensionamento e incentivi alle dimissioni. Ma si tratterebbe dell’uscita più pesante mai utilizzata.

* Fonte: Massimo Franchi, il manifesto

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