Iran. Dopo il generale Soleimani, assassinato il capo delle milizie sciite

Iran. Dopo il generale Soleimani, assassinato il capo delle milizie sciite

Secondo l’agenzia di stato Irna l’esecuzione, non rivendicata, sarebbe legata a quella del generale Soleimani

È l’alba in un paesino di campagna dell’Iran sudoccidentale. Uomini in moto, mascherati e armati di kalashnikov attendono la loro vittima davanti a casa e gli sparano quattro colpi. A fare le spese di questa esecuzione è un miliziano sciita. Una scena da Far West. Viene da pensare a un regolamento di conti in una località dove le bande controllano il territorio, un po’ come la mafia ad altre latitudini. Ma probabilmente c’è dell’altro.

LA VITTIMA DELL’ATTENTATO di ieri si chiamava Abdul Hussein Mujaddami ed era il comandante regionale delle milizie Basij, la forza paramilitare di volontari nata dopo la rivoluzione del 1979 e legata ai pasdaran. A riferirne la morte è stata al-Arabiya, l’emittente televisiva degli Emirati dedicata ai notiziari e ai programmi di approfondimento, la più seguita nel mondo arabo anche per la tempestività delle notizie e la trasmissione di filmati dei militanti jihadisti. Il governatore della vicina città di Shadegan e il direttore delle relazioni esterne dei pasdaran in Khuzestan hanno confermato l’uccisione del comandante.

L’AGENZIA DI STAMPA Irna descrive la vittima come «un difensore dei luoghi sacri», sostiene che l’azione non è stata rivendicata ma ritiene sia legata all’uccisione del generale Soleimani il 4 gennaio in un raid aereo americano a Baghdad: Mujaddami aveva combattuto in Siria ed era vicino al capo delle forze speciali dei pasdaran. Anche lui è stato definito «martire» dalla stampa iraniana: i famigliari potranno così godere di una serie di vantaggi, anche economici.

È accaduto a Darkhovin, un paesino di 2.766 abitanti, 70 km a sud di Ahvaz nel sud-ovest del Khuzestan, la regione al confine con l’Iraq dove vive quel 2% della popolazione iraniana di etnia araba i cui movimenti indipendentisti sono sobillati e finanziati dalle monarchie sunnite del Golfo.

Nel Khuzestan si trovano molti giacimenti di petrolio, ma i proventi dell’oro nero vengono gestiti nella capitale Teheran, con un evidente scontento della popolazione locale che aveva sofferto parecchio durante la guerra scatenata dall’Iraq di Saddam Hussein (1980-88). A Darkhovin si trova anche la centrale nucleare Esteghlal, avviata al tempo dello scià con l’apporto tecnologico della francese Framatone. Nel 1976 lo scrittore e finanziere americano Paul Erdman vi aveva ambientato la novella distopica Crash of ’79 in cui raccontava che il sito nucleare era stato completato dai francesi. Protagonista del romanzo nelle vesti di despota e playboy, lo scià era raffigurato mentre vi costruiva bombe al cobalto in collaborazione di israeliani e svizzeri.

LA STORIA È ANDATA diversamente: a causa delle pressioni statunitensi, dopo la rivoluzione del 1979 gli iraniani hanno dovuto fare da soli e accontentarsi di un reattore da 360 megawatt. O forse la realtà è un’altra e giustifica che proprio lì avesse la sua residenza il capo dei miliziani legato a Soleimani.

* Fonte: Farian Sabahi, il manifesto



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