L’Australia assediata dai roghi, bruciano persino le spiagge

Situazione fuori controllo, evacuazioni difficili. Il governo non sa che fare

Marinella Correggia * • 4/1/2020 • Ambiente, Territorio e Beni comuni • 470 Viste

La discesa agli inferi continua negli Stati australiani del Nuovo Galles del Sud, dichiarato in «emergenza» e di Victoria, per la quale è «stato di disastro», dopo quattro mesi di fuoco. E come in una escalation bellica, le prossime ore saranno ancora più catastrofiche, per via delle temperature elevatissime – fra i 45 e i 50° C e dei forti venti. Nella devastazione ambientale e umana, si ammette una situazione fuori controllo.

ALTRI OTTO MORTI IN 48 ORE, decine di migliaia le persone interessate alle evacuazioni o comunque in fuga. Fra i poteri speciali che derivano dalle dichiarazioni di emergenza e disastro c’è la possibilità di forzare gli abitanti ad andare via. Il premier di Victoria, Daniel Andrews, ha detto in tivù rivolgendosi alle cosiddette 5K o leave zones, le zone rosse: «Dovete partire, non possiamo garantire per la vostra sicurezza». A Mallacoota, cittadina del Gippsland orientale irraggiungibile via strada, le navi della Marina militare stanno portando in salvo una parte dei quattromila fra residenti e turisti, molti dei quali hanno dovuto rifugiarsi sulle spiagge la notte di Capodanno. Per via aerea sono state salvate altre persone in difficoltà, ma le operazioni di soccorso sono ostacolate dal fuoco e dal fumo. Da diverse aree si scappa via terra verso i numerosi centri approntati dalle autorità.

L’ANDAMENTO DELLE FIAMME «ha superato ogni previsione scientifica da parte degli umani e dei computer» ha detto Shane Fitzsimmons, commissario del servizio rurale antincendi (Rfs) dello Stato pi colpito, con 4 milioni di ettari incendiati. «Il fuoco sta facendo quello che vuole del territorio», ha spiegato Andy Gillham del gruppo di controllo degli incidenti a Gippsland; «nei prossimi giorni alcune comunità vedranno le fiamme avvicinarsi praticamente da tutte le direzioni».

E ha continuato: «Non ci sono più posti sicuri in assoluto, ci sono solo posti un po’ più sicuri di altri». Le autorità di Victoria hanno dichiarato che 24 comunità sono tuttora isolate. I team di soccorso cercano di farsi strada per garantirne l’evacuazione prima che il rischio aumenti nel week end. Decine le persone irraggiungibili per la cui incolumità sussistono forti dubbi, per esempio a Gongeerah e Bonang. A Nowa Nowa, dove non c’è elettricità da lunedì, la fonte di informazioni e allerta è una radio condivisa da tutti nell’unico luogo adatto alla ricezione: il parcheggio di un supermercato convertito in accampamento e mensa.

A Genoa sono intrappolati cento abitanti. A rischio soprattutto sulla costa sud orientale i servizi essenziali: «Risparmiate l’acqua il più possibile; l’uso sta superando la capacità degli impianti». Sul lago Conjola, nel Nuovo Galles del Sud, un residente – la cui casa era stata incenerita poco prima – è riuscito a salvare due famiglie di campeggiatori facendo loro posto sulla sua barca, mentre il fuoco correva sulle due sponde.

LE FIAMME BUSSANO alle porte della capitale Canberra: immersa nel fumo degli incendi ha battuto New Delhi come città più inquinata del mondo. L’isola dei Canguri ha già perso 150.000 ettari, oltre a molte abitazioni e residence; «il fuoco è inarrestabile, molto più di quanto prevedessimo», ammette il Country Fire Service (Cfs), mentre i suoi 150 pompieri cercano invano di arginare l’avanzata dei roghi e il servizio di traghetti è impegnato nell’evacuazione. Erano attese per i prossimi giorni le navi da crociera.

CONTINUA IL SILENZIOSO URLO della natura arsa viva. L’intera biodiversità è a rischio. Per gli animali, al fuoco si aggiungono la mancanza di cibo, di acqua e ripari. Un articolo pubblicato dall’Università di Sidney, citando un esperto, il professor Chris Dickman, ha precisato che la stima di 480 milioni di animali probabilmente uccisi in questi quattro mesi di fuoco nel solo Nuovo Galles del Sud si riferisce unicamente a mammiferi, uccelli e rettili ed esclude insetti, pipistrelli, anfibi.

SE MAI SI SUPERERÀ l’emergenza (grazie alle piogge), come mitigare gli impatti degli incendi futuri? Con la prevenzione, la manutenzione dei territori, risorse a sufficienza e più serietà di fronte alla sfida climatica, in un’Australia che dipende molto dal carbone. Ora o mai più. E’ stato contestato dai residenti (ma anche un vigile del fuoco non ha voluto stringergli la mano) il primo ministro Scott Morrison nella sua visita alla località di Cobargo, uno degli epicentri della distruzione, due morti e tante case incenerite. Debole la sua difesa: «Io ascolto chi lavora sul campo ma la stagione dei fuochi si sta prolungando e si presenta più difficile per via della siccità». Ma l’agricoltore Craig Calvert, fra i tanti, ha denunciato ai media «l’incompetenza del governo che ha portato a questi disastrosi mesi di fuoco». Difficile anche ignorare il fatto che l’Australia ha speso, negli anni, molto di più in mezzi militari (e guerre) che nella prevenzione e protezione del territorio.

* Fonte: Marinella Correggia, il manifesto

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