Nave militare turca blocca 30 migranti e li consegna alla Libia

Potrebbe essere un nuovo capitolo dell’accordo marittimo siglato tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier libico Fayez al Serraj

Carlo Lania * • 30/1/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 241 Viste

Potrebbe essere un nuovo capitolo dell’accordo marittimo siglato tra il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier libico Fayez al Serraj. Un gommone con trenta migranti è stato intercettato ieri per la prima volta nel Mediterraneo centrale da una nave militare turca che ha poi consegnato gli occupanti alla cosiddetta Guardia costiera libica. A renderlo noto è stata la ong Mediterranea dopo che la notizia era stata pubblicata sul sito del ministero della Difesa turco. L’intervento è stato effettuato dalla fregata Tcg Gaziantep in coordinamento con le autorità di Tripoli. La nave fa parte anche dell’operazione Sea Guardian della Nato, ma l’alleanza ha smentito ogni coinvolgimento i quanto accaduto.

Se operazioni del genere dovessero ripetersi in futuro sarebbe chiaro che l’accordo siglato tra Libia e Turchia oltre a permettere ad Ankara di effettuare trivellazioni in aree di mare rivendicate da Grecia e Cipro, e oltre a un sostegno militare a Tripoli nella guerra contro il generale Haftar, comprenderebbe anche un ruolo attivo della Turchia nel fermare i barconi che partono dal Paese nordafricano. Parlando pochi giorni prima dell’inizio della conferenza di Berlino, del resto era stato proprio Erdogan a chiarire come il memorandum prevedesse anche interventi di questo tipo. «Forniremo addestramento alle truppe libiche contro il terrorismo, il traffico di migranti e contro le minacce alla sicurezza nazionale», aveva spiegato il presidente turco. Ed è probabile che il contrasto delle migliaia di disperati che cercano di raggiungere l’Europa, e non delle organizzazioni criminali che li sfruttano, sarà tra i pochi impegni, se non l’unico, a essere mantenuto tra quelli presi in Germania.

Tra i 55 punti della dichiarazione finale, figurano infatti anche la chiusura graduale dei centri di detenzione dove vengono rinchiusi e torturati i migranti, l’allineamento della legislazione libica al diritto internazionale (la Libia non ha mai firmato la convenzione di Ginevra, neanche dopo l’arrivo di Serraj che pure è sostenuto dall’Onu) e l’accesso alla popolazione civile «inclusi i migranti, i rifugiati, i richiedenti asilo e i prigionieri», alle cure mediche. Belle parole destinate molto probabilmente a rimanere tali, come belle parole è rimasto l’impegno del governo giallorosso di rivedere il memorandum con la Libia per chiedere, anche in questo caso, la chiusura dei centri e l’apertura di strutture gestite dall’Onu. Il memorandum sarà operativo di nuovo il 2 febbraio senza niente di tutto questo.

L’operazione messa a punto dalla nave turca è stata seguita dall’aereo Moonbird della ong tedesca Sea Watch che ha potuto ascoltare le comunicazioni tra la Gaziantep e i libici: «La Turchia, Paese membro della Nato e firmatario della Cedu e della Convenzione di Ginevra – ha commentato la ong – si è resa complice di un ennesima grave violazione dei diritti dell’uomo».

* Fonte: Carlo Lania, il manifesto

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