Più di 500 mila studenti italiani hanno «fatto l’Erasmus»

Mobilità. In crescita i numeri di chi parte e di chi sceglie il nostro paese come destinazione. Ma la «Generazione Erasmus» è ancora solo un simbolo. Perciò il programma va potenziato

Giansandro Merli * • 10/1/2020 • Europa, Istruzione & Saperi • 186 Viste

Sono oltre 500 mila gli studenti italiani che hanno avuto la possibilità di «andare in Erasmus». I numeri si riferiscono al trentennio che intercorre tra il 1987, quando il programma di mobilità europeo ebbe inizio, e il 2017, ultimo anno per cui sono disponibili statistiche ufficiali. Nel 2014 al nome che deriva dallo studioso olandese Erasmo da Rotterdam si è aggiunto il segno +. L’Erasmus + è così diventato il «programma dell’Unione europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport 2014-2020». Con un budget di 14,7 miliardi, il 40% in più del periodo 2007-2013, si è allargato a studenti delle scuole superiori, tirocinanti, volontari e personale docente. Negli ultimi cinque anni sono 13 mila gli insegnanti italiani che hanno seguito corsi di formazione in altri paesi europei.

IL 2017 ha segnato diversi record per il programma: l’Unione Europea ha investito la cifra più alta di sempre, 2,6 miliardi di euro (+13% dell’anno precedente); sono state coinvolte circa 800 mila persone, con un amento del 10% rispetto al 2015/2016. Il trend positivo ha riguardato anche l’Italia. 66.978 partecipanti in 996 progetti italiani hanno beneficiato del sostegno alla mobilità negli ambiti di istruzione superiore, formazione professionale e tirocini, educazione scolastica, apprendimento di adulti e giovani. Il totale delle sovvenzioni ha superato i 128 milioni di euro.

PER QUANTO RIGUARDA l’università, gli studenti e tirocinanti italiani che nel 2016/2017 hanno ottenuto finanziamenti Erasmus + sono stati 35.666. Otto anni prima, nel 2009/2010, erano 21.039 (il 42% in meno). Le istituzioni universitarie che hanno inviato il maggior numero di giovani all’estero sono state l’Alma Mater Studiorum di Bologna, l’Università di Padova e l’Università di Roma La Sapienza. I paesi più gettonati Spagna, Francia e Germania.

LE STATISTICHE rivelano come nell’ultimo anno accademico di cui sono state pubblicate cifre ufficiali l’Italia ha registrato anche un importante balzo per il numero di presenze, ospitando il 10,2% in più di studenti Erasmus. L’agenzia nazionale Erasmus + Indire ha sottolineato che questo aumento ha permesso all’Italia di guadagnare una posizione nella classifica europea. Il nostro paese è stato scelto come destinazione da 19.386 studenti in mobilità per studio e 5.728 studenti in mobilità per tirocinio. Con un totale di 24.114 presenze l’Italia si è collocata dietro Francia (27.800), Regno Unito (31.342), Germania (32.959) e Spagna (47.395).

SI TRATTA DI NUMERI alti e soprattutto in crescita, sebbene l’etichetta di «generazione Erasmus» utilizzata diffusamente per i giovani europei abbia un valore simbolico più che fattuale. Basti pensare che l’obiettivo di Erasmus + per il 2014-2020, cioè gli anni che finora hanno registrato il maggior numero di partecipanti, è coinvolgere il 3,7% dei giovani dei paesi membri. I simboli, comunque, contano. E contano anche le esperienze di vita e studio delle 9 milioni di persone che dal 1987 a oggi hanno usufruito di queste importanti sovvenzioni, che andrebbero estese in termini di quantità e paesi coinvolti. Cosa che in parte fa l’Erasmus Mundus e che è negli obiettivi della Commissione: per il periodo 2021-2027 ha proposto di stanziare 30 miliardi di euro.

ANCHE PER QUESTO l’emendamento votato martedì dal Parlamento britannico sulla non prosecuzione del programma, che prelude più alla volontà di rinegoziarlo che di sospenderlo del tutto, ha provocato reazioni negative sia di tante persone comuni che di esponenti del mondo della politica.

IN ITALIA l’europarlamentare Massimiliano Smeriglio, eletto nelle liste del Partito democratico, ha twittato: «L’antieuropeismo produce disastri culturali. L’abbandono del programma Erasmus da parte della Gran Bretagna ne è una conferma evidente, un errore tragico». Anche Laura Boldrini ha criticato la decisione: «Il sovranismo al potere nega ai giovani la possibilità di fare esperienze formative e allargare gli orizzonti». Per il sottosegretario all’istruzione Giuseppe De Cristofaro «è triste pensare che tra gli effetti della Brexit ci sarà anche l’intenzione di privare i giovani inglesi della possibilità di studiare, lavorare e/o fare esperienze all’estero» e «ancora più triste sarebbe se le opportunità di scambio e crescita che Erasmus + rappresenta fossero intese dai conservatori inglesi come “semplice” merce di contrattazione con l’Ue». Critiche sono giunte anche da esponenti di Italia Viva, tra cui Matteo Renzi.

* Fonte: Giansandro Merli, il manifesto

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