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Deragliamento di Lodi, svolta nelle indagini: «Scambio difettoso»

I periti scoprono un problema all’attuatore prodotto da Alstom. Alert europeo per evitare di montarlo. Si allegerisce la posizione dei 5 operai di manutenzione Rfi

Nina Valoti * • 14/2/2020 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Salute & Sicurezza sul lavoro • 201 Viste

Svolta nelle indagini sull’incidente ferroviario di Lodi. A provocare il deragliamento dell’Eurostar non sarebbe stato un errore umano della squadra di manutenzione di Rfi, ma un difetto in un elemento dello scambio, prodotto dalla multinazionale francese Alstom.
Il procuratore di Lodi Domenico Chiaro ha spiegato che la Procura ha diramato un «alert di sicurezza» dopo che gli stessi periti nominati dalla procura hanno confermato l’esistenza di un problema elettrico dello scambio numero 5, quello incriminato per aver fatto deragliare il convoglio. «Lo abbiamo dovuto fare – ha detto il procuratore – perché quei componenti vengono venduti in tutta Europa».
Si tratta di un componente nuovo di fabbrica. Era stato montato sui binari dell’Alta velocità proprio la notte prima dell’incidente che è costato la vita a due macchinisti. I periti, infatti, hanno potuto riscontrare, a lato dei binari, la presenza del pezzo vecchio che era stato appena sostituito come da normale calendarizzazione.
A confermare la scoperta e l’alert è stata anche l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf). «Ieri sera è pervenuta una comunicazione da parte della procura, a seguito del rilevamento di un difetto interno all’attuatore (una componente dello scambio, ndr). Sono state fatte delle prove in campo e sembra che ci sia un’inversione dei cablaggi interna al dispositivo che si è andato a sostituire», ha detto il direttore Marco D’Onofrio, durante l’audizione in commissione Lavori Pubblici del Senato. «Questo giustifica – ha aggiunto D’Onofrio – il problema che hanno trovato i manutentori nelle verifiche prima del rilascio dell’apparato al regolatore della circolazione perché evidentemente qualcosa non funzionava a dovere». Qualcosa non ha funzionato, proprio come hanno detto gli inquirenti fin dall’inizio dell’inchiesta. Ma, ha spiegato ancora il direttore dell’Ansf, c’è «una prima evidenza che introduce un problema che è stato riscontrato, ma non giustifica completamente tutto. Probabilmente nell’andare a rilasciare il deviatoio forse anche lì qualcosa non ha funzionato».
Rfi ha immediatamente sospeso il montaggio di attuatori di questo tipo. Le indagini quindi potrebbero allargarsi nelle prossime ore, coinvolgendo il colosso francese Alstom che produce il pezzo incriminato. «C’è un’indagine della Procura in corso e aspettiamo l’esito dell’inchiesta», affermano fonti del gruppo francese che opera nel settore della costruzione di treni e infrastrutture ferroviarie,
Ma, precisa lo stesso procuratore, anche montando un pezzo difettoso è naturale che, poi, ci siano dei test, delle prove per confermare che tutto funzioni alla perfezione, prima di riattivare un passaggio dove transitano treni a 300 km/h. Certo è che le indagini con i primi 5 indagati – la squadra di manutenzione Rfi – stanno proseguendo, con il campo delle responsabilità non più solo attribuibile agli operai che lavorarono quella notte sul cosiddetto «punto zero», ma anche a chi ha prodotto i materiali utilizzati per la manutenzione.
A Ospedaletto Lodigiano, intanto, prosegue il lavoro di rimozione dei cavi dell’alta tensione, propedeutici a rimuovere i vagoni del treno dai binari. Per ripristinare l’intera circolazione nel tratto dell’incidente, ci potrebbe volere fino a un mese.
Mercoledì l’associazione di ferrovieri «Ancora in marcia» aveva presentato un esposto alla procura di Lodi denunciando come «l’incidente mette in discussione alla radice i fondamenti della circolazione ferroviaria» chiedendo il ripristino del cosiddetto «treno apripista, treno di servizio utilizzato dopo importanti lavorazioni» per garantire la sicurezza dopo la falla «nel sistema».

* Fonte: Nina Valoti, il manifesto

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