Elezioni in Irlanda, la sfida a tre vede favorito il Sinn Féin

Elezioni. Il partito repubblicano di sinistra ha messo al centro crisi abitativa e sanitaria ed è svettato in testa nei sondaggi. Il voto di ieri potrebbe stravolgere il quadro politico. Oggi i primi dati reali

Vincenzo Maccarrone * • 9/2/2020 • Europa • 268 Viste

DUBLINO. Ieri, mentre la tempesta Ciara si abbatteva sull’Irlanda, gli elettori si sono recati alle urne per eleggere un nuovo governo. Fino all’ultimo è stata una corsa a tre, e già questa è una notizia. Oltre a Fine Gael e Fianna Fáil, i due partiti di centro-destra che da sempre si alternano alla guida del paese, nella contesa è piombato anche il Sinn Féin, il partito repubblicano di sinistra. Gli ultimi sondaggi pubblicati prima del silenzio elettorale davano avanti proprio il Sinn Féin con il 25 per cento, seguito dal Fianna Fáil al 23 e dal Fine Gael, attualmente al governo, al 20. Nemmeno i dirigenti del Sinn Féin si aspettavano sondaggi così positivi, al punto che adesso rimpiangono la scelta di aver presentato solo 42 candidati nei 39 collegi elettorali del paese. Una scelta di prudenza dopo il brutto risultato ottenuto alle europee dello scorso anno, per evitare che più candidati nello stesso collegio si elidessero a vicenda, ma che adesso paradossalmente rischia di penalizzare il partito, che vedrà sicuramente salire i suoi seggi rispetto al 2016, ma non abbastanza per guidare un governo, con la maggioranza fissata a 80 deputati.

A PRESCINDERE dal computo finale dei seggi, la crescita del Sinn Féin ha monopolizzato il dibattito elettorale, attirando anche l’attenzione della stampa internazionale. La notizia che l’ex braccio politico del Provisional Ira potesse anche solo aspirare al governo ha infatti scatenato i commentatori, che hanno puntato il dito sul passato dell’organizzazione. Ma il partito è già dal 2016 la terza forza elettorale nella Repubblica d’Irlanda, oltre a fare parte del governo di unità nazionale nel Nord Irlanda. A più di vent’anni dagli accordi di pace del 1998 è un dato di fatto che oggi il Sinn Féin interpreti gli umori di una fetta consistente dell’elettorato, specie quello più giovane, che è stanco dell’eterna alternanza al potere di due partiti di centro-destra.

Benché in ascesa da anni, è la prima volta che il partito si presenta alle elezioni in testa ai sondaggi. Il dato è ancora più sorprendente se si considera il pessimo risultato alle elezioni europee e locali dello scorso anno. Una battuta d’arresto che aveva messo subito in dubbio la breve leadership di Mary Lou McDonald, che aveva sostituito lo storico leader Gerry Adams nel 2018. E invece, pur con poche settimane di campagna elettorale, il partito è riuscito a impostare la campagna su temi congeniali come la disastrosa situazione abitativa e l’altrettanto disastrosa sanità, per i quali propone misure espansive, da finanziarsi con un aumento della spesa e della tassazione sui redditi più alti e le corporation. E così quella che doveva essere la solita corsa a due fra Fine Gael e Fianna Fáil, con il secondo leggermente favorito sul primo, è diventata una corsa a tre.

I PRIMI DATI REALI arriveranno soltanto nel corso della giornata di oggi. Al momento l’esito più probabile è un governo di coalizione, la cui composizione è però del tutto incerta per via dei veti incrociati fra partiti. Se anche alla fine la spuntassero ancora una volta Fianna Fáil o Fine Gael queste elezioni potrebbero venire ricordate come quelle che hanno marcato la fine dello strano bipartitismo irlandese.

IL PREMIER QUARANTENNE Leo Varadkar e il suo Fine Gael speravano di guidare una campagna elettorale sul buon andamento dell’economia irlandese e sulla gestione efficiente dei negoziati sulla Brexit. La scelta di convocare le elezioni l’8 febbraio, una settimana dopo l’uscita ufficiale del Regno Unito dalla Ue, non è stata casuale. Ma le cose sono andate diversamente. In un sondaggio pubblicato dall’Irish Time, il principale quotidiano irlandese, solo il 3 per cento degli intervistati considerava la Brexit la priorità del prossimo governo, a fronte di un 42 per cento che indicava la sanità e un 34 per cento la casa. E proprio su questi ultimi due fronti il Fine Gael, dopo aver guidato il paese negli ultimi nove anni, è stato messo di fronte alle sue responsabilità. Inaccettabili, proprio perché in un paese nuovamente prospero, i diecimila senzatetto ufficialmente censiti. Inaccettabili anche le centinaia di pazienti senza posti letto in ospedale, costretti a dormire su una barella.Il Fianna Fáil è arrivato alle elezioni da favorito, a nove anni dalle catastrofiche elezioni del 2011 in cui gli elettori punirono la sua disastrosa gestione della crisi, durante la quale il partito aveva salvato le banche e imposto durissime misure di austerità, culminate con l’arrivo della Troika nel 2010. Ma durante la campagna elettorale il leader Micheál Martin ha faticato a distanziarsi dal Fine Gael, che dal 2016 ha guidato un governo di minoranza proprio con l’appoggio esterno del Fianna Fáil, cosa che Mary Lou McDonald non ha mancato di rimarcare ad ogni occasione possibile.

* Fonte: Vincenzo Maccarrone,  il manifesto

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