La Cassazione: « Carola Rackete agì rispettando le regole del soccorso»

Mediterraneo. Le motivazioni della Cassazione contro l’arresto della capitana della Sea Watch

Leo Lancari * • 21/2/2020 • Carcere & Giustizia, Immigrati & Rifugiati • 369 Viste

Quando a giugno dell’anno scorso decise di non rispettare il divieto di ingresso nel porto di Lampedusa Carola Rackete non fece altro che seguire quanto previsto dalle convenzioni internazionali che impongono al comandante di una nave di assicurare un porto sicuro ai naufraghi.

Ad affermarlo è la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, il 17 gennaio scorso, ha rigettato il ricorso presentato dalla procura di Agrigento contro la mancata convalida da parte del gip Alessandra Vella dell’arresto della capitana della Sea Watch 3 per aver forzato il blocco navale messo in atto da una motovedetta della Guardia di finanza di fronte l’isola siciliana. «L’obbligo di prestare soccorso – scrivono i giudici citando la convenzione internazionale Sar di Amburgo – non si esaurisce nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro». Per la Cassazione, inoltre, non vale neanche l’opposizione di quanti ritengono che già la nave sulla quale si trovavano i 40 profughi tratti precedentemente in salvo possa essere considerata un luogo sicuro perché «oltre ad essere in balia degli eventi meteorologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone» come ad esempio quello di presentare richiesta di asilo. Per quanto riguarda infine la motovedetta che rischiò di rimanere incastrata tra la banchina e la nave, i giudici concordano che quelle della Guardia di finanza debbano essere considerate navi militari» ma, aggiungono, «non possono essere automaticamente ritenute anche navi da guerra». Per poter essere qualificata come tale infatti, la motovedetta deve essere comandata «da un ufficiale di Marina al servizio dello Stato e iscritto nell’apposito ruolo degli ufficiali o in documento equipollente, il che nel caso in esame non è dimostrato». Requisito assente visto che al comando dell’imbarcazione si trovava un maresciallo.

Soddisfatti per le conclusioni della corte di sono detti i legali che assistono la capitana tedesca, Alessandro Gamberini, Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero: «L’avevamo detto e scritto contrastando le opinioni della procura – hanno sostenuto i legali -: quell’attracco costituiva l’esito obbligato dell’adempimento di un dovere fondato su norme internazionali e nazionali, necessitato dalle condizioni dei naufraghi a bordo divenute drammatiche». Per la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, i giudici della corte chiariscono che «un nave non è un luogo sicuro e, tanto meno, il luogo dove si esaurisce l’onere di assistere i mnaufraghi. Un assunto – prosegue Linardi – che è stato violato ripetutamente dalle disposizioni del governo precedente e di questo».Per quanto riguarda il contrasto con la motovedetta della Finanza, per il deputato di +Europa Riccardo Magi la manovra della capitana fu «dettata da uno stato di necessità ignorato da governo». Ovviamente critico, infine, il commento di Matteo Salvini: «Se è vero quello che leggo – che si può speronare una nave della guardia di finanza – è un precedente pericoloso perché da domani chiunque si sentirebbe titolato a fare quello che non va fatto», ha detto il leader della Lega.

* Fonte: Leo Lancari, il manifesto

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