Milano, prova a tornare alla normalità e riapre il Duomo

Terapia intensiva. Oggi la Regione Lombardia deciderà se rinnovare o meno le ordinanze con i divieti. I contagiati salgono a

Roberto Maggioni * • 28/2/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 148 Viste

MILANO. Quanto contano i simboli? Il Duomo riaprirà anche ai turisti lunedì prossimo, da mercoledì sera a Milano è tornato l’aperitivo a cui ieri sera ha partecipato anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti. In rete, o quanto meno nella bolla social milanese, spopola il video dell’orgoglio milanese dietro l’hashtag #Milanononsiferma e i giornali chiedono a tutta pagina di far ripartire la «locomotiva d’Italia». Nel frattempo il presidente della Lombardia Attilio Fontana si è dovuto mettere in autoisolamento 14 giorni perché una sua collaboratrice è risultata positiva al coronavirus e ha indossato la mascherina che gli esperti dicono non servire a nulla sui soggetti non infetti in facebook visione.

LA FOTO del presidente della regione «eccellenza d’Italia» con la mascherina verde acqua ha fatto il giro del mondo, alla faccia dello stop al panico e del racconto di Milano e della Lombardia non come i lazzaretti d’Europa. I suoi avversari politici lo hanno criticato definendo quel gesto inopportuno. Resterà tra i simboli di questa crisi e della rappresentazione che se ne fa. Poi c’è la realtà, fatta di 650 contagiati, 40 guariti, 17 morti e il sistema ospedaliero lombardo che inizia a mostrare i primi segni di difficoltà. All’ospedale di Cremona, poco distante dalla zona rossa del lodigiano, i posti letto in terapia intensiva sono finiti.

MERCOLEDÌ i pazienti positivi al coronavirus erano 81, di cui 42 con polmonite, 18 tra loro giudicati in condizioni gravi. Un numero salito nella giornata di giovedì e alcuni tra loro sono stati trasferiti all’ospedale San Matteo di Pavia, al Niguarda e al Sacco di Milano. «Dobbiamo liberare posti» hanno spiegato i medici di Cremona. Una richiesta d’aiuto arriva anche dai medici che si trovano all’interno della zona rossa. L’Ordine dei medici ha diffuso una lettera scritta da due dottoresse di medicina generale dalla zona rossa lodigiana che hanno spiegato che i 4 medici di base della zona della bassa sono in quarantena o ricoverati e i pazienti positivi al coronavirus con polmonite non gravi, e quindi lasciati a casa, non hanno la possibilità di essere visitati. Altro punto di sofferenza all’ospedale San Paolo di Milano, dove mercoledì un anestesista è stato ricoverato per Coronavirus dopo essersi sentito male al lavoro. 100 i tamponi eseguiti tra pazienti e medici e un blocco operatorio è stato chiuso per sanificazione. Nei prossimi giorni capiremo come la politica intende coniugare salute pubblica e ritorno alla normalità.

LA LOMBARDIA deciderà oggi o domani se rinnovare le ordinanze con i divieti siglate dal ministero della Salute e dal presidente della giunta lombarda. Si guarda ai settori produttivi, per lanciare il messaggio che si può tornare alla vita lavorativa di tutti i giorni, e soprattutto alle scuole. Il periodo d’incubazione del coronavirus come sappiamo è di 14 giorni, le misure restrittive verranno revocate dopo una settimana? «Vedremo se si nota un’inversione nella diffusione del virus o se è ancora un po’ troppo presto» ha detto Fontana. In base a quale conteggio però? Ancora non è chiaro, ieri dall’ospedale Spallanzani di Roma hanno spiegato che si sta lavorando per comunicare solo «i casi clinici evidenti», un parametro che cambierà la percezione della diffusione del virus.

PER QUANTO riguarda la Lombardia il bilancio a fine giornata lo ha fatto l’assessore alla Sanità Giulio Gallera. «Abbiamo 37 persone che sono state dimesse dai nostri ospedali. Si tratta delle prime persone ricoverate perché positive che vengono dimesse» ha spiegato l’assessore, che ha sottolineato come siano diminuite le ospedalizzazioni giornaliere, passate dalle 126 del 24 febbraio alle 39 di ieri. «Un dato che complessivamente può farci sperare in una traiettoria discendente, ma lo vedremo nei prossimi giorni». In tutta la Lombardia le persone positive al coronavirus in terapia intensiva sono 28, poco meno di un centinaio i posti liberi rispetto ai circa 900 lombardi. È sulla modalità di lettura di questi dati che si giocherà la riapertura delle scuole lunedì e lo stop ai divieti. Per Gallera Milano si avvia verso una risoluzione positiva: «A Milano oggi non c’è un tema di un piccolo focolaio o di una realtà in espansione per numeri di casi. Il quadro è come quello delle altre province lombarde che, fatta eccezione per Lodi, Cremona, in parte Pavia e per la zona di Alzano Lombardo, presentano pochi casi di positività e non connessi tra loro».

* Fonte: Roberto Maggioni, il manifesto

 

Immagine di cains da Pixabay

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