Stati uniti. Lo show di Trump che rivendica i «successi» e la guerra ai migranti

Stati uniti. Lo show di Trump che rivendica i «successi» e la guerra ai migranti

La speaker Pelosi strappa il testo del presidente: con i democratici è scontro aperto

DES MOINES (IOWA). Donald Trump ha tenuto il suo terzo discorso sullo Stato dell’Unione che, al di là dei 78 minuti di durata, è stato un evento mediatico e di linguaggio simbolico, che ha evidenziato la frattura profonda tra repubblicani e democratici.

A inizio serata Trump si è rifiutato di stringere la mano che gli porgeva Nancy Pelosi. Lei, alla fine dell’evento, ha platealmente strappato in due il testo del discorso di Trump, tenendo i fogli bene in vista, a favore di telecamere.

Lo scorso anno, per Pelosi, era stata la volta dell’applauso beffardo, quest’anno nemmeno più quello: lo scontro si è alzato, e la speaker della Camera ha presentato il presidente tagliando corto con gli orpelli dialettici del «È un onore e un privilegio annunciare il presidente», ma ha preferito un laconico «Ecco il presidente degli Stati uniti».

Trump ha fatto un discorso presidenziale e solenne indirizzato alla sua base e volto alla rielezione. Non ha mai nominato né l’impeachment né la débâcle democratica nel conteggio dei voti in Iowa, ma si è autoincensato descrivendo ed esagerando i suoi successi.

Nelle sue parole c’è un’economia solo vincente, nonostante i salari non siano ancora sufficienti per tutti, tanto che più di trenta milioni di americani non sono in grado di far fronte a una spesa imprevista di 400 dollari.

Anche sull’immigrazione Trump ha esagerato riguardo il muro al confine con il Messico, affermando che la sua amministrazione ne ha costruito più di 160 chilometri. In realtà i nuovi pezzi di muro sono stati costruiti solo per sostituire quelli già esistenti. Quelli davvero nuovi ammontano a meno di due chilometri.

Trump ha poi chiesto al Congresso di approvare due leggi, una che vieti l’assistenza sanitaria gratuita per gli immigrati illegali e un’altra per permettere alle vittime di crimini compiuti dagli «illegali» di intentare cause contro le «città santuario», che garantiscono protezioni ai migranti senza documenti che non violano la legge.

Sempre nel riassunto glorioso della sua presidenza, ha ricordato la morte di Abu Bakr al-Baghdadi e di Qassem Suleimani, entrambi decise e volute da lui, e i rapporti mai così buoni e proficui con la Cina .

Nell’apparato scenico di questo personale rituale politico che si coniuga col reality show, si sono rincorsi i momenti funzionalmente emozionali. Trump ha invitato ad assistere al discorso la moglie e i due figli di un soldato che è in Afghanistan da sette mesi, Townsend Williams, e dopo averne elogiato il lavoro lo ha fatto entrare a sorpresa nell’aula del Congresso. Ha poi presentato un veterano centenario, Charles McGee, con il pronipote 13enne che sogna di diventare un astronauta.

In questo susseguirsi simbolico Melania Trump, presidente della campagna anti-bullismo, ha messo la Medal of Freedom, la più importante onorificenza civile statunitense, al collo del conduttore radiofonico di ultra destra Rush Limbaugh, che lunedì ha annunciato di avere un cancro ai polmoni in fase avanzata.

Limbaugh è noto per i suoi attacchi personali agli attivisti: in una trasmissione ha chiamato «puttana» e «prostituta» una studentessa, che sosteneva il diritto alla copertura assicurativa dei contraccettivi.

* Fonte: Marina Catucci, il manifesto



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