Democrazia malata. Lo stato d’emergenza infetta l’Europa

Il dibattito non riguarda solo Orbán. In Bulgaria, per il momento è stato bloccato un testo di legge analogo a quello ungherese sulla limitazione della libertà di stampa

Anna Maria Merlo * • 31/3/2020 • Europa, Salute & Politiche sanitarie • 278 Viste

Virus e democrazia. In Belgio la prima ministra ha ormai poteri speciali, senza passare per il Parlamento, in Polonia c’è già un semi-stato d’emergenza ma l’unico freno è oltrepassare le elezioni presidenziali di maggio. In Francia lo stato d’emergenza è stato inserito nel codice di salute pubblica e sono stati ampliati i poteri del primo ministro

Per il Consiglio d’Europa, organizzazione dedicata ai diritti umani, «lo stato d’emergenza indefinito e incontrollato non può garantire il rispetto dei diritti fondamentali democratici». Il Parlamento europeo ha espresso «preoccupazione» e chiesto alla Commissione di «valutare se il progetto di legge ungherese rispetta i valori dell’art.2 del Trattato». Lo stato d’emergenza senza limiti di tempo imposto da Viktor Orbán è seguito «con inquietudine» dall’Alto Commissariato per i Diritti umani dell’Onu. Nove organizzazioni ungheresi di difesa della libertà di stampa hanno chiesto ai leader della Ue di opporsi al progetto di legge che prevede 5 anni di carcere per chi diffonde «false notizie» sul virus o sulle misure governative.

La lotta al virus sta colpendo a morte la democrazia? Questo dibattito non riguarda solo l’Ungheria: Orbán si considera un pioniere, fin dai tempi della lotta contro i migranti. In Bulgaria, per il momento è stato bloccato un testo di legge analogo a quello ungherese sulla limitazione della libertà di stampa. Nella Ue, molti paesi hanno votato lo stato d’emergenza, ma sempre temporaneo. In Belgio, la prima ministra Sophie Wilmès ha ormai poteri speciali, senza passare per il Parlamento. In Polonia c’è già un semi-stato d’emergenza ma l’unico freno è oltrepassare le elezioni presidenziali di maggio. In Francia, dopo aver instaurato lo stato d’emergenza sanitario e limitato dal 16 marzo la libera circolazione, il 23 marzo questo stato d’emergenza è stato inserito nel codice di salute pubblica e sono stati ampliati i poteri del primo ministro, sulla base di una legge nata ai tempi della guerra d’Algeria. La legge del 23 marzo è stata votata in fretta nel fine settimana e il Consiglio costituzionale ha ritenuto che le «circostanze particolari» della crisi sanitaria giustificano il non rispetto dell’art.46 della Costituzione che prevede un periodo di almeno 15 giorni tra la proposta di legge e l’esame del Parlamento. Intanto alcuni diritti del lavoro sono sospesi o ritoccati (è possibile lavorare fino a 60 ore la settimana nel paese delle 35 ore). Per ora, lo stato d’emergenza sanitario è previsto per due mesi, ma l’esempio della risposta al terrorismo inquieta: nel 2015 lo stato d’emergenza è stato proclamato per un mese, poi prolungato sei volte e infine molti suoi elementi sono stati inseriti nel diritto comune nell’ottobre 2017. In Spagna, l’esercito ha poteri di polizia. In Gran Bretagna ci sono multe per raggruppamenti di persone «senza una valida ragione» e nel Derbyshire ormai è possibile far ricorso ai droni per scovare marciatori inopportuni nel Peak District. La geolocalizzazione è usata anche in Germania, dove però il Parlamento ha ottenuto garanzie.

Anche in Danimarca c’è stata battaglia contro lo stato d’emergenza che avrebbe permesso alla polizia di entrare in casa di presunti contagiati. Solo l’Olanda e la Svezia non seguono questa strada. In Olanda non c’è il confinamento generale perché impossibile da imporre in nome del rispetto delle libertà individuali. In Svezia ci sono soltanto raccomandazioni dell’agenzia di sanità pubblica, mentre il governo secondo la Costituzione non può interferire.

* Fonte: Anna Maria Merlo, il manifesto

 

Foto di TheAndrasBarta da Pixabay

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