Alarm Phone: «Dodici migranti morti per colpa dell’Europa»

Un dossier di Alarm Phone. I 146 migranti della Alan Kurdi trasferiti oggi su una nave per la quarantena. Vari paesi tra cui l’Italia accusati di aver lasciato naufragare un’imbarcazione con persone a bordo

Marina Della Croce * • 17/4/2020 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 326 Viste

«Dodici persone sono morte per causa del mancato intervento dell’Europa». A sostenerlo è Alarm Phone che accusa le autorità di «Malta, Italia, Libia, Portogallo, Germania» e «Frontex», l’agenzia europea per le frontiere, per il naufragio avvenuto nei giorni scorsi di un gommone in acque Sar maltesi e per il respingimento in Libia dei sopravvissuti. Su quanto accaduto i volontari del centralino che aiuta i migranti in difficoltà nel Mediterraneo ha preparato un dossier in cui si ricostruisce quanto accaduto e che punta il dito contro i paesi citati: «Erano stati informati – è scritto – di un gruppo di 55 (alla fine erano 63) migranti in difficoltà in mare, ma hanno scelto di lasciar morire 12 di loro di sete e annegati mentre organizzavano il ritorno forzato dei sopravvissuti in Libia, un posto di guerra, tortura e stupro». «Tutte le autorità hanno scelto di non intervenire, usando l’epidemia di Covid 19 come una scusa per infrangere drammaticamente le leggi del mare così come i diritti umani e le convenzioni sui rifugiati».

Il gommone era partito nella notte tra il 9 e il 10 aprile da Garabulli, in Libia. A bordo anche sette donne e tre bambini. Nel dossier, realizzato con le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti e la collaborazione delle ong Sea Watch e Mediterranea vengono ricostruiti alcuni momenti dell’odissea vissuta dai naufraghi rimasti – denuncia Alarm Phone – per almeno 72 ore senza ricevere soccorsi. Il 14 aprile, su indicazione di Malta, il gommone viene raggiunto dal mercantile Ivan che però sia per le sue dimensioni che per le condizioni del tempo, non è in grado di soccorrere i migranti.

A quel punto secondo le testimonianze, tre di loro si sono gettati in mare cercando di raggiungere il mercantile e sono affogati. Stessa sorte per altri quattro migranti che si sono gettati in acqua per disperazione. Alla scena avrebbe assistito dall’alto un aereo militare maltese. «Abbiamo gridato aiuto e fatto segni», ha raccontato uno dei sopravvissuti. «Abbiamo fatto segnali all’aereo con i telefoni e abbiano sollevato il bambino per dimostrare che eravamo i difficoltà. L’aereo ci ha visto di sicuro, perché ci ha mostrato una luce rossa. Poco dopo un’altra barca è uscita dal nulla e ci è venuta a prendere».

La seconda barca dovrebbe essere un peschereccio che – insieme a una nave non identificata – ha raccolto i naufraghi a bordo. «Secondo i sopravvissuti – prosegue il dossier – l’equipaggio del peschereccio aveva fatto credere che sarebbero stati portati in Europa. Invece sono stati respinti in Libia». Con i sopravvissuti anche i corpi di altri cinque migranti morti sul gommone di fame e disidratazione. «Sapevamo tutti da sei giorni che queste persone erano n mare da sei giorni e che avevano bisogno di essere aiutate, ma non è stato fatto», ha commentato ieri Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch. Malta ha assunto il coordinamento solo dopo tre giorni. Decidendo di non intervenire ha di fatto facilitato il respingimento illegale di queste persone in Libia».

Una vicenda che adesso potrebbe finire anche in parlamento. Un groppo di parlamentari di +Europa, Pd, Italia viva, Leu e del gruppo Misto hanno infatti chiesto di costituire una commissione internazionale di inchiesta sul naufragio del giorno di Pasquetta, mentre il deputato di *Europa ha chiesto al governo di riferire in parlamento su quanto accaduto. Intanto da ieri non sono più visibili i tracciamenti dei voli Frontex in zona Sar sulla piattaforma FlightAware. A denunciato è stato i giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura che monitora i voli nell’area. «Il paradosso è che si possono tracciare i voli militari ma non quelli in zona Sar per i salvataggi», ha spiegato Scandura.

Intanto mentre la nave basca Aita Mari attende ancora l’indicazione di un porto sicuro dive sbarcare i 40 migranti che ha a bordo, dopo dieci giorni di attesa un’altra nave, l’Alan Kurdi della ong Sea Eye, grazie a un accordo siglato dal ministero dei Trasporti oggi potrà trasferire i 146 naufraghi tratti in salvo su una nave della Compagnia italiana di navigazione dove effettueranno il periodo di quarantena. Ieri a bordo della Alan Kurdi si sono avuti momenti di tensione quando uno dei migranti ha tentato il suicidio gettandosi in mare. L’uomo è stato immediatamente soccorso dai volontari della ong.

* Fonte: Marina Della Croce, il manifesto

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