Covid-19. La Cina riconta i morti, ma le cifre sono sbagliate dappertutto

Analisi dell’Economist sui Paesi europei. I trucchi e il ruolo decisivo dei dati sui tavoli economici dei negoziati europei

Andrea Capocci * • 18/4/2020 • Salute & Politiche sanitarie • 1405 Viste

La Cina corregge i dati delle vittime del Coronavirus. Ma il fenomeno dei “morti fantasma” sfuggiti alle cifre ufficiali riguarda tutta l’Europa. Attesi i dati sulla Germania, faranno capire chi ha saputo davvero gestire la crisi.

La Cina corregge i numeri sull’epidemia di Covid-19, sui quali aleggiava una diffusa perplessità. Le persone morte per Covid-19 a Wuhan, la città in cui è iniziata la pandemia, sono più delle 2600 registrate fino a ieri. Quella cifra non collimava con l’aumento della mortalità rilevato anche fuori dagli ospedali, nelle case e nelle prigioni, e con il numero di funerali che si sono celebrati in città. Le autorità della metropoli allora hanno ripulito le tabelle, tolto i doppioni e inserito i decessi mancanti. Alla fine il conto è stato ben diverso: a Wuhan il Coronavirus si è portato via 3869 persone, cioè il 50% in più dei decessi registrati durante l’epidemia. Il ministro degli Esteri cinese respinge le accuse di aver truccato i dati. Ma diversi osservatori ritengono che persino la correzione, un po’ troppo vicina al 50% esatto, sia sospetta.

Difficile giudicare dall’Italia: anche i numeri del nostro focolaio hanno notevoli margini di incertezza. Per avere un’idea dei decessi sono state più utili le tabelle di mortalità dell’Istat che quelle della Protezione civile. E lo stesso problema si è presentato un po’ in tutta Europa, secondo un’analisi appena pubblicata dal settimanale britannico The Economist.

Forse ispirati dalle inchieste italiane, all’Economist hanno confrontato il numero ufficiale dei morti di Covid-19 nel mese di marzo con l’aumento della mortalità rispetto allo scorso anno per diversi Paesi europei. È solo una stima, perché non tutte le morti in più del marzo 2020 devono essere necessariamente attribuite al Covid-19. Ma il surplus fornisce almeno un ordine di grandezza dell’approssimazione con cui sono contate le vittime dai governi che stanno fronteggiando la pandemia.

Dai grafici dell’Economist si scopre che in Spagna il numero di vittime ufficiali di Covid-19 a marzo, circa 8000, rappresenta solo una parte dei 13000 decessi in più rispetto allo scorso anno. La sottostima delle vittime di Covid-19 è dunque del 60%. Stessa percentuale per la Francia, dove i morti di marzo dovuti al Coronavirus ufficialmente sono 5000, ma la cifra più verosimile è di 8000 vittime. Più precise le cifre del Regno Unito: 6200 le morti ufficiali, 7000 i decessi in più. La sottostima è solo del 10%. All’estremo opposto ci sono i Paesi Bassi. Nel mese di marzo i morti di Covid-19 non sono stati 1700, come dicono le stime ufficiali, ma più probabilmente 4000. Il numero reale delle vittime è quasi due volte e mezzo quello ufficiale.

Il grande assente nell’analisi dell’Economist è la Germania. Lo «Statistisches Bundesamt», l’Istat locale, non ha ancora pubblicato i dati sulla mortalità. «Sono attesi per il fine settimana», spiega l’istituto in una nota. Secondo i dati ufficiali è il Paese che sta gestendo meglio l’epidemia, con soli tre morti ogni cento casi registrati. Un successo che si spiega con il gran numero di tamponi e con l’abbondanza di posti in terapia intensiva, dicono gli esperti, anche se sui test non ci sono dati ufficiali. Ma c’è chi dubita della classificazione dei casi adottata dai tedeschi, come il presidente della società italiana di geriatria Roberto Bernabei: «Se in Germania contano solo il paziente giovane con polmonite interstiziale da Coronavirus, alla fine avranno pochissimi morti». Fra pochi giorni si saprà come stanno le cose davvero. Meriti e colpe delle scelte sanitarie avranno un ruolo decisivo anche sui tavoli economici dei negoziati europei.

* Fonte: Andrea Capocci, il manifesto

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