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INPS in tilt per il Bonus 600 euro alle partite Iva, il sito è collassato

In 8 ore, 339mila domande, 300 al secondo. Gli aventi diritto sono 5 milioni Cgil, Adl Cobas e i lavoratori dello spettacolo denunciano le prime esclusioni

Roberto Ciccarelli * • 2/4/2020 • Lavoro, economia & finanza, Salute & Politiche sanitarie, Welfare & Politiche sociali • 420 Viste

I limiti di un welfare categoriale: questa è stata la prova generale di quello che potrà accadere quando sarà erogato il cosiddetto «reddito di emergenza» a 3 milioni di persone. I problemi tecnologici sono il risultato di una questione sociale gravissima che va affrontata con strumenti di reddito e tutele universali e incondizionati

Il giorno del click è stato funesto per l’Inps. Eppure il presidente Pasquale Tridico si era sgolato per giorni nel tentativo di fermare la corsa all’indennità di 600 euro a marzo per oltre 5 milioni di lavoratori che hanno dovuto interrompere la loro attività a causa dell’emergenza «Coronavirus»: 3,6 milioni di artigiani e commercianti, 340mila partite Iva e co.co.co, 500 mila professionisti senza cassa, 660 mila lavoratori agricoli, 170 mila stagionali del turismo e 80 mila lavoratori dello spettacolo. «Non c’è un chi prima arriva meglio alloggia. Non c’è un ordine cronologico – ha detto Tridico – C’è un diritto acquisto in base ad un solo criterio per quanto riguarda gli autonomi in particolare. Essere stato un lavoratore autonomo fino al 23 di febbraio».

L’ASSALTO è iniziato già alla mezzanotte di mercoledì quando lo sciame digitale si è fatto massa e ha travolto la muraglia resistente di un sito possente che gestisce miliardi di operazioni. In poco meno di dieci ore sono stati in 339 mila a presentare una domanda al ritmo di 300 al secondo. Prima che avvenisse il crash alcuni utenti hanno denunciato clamorose anomalie. Cliccando e aggiornando compulsivamente le pagine, spulciando tra una tendina e una rubrica, si sono ritrovati negli account personali di altri, accedendo così a informazioni sensibili come indirizzi e numeri di cellulari. A quel punto Tridico ha ipotizzato «violenti attacchi hacker». Anche l’ospedale Spallanzani di Roma sarebbe stato bersagliato nelle ultime ore. «Questo data breach è un fatto gravissimo, siamo preoccupati» ha detto il garante per la privacy Antonello Soro.«Bisogna subito convocare il Copasir. Questi sciacalli vanno fermati» ha scritto su twitter il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. Tesi sostenuta dal presidente del consiglio Giuseppe Conte davanti ai leader di opposizione riuniti a Palazzo Chigi. Lo scontro è proseguito su twitter. Salvini ha rilanciato le proteste degli utenti nella sua arena. Conte che lo ha accusato di gettare benzina sul fuoco in un momento delicato dove dovrebbe essere in vigore l’unità nazionale. E ha puntato sulla spiegazione parallela, più probabile, per spiegare il crollo: «Abbiamo cento domande al secondo, questo crea qualche problema». Per Tridico il presunto attacco «non ha avuto effetti se non quello di rallentare e causare disfunzioni.. Il nostro sistema è molto sicuro».

IL COLLETTIVO Anonymous, o chi per lui, ha fatto la sintesi della giornata: «Il crash del sito Inps non è merito nostro, avete fatto tutto da soli». «È stato un errore indicare sul sito martedì che le domande sarebbero state accettate cronologicamente ed è stato un errore scrivere nel decreto che quando finiranno i soldi l’Inps sospenderà l’erogazione» ha spiegato il presidente del Civ dell’Inps, Guglielmo Loy. Il sito sarà aperto dalle 8 alle 16 per i patronati e i consulenti e dalle 16 alle domande elettroniche dei cittadini. La prenotazione delle domande proseguirà per tutto il mese, mentre il sussidio sarà versato a partire dal 15 aprile. In attesa che il bonus sia rifinanziato dal prossimo decreto di aprile.

LE DIFFICOLTÀ tecnologiche sono un riflesso di questa frammentazione sociale da cui sembra essere inevitabile l’esclusione di altre categorie. Per la Cgil «i lavoratori domestici, o quelli con collaborazione autonoma occasionale come i riders restano esclusi, come coloro che percepiscono le prestazioni del Fondo integrativo salariale, a differenza di quelli in cassa integrazione ordinaria o in deroga, non potranno ricevere gli assegni per il nucleo familiare». Un’altra denuncia è arrivata dai professionisti dello spettacolo-emergenza cultura e dal sindacato Adl Cobas secondo i quali «i lavoratori dello spettacolo sono stati esclusi dalla cassa integrazione in deroga a causa di un combinato disposto di alcune norme sul lavoro con contratto intermittente tramite cooperative». Sono i problemi di un Welfare selettivo e categoriale che hanno prodotto la frammentazione delle platee e delle prestazioni aggravate dall’immane crisi attuale. Una realtà acuita dalla gestione non universale dei sussidi erogati in queste ore.

È STATA LA PROVA generale di quello che potrà accadere quando sarà erogato il cosiddetto «reddito di emergenza» ad almeno 3 milioni di persone escluse dal bonus in distribuzione per le partite Iva e dalle casse integrazioni accreditate sui conti correnti dei lavoratori. Questo altro segmento del quinto stato degli invisibili potrebbe restare imprigionato in una giungla senza la possibilità di godere di una misura incondizionata che, tra l’altro, aiuterebbe a semplificare le procedure.

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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