Papa Francesco scrive a Mediterranea: grazie per quel che fate per i migranti

Migranti. Il pontefice risponde a una lettera di Luca Casarini, capomissione della ong dei centri sociali. Che replica: sono commosso e affascinato

Luca Kocci * • 12/4/2020 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 328 Viste

«Luca, caro fratello, sono vicino a te e ai tuoi compagni. Grazie per tutto quello che fate». Sono le parole che papa Francesco ha scritto di suo pugno e inviato a Luca Casarini, già leader delle Tute bianche e dei Disobbedienti, oggi capomissione di Mediterranea, la piattaforma di realtà della società civile che, attraverso la nave «Mare Jonio», soccorre i migranti nel mar Mediterraneo.

GIOVEDÌ scorso lo stesso Casarini aveva scritto una lunga lettera al pontefice. «Era una lettera molto personale, volevo ringraziarlo perché la sua preghiera solitaria in mezzo a piazza San Pietro vuota ha smosso in me diverse riflessioni», spiega Casarini al manifesto. «In particolare quelle parole “nessuno si salva da solo”, che è anche uno degli slogan di Mediterranea quando ci troviamo in mezzo al mare. Non immaginavo che mi rispondesse. Penso di essere stato un tramite, credo che volesse dare un segnale a Mediterranea e a tutti quelli che soccorrono i migranti in mare. Alcuni compagni e compagne storcono il naso perché c’è di mezzo la Chiesa. Ma io sono affascinato dalla figura rivoluzionaria, umanissima e trascendente, di Gesù. Mi pare che Bergoglio voglia ricordarci questo, e non sempre nella Chiesa è stato così».

IERI È ARRIVATA LA BREVE risposta di Francesco: «Luca, caro fratello, grazie tante per la tua lettera. Grazie per la pietà umana che hai davanti a tanti dolori. Grazie per la tua testimonianza, che a me fa tanto bene. Sono vicino a te a ai tuoi compagni. Grazie per tutto quello che fate. Vorrei dirvi che sono a disposizione per dare una mano sempre. Contate su di me».

NON È LA PRIMA VOLTA che il pontefice ha dei contatti con Mediterranea che, pur essendo un’organizzazione laica, è sostenuta anche da parrocchie e comunità di base. Nel luglio dello scorso anno, alla messa in Vaticano per ricordare il sesto anniversario del suo viaggio a Lampedusa – il primo viaggio di Francesco da poco eletto papa – c’era anche una delegazione dell’organizzazione umanitaria, con don Mattia Ferrari, il viceparroco di Nonantola (Mo) che ha partecipato ad alcune missioni della «Mare Ionio». E a dicembre, incontrando in Vaticano 33 profughi arrivati da Lesbo attraverso un corridoio umanitario e accolti dalla Santa sede in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, Bergoglio ha fatto installare davanti al Palazzo apostolico una croce che «indossa» un giubbotto di salvataggio di un naufrago, recuperato in mare e donato al papa proprio da Mediterranea.

«SONO GRATO A FRANCESCO perché ci sostiene – prosegue Casarini –. Ed è scomodo mettersi dalla parte dei migranti. Attraverso i migranti, che non sono persone che stanno ai margini ma alla frontiera, e sono sempre in procinto di essere respinti e riportati indietro, noi vediamo l’umano. Attraverso la loro storia, la loro sofferenza, i loro desideri e i loro sogni, noi vediamo la vera potenza dell’umano, che non è quella dei banchieri, ma di chi si mette in viaggio e affronta il deserto e il mare. Oggi, con la pandemia, ci troviamo in un territorio incerto, che apre tutte le possibilità, positive e negative: non è scontato quello che accadrà, non è scontata la risposta che diamo o l’idea che abbiamo del mondo che verrà». Se la «Mare Jonio» è ancorata a Licata in attesa di poter ripartire quando cesserà il lockdown, c’è un’altra nave, la «Alan Kurdi», della ong tedesca Sea-Eye, che vaga nel Mediterrano con 149 naufraghi a bordo e punta verso la Sicilia, dove le è stato vietato l’attracco perché, a causa dell’epidemia di Covid-19, i porti italiani, per decreto del governo, non sono più «porti sicuri».

«RIMANGO SBIGOTTITO da tale decisione», dice il missionario comboniano Alex Zanotelli. «È criminale rifiutarsi di accogliere rifugiati che fuggono dalla Libia dove sono imprigionati in lager e torturati. Hanno diritto di essere accolti come rifugiati. Questo decreto è contro le leggi e le convenzioni internazionali. Siamo tornati alla politica di Salvini? È questa la nostra umanità? È possibile che il coronavirus non ci abbia insegnato che siamo sulla stessa barca?».

INTANTO, DAL VATICANO, arriva un’altra notizia. L’elemosiniere pontificio cardinale Konrad Krajewski, quello che riattaccò «abusivamente» l’energia elettrica allo Spin Time occupato di Roma, ha inviato un bonifico di ventimila euro a don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro (Pt) che accoglie in chiesa oltre duecento giovani migranti africani, in passato pesantemente attaccato da Salvini e dai fascisti di Forza Nuova. Qualche settimana fa il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi (Fratelli d’Italia) aveva minacciato di «svuotare Vicofaro» per prevenire la diffusione del coronavirus a Pistoia. Quanti positivi ci sono fra i migranti di Vicofaro? Zero.

* Fonte: Luca Kocci, il manifesto

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